L’ovazione della Camera, il silenzio – «sereno» – del Colle. Proprio come aveva fatto quattro giorni fa, il Quirinale sceglie di non rispondere alle nuove provocazioni di Mosca. Condite stavolta dall’offensiva di un gruppo hacker filorusso contro siti italiani.
A mettere nel mirino il capo dello Stato è ancora una volta lei, Maria Zakharova, braccio “armato” della propaganda putiniana. Che venerdì aveva accusato Sergio Mattarella di «invenzioni blasfeme», mettendo in bocca al presidente un’equiparazione in realtà mai avvenuta tra la Russia di Putin e il terzo Reich. Ieri la portavoce del ministero degli Esteri del Cremlino è tornata all’attacco: l’intervento di Mattarella a Marsiglia, in cui il capo dello Stato metteva in guardia dai rischi delle nuove «guerre di conquista», «non può e non sarà mai lasciato senza conseguenze», avverte Zakharova.
IL SILENZIO
Parole che a Roma suonano come una minaccia, neanche tanto velata. E che scatenano, per la seconda volta in pochi giorni, l’indignazione della politica, seppur con qualche distinguo di M5S e Lega. Con Carlo Calenda e la dem Alessandra Moretti che chiedono al governo di convocare l’ambasciatore russo nella Capitale. Al Quirinale, invece, le frasi vengono lette mentre il presidente è in partenza per il Montenegro, dove nel tardo pomeriggio di ieri Mattarella si reca in visita ufficiale e incontra i connazionali di Podgorica («siamo non separati ma uniti dall’Adriatico», il saluto del presidente). La reazione? Il silenzio. «Nessun commento», è la linea che filtra dal Colle. Che nei giorni scorsi aveva invitato a rileggere il discorso di Marsiglia, evidentemente male interpretato (in mala fede?), e descritto il presidente come assolutamente «sereno» di fronte agli attacchi di Mosca.
Un silenzio che però si spiega, oltre che con la «tranquillità» di chi sa di non aver oltrepassato i confini di quella che era una riflessione sul passato e sul presente, anche con una scelta precisa. Quella di «gettare acqua sul fuoco». E proprio questa cautela condivisa dal Colle con il ministero degli Esteri e è alla base della decisione di non convocare alla Farnesina l’ambasciatore russo Alexey Paramanov. Almeno per il momento. Nonostante le opposizioni chiedano un segnale forte e nonostante qualcuno, anche nell’esecutivo, ritenga che delle reazioni al nuovo affondo russo «ci dovranno essere». No: la linea è quella della massima prudenza, per evitare di infuocare ulteriormente il clima in un frangente delicato, con il summit di Parigi in corso e le trattative in Arabia al via oggi. Per quanto, viene rimarcato nel rispetto dei ruoli, la decisione di convocare o meno l’ambasciatore «spetta al ministero degli Esteri», e a nessun altro.
I DISTINGUO
Alla Camera, intanto, l’emiciclo tributa una standing ovation di solidarietà a Mattarella. «Tutti devono sapere che l’Italia si riconosce nelle sue istituzioni e che è sempre unita nel difenderle di fronte a minacce esterne», è la difesa dei capigruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami e Lucio Malan. Per il Pd, dall’Aquila, interviene anche Elly Schlein: «Provocazioni e minacce inaccettabili, il Paese è con lui», dice la segretaria dem. Netta anche la difesa di Forza Italia («atteggiamento folle della Russia – tuona Raffaele Nevi – ogni esternazione contro il nostro capo dello Stato è un attacco all’Italia e alla sua democrazia») e di Noi Moderati con Mara Carfagna (« quest’offensiva ci riguarda tutti, spero in una risposta comune e inequivocabile»). Toni non dissimili da Azione, Avs e Italia viva. E se la Lega si limita a «ribadire la solidarietà a Mattarella» (quattro giorni fa Matteo Salvini era stato l’unico leader a non intervenire in difesa del capo dello Stato), il distinguo stavolta arriva dai Cinquestelle. «Abbiamo espresso solidarietà al presidente Mattarella», premette il capogruppo Riccardo Ricciardi, ma «avremmo evitato» il passaggio del discorso sul Terzo Reich perché «dà la leva alla narrazione che da due anni si sta facendo in questo Paese e in Europa, che giustifica il continuo invio di armi». Seguono scintille.
Intanto è attesa in procura a Roma una prima informativa della polizia postale sugli attacchi hacker del gruppo filorusso NoName057, che ieri hanno colpito una ventina di siti italiani nel settore bancario e dei trasporti, senza conseguenze. Rivendicando l’attacco, i NoName citano le dichiarazioni di Mattarella, che definiscono «russofobo». Chissà che non sia già questa un’avvisaglia di quelle «conseguenze» minacciate dal Cremlino.
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