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Hamas pronta a liberare tre uomini: della famiglia Bibas c’è solo il padre

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di
Greta Privitera

Solo il padre Yarden nella lista, fuori anche la moglie Shiri. Dei due figli piccoli non si sa nulla. E Netanyahu riapre il valico di Rafah

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Ariel e Kfir sono nati due volte. La prima volta dalla madre, Shiri. La seconda il 7 ottobre, diventando i figli di ogni famiglia d’Israele. Nelle ore della mattanza, un gruppo di terroristi di Hamas entra nella villetta della famiglia Bibas, nel kibbutz Nir Oz, a sei chilometri da Gaza. Devasta ogni stanza della casa e cattura il padre Yarden, la moglie e i due bambini. Muthana Najjar — un giornalista della Striscia poi scappato in Egitto — segue i terroristi con il cellulare. Trasmette in diretta il rapimento dei più piccoli ostaggi portati al di là del confine — hanno 4 anni e 9 mesi — mostrando al mondo fino a che punto può arrivare il male.

Quando Hamas ha consegnato la lista dei nomi dei tre uomini che usciranno questa mattina nell’ambito dell’accordo di tregua in cambio di 183 detenuti palestinesi, nella piazza degli ostaggi, a Tel Aviv, la paura delle paure è diventata quasi reale. Quella lista mozza potrebbe essere la convalida che Shiri, Ariel e Kfir sono tra gli otto ostaggi morti di Hamas. «Ma l’esercito non ha confermato nulla», sottolinea Rebecca Geller, del Forum delle famiglie. Come a difendere ogni appiglio rimasto contro la disperazione.




















































Pronti a lasciare l’inferno ci sono Ofer Kalderon, rapito da kibbutz Nir Oz con i due figli Sahar ed Erez che sono stati liberati a novembre del 2023 durante la prima tregua; Keith Siegel, con cittadinanza anche americana, preso dal kibbutz Kfar Azza insieme a sua moglie Aviva, anche lei liberata a novembre; e, infine Yarden Bibas, da quindici mesi tenuto separato dalla famiglia. «Diteci qualcosa dei Bibas», ha chiesto due giorni fa Daniel Hagari, il portavoce di Tsahal, le Forze di difesa israeliane. Da subito, dal novembre 2023, si teme per il destino della famiglia diventata il simbolo della battaglia per gli ostaggi.

Passa solo un mese dal loro rapimento che Hamas afferma: «Madre e bambini sono stati uccisi dalle bombe israeliane». Pubblicano anche un video in cui Yarden, il padre, incolpa Netanyahu. Israele rimanda al mittente. Terrore-speranza-terrore: le (dis)informazioni sul destino dei Bibas diventano arma di guerra e tormentano un’intera nazione. Se l’esercito nemmeno oggi conferma l’uccisione dei tre rimasti a Gaza, da Tel Aviv ci raccontano che i parenti sarebbero stati allertati: i timori di questi giorni potrebbero essere fondati. Gli indizi non fanno sperare. Shiri, Ariel e Kfir sarebbero dovuti uscire nel primo accordo di tregua, quando hanno lasciato la Striscia madri e figli. Oppure, sarebbero dovuti essere i primi ostaggi liberati in questo secondo cessate il fuoco, dove la priorità è stata data alle donne civili: Ariel e Kfir sono gli unici bambini israeliani rimasti nella Striscia.

In queste ore in cui la realtà sta per inghiottire ogni speranza, tornano a circolare video e foto del loro rapimento. Nessuno dimentica Shiri, spaventata a morte fuori da casa, mentre stringe tra le braccia i suoi bambini, proteggendoli con una trapunta grigia a pois bianchi, come fosse uno scudo d’acciaio tra loro e l’orrore. Così come rimangono nella memoria di tutti le piccole teste rosse che spuntano da quella coperta: gli occhi spalancati, gli sguardi spaesati. «Il nostro Yarden tornerà domani, siamo tutti emozionati, ma Shiri e i bambini sono ancora là. Proviamo emozioni contrastanti. Sono giorni complessi», dice la famiglia che ringrazia per tutto il sostegno: in molti indossano magliette rosse come i capelli dei bambini.

Ieri, la madre dell’ex ostaggio Emily Damari ha scritto su X che Hamas avrebbe nascosto la figlia nelle strutture dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che si occupa di fornire assistenza umanitaria ai profughi palestinesi a cui da giovedì è vietato operare in Israele. «Le hanno sparato due volte e le hanno negato l’accesso alle cure mediche», ha detto la donna. Intanto, mentre Israele starebbe trattando con Hezbollah uno scambio di ostaggi per liberare Elisabeth Tsurkov, una giornalista israelo-russa presa in Iraq nel 2023, sempre il governo di Netanyahu ha approvato l’apertura per oggi del valico di Rafah, tra Gaza ed Egitto. Ogni giorno dovrebbero passare 300 malati e feriti, con la supervisione dei 18 membri della missione europea Eubam. Tra loro ci sono anche i carabinieri italiani e i militari di Spagna e Francia.

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