Anderlecht è fuori controllo, il ministro-sceriffo pure

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In fuga su una Citroën bianca dopo aver avuto pure il tempo di cambiare la targa della macchina. Scenari a metà tra l’Audace colpo dei soliti ignoti e fumettoni anni Settanta come La polizia chiede aiuto o Il cittadino si ribella. Ad Anderlecht, tuttavia, il cittadino non ha tempo di ribellarsi e chiede aiuto alle forze dell’ordine, che però scontano seri problemi di personale e mancanza di strategia. La polizia risponde come può, provando a placare il malcontento, mettendo al gabbio solo pesci piccoli, anzi piccolissimi (la Rtbf ci informa di un’operazione che avrebbe colpito un clan di albanesi dedito alla produzione e al traffico di cannabis). Nel fine settimana si è continuato a sparare, e anche nella notte tra lunedì e martedì. In totale, tre conflitti a fuoco in 24 ore, due a ridosso della stazione metro di Clemenceau e una a Saint Josse. Bilancio, un morto e un ferito.

Il fatto è avvenuto a soli 70 metri da un presidio di polizia. “Questo è un segno che questi bastardi non si fermeranno davanti a nulla. Dobbiamo continuare a occupare il terreno ma le forze in campo sono ampiamente insufficienti. Dobbiamo intensificare le indagini giudiziarie per smantellare le reti e coloro che muovono i fili”. Il commento alla Serpico è del borgomastro di Anderlecht, Fabrice Cumps, a poche ore dalla sparatoria di sabato scorso, avvenuta alle 21,30 (morto un ragazzo di 19 anni), il che smentisce pure la versione un po’ edulcorata secondo cui i conti si regolano comunque solo dopo la mezzanotte, quando tutti sono a nanna. A dormire, per ora, sono proprio le forze dell’ordine, particolare che lo stesso borgomastro non si fa sfuggire quando riconosce che il materiale umano a disposizione sul territorio è “ampiamente insufficiente”.

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Per i partiti che sostengono il governo di Bart De Wever, che avevano fatto della cifra securitaria il cavallo di battaglia in campagna elettorale, è una bella rogna, che fa il paio con le proteste dei sindacati che hanno avviato una mobilitazione iniziata con una manifestazione che il 13 febbraio ha bloccato Bruxelles, e proseguirà con uno sciopero generale il 31 marzo. Per ora vincono le parole: “È chiaro che servono misure più dure”, commenta il ministro dell’interno Bernard Quintin, che parla di “situazione inaccettabile”. A livello federale, si punta ad aumentare il numero di poliziotti nelle zone interessate nei quartieri a rischio e a migliorare il lavoro di intelligence. “Quello che conta però – assicura il ministro in modalità ispettore Callaghan – è che la paura deve cambiare campo”. Che non è proprio una dichiarazione rassicurante, se è vero che i malavitosi non hanno paura di nulla. Detta così, sa molto di La malavita attacca, la polizia risponde (film del 1977). È davvero quello che vuole il governo, rischiando di provocare nuovi e più diffusi focolai di violenza, stile banlieue parigine negli anni in cui Nicolas Sarkozy era ministro dell’interno? Se così fosse, il peggio, e non solo per le zone più pericolose, ma per l’intera Bruxelles, deve ancora venire. Certe dichiarazioni da toro del Bronx, insomma non aiutano. L’informazione locale, da par suo, continua a minimizzare. Lunedì la Rtbf, canale pubblico di lingua francofona, ha tentato, anche legittimamente, pur sfociando inevitabilmente nel patetico, di convincere il lettore che sì vabbè, le fusillades si moltiplicano a Bruxelles, facendo però presente che “il problema della violenza legata al traffico di droga non è unicamente bruxellese o belga, ma interessa tutto il continente europeo”. Alla faccia! Che è un po’ quando, dopo un 4 al compito di matematica, ci si giustificava con i genitori dicendo che anche i compagni di classe erano andati male.

Lungi dal pensare che l’informazione abbia una funzione educativa, mai avremmo pensato però che, per difendere l’indifendibile e sempre dunque nella necessità di ridimensionare la questione, la tivù nazionale avrebbe addirittura optato per una linea altamente diseducativa: così fan tutti. Fucilata comune, mezzo gaudio, insomma. E infatti, la Rtbf si preoccupa di spostare l’attenzione su quanto avviene in Francia e in Svezia (udite udite, la civilissima Svezia, modello eponimo del mito scandinavo: peccato che il primo ministro Ulf Kristersson abbia ammesso pochi giorni fa che il Paese è fuori controllo: 300 episodi di violenza nel 2024, 53 morti sparati nel 2023 e una media di 4 morti ammazzati da proiettili per ogni milione di abitanti, la media Ue è di 1,6). Giusto per rassicurare che anche a Bruxelles (Capitale del Belgio, sede Ue e sede Nato) il problema è il ciaffico.

Aggiornato il 19 febbraio 2025 alle ore 09:59



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