Università, la ministra Bernini: «Stop agli scambi con Israele? Sbagliatissimo». E gli studenti presentano il fantoccio di un asino al Senato

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Organizzato un convegno a Palazzo Madama dedicato al mondo accademico. Fuori dall’aula gli universitari protestano: «Bugie»

Prende le distanze la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, dalla decisione dell’Università di Torino di interrompere la collaborazione con l’Università israeliana Ben Gurion di Be’er Sheva, che include anche la sospensione dei progetti di mobilità per studenti e docenti. «Trovo assolutamente sbagliatissima questa scelta. L’università deve essere un luogo di apertura e inclusione, non di esclusione e chiusura», ha dichiarato nel corso di un convegno al Senato dedicato all’università. Il riferimento è alla mozione degli studenti approvata ieri nell’ateneo torinese per chiedere la sospensione della cooperazione con l’università israeliana per via dei suoi legami con le principali aziende produttrici di armamenti.

La Russa: «Università a rischio esclusione»

Anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso preoccupazione, ma in un discorso generale e senza citare direttamente la questione dell’Università di Torino. «C’è un rischio serio: che l’università, invece di essere un luogo di inclusione, diventi uno spazio di esclusione, dove pochi impongono il silenzio agli altri. È un pericolo concreto che abbiamo già visto in passato e che va fermato sul nascere», ha dichiarato. La Russa ha poi ricordato le tensioni degli anni ‘70, quando l’università, a suo avviso, «divenne un ambiente chiuso». E ha aggiunto: «Non accadrà nella stessa forma, ma il pericolo esiste. È fondamentale contrastarlo attraverso il confronto e il rispetto delle opinioni diverse, purché espresse con serietà e buona fede».

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La protesta degli studenti: «Ministra somaro e false promesse»

Mentre Bernini difendeva la libertà accademica in Senato, fuori da Palazzo Madama gli studenti del collettivo Cambiare Rotta hanno iniziato a manifestare contro la sua riforma dei ricercatori. In segno di protesta, è apparo un asino di cartapesta provocatoriamente associato alla ministra. Gli studenti contestano la riforma della ministra Bernini sui contratti di ricerca. Pur avendo annunciato nei giorni scorsi la possibile sospensione dell’iter della riforma, la ministra non ha ritirato ufficialmente il provvedimento, e questo suscita la sfiducia degli studenti. «Non possiamo credere che l’iter si fermerà davvero. Abbiamo imparato a conoscere la ministra per le sue grandi menzogne», hanno dichiarato gli studenti in protesta. «Non ci fidiamo delle false promesse».

Bernini: «Con noi numeri record»

Dal canto suo, Bernini ha difeso in aula l’operato del ministero e i numeri della sua gestione. «Garantiamo massima libertà di pensiero e siamo favorevoli alla protesta, purché pacifica», ha affermato. «Questo è un anno record per gli atenei: abbiamo stanziato 9,4 miliardi di euro, con un aumento di 336 milioni. Abbiamo sbloccato e finanziato i contratti di ricerca e vogliamo fare ancora di più. Il numero di immatricolati e di professori è in crescita. I problemi esistono. Per questo, abbiamo dato più fondi alle università e cercato di trasformare l’ubriacatura finanziaria del Pnrr in una spesa strutturale di investimento». Stando ai dati elaborati da Anvur, Mur e Istat, i finanziamenti agli atenei nel FFO – ovvero la principale fonte di soldi pubblici indirizzata al mondo accademico – sono cresciuti negli anni. Si è passati «da 7,4 miliardi nel 2019 a 9,4 miliardi» nel 2025. A questi si aggiungono le risorse del Pnrr: «Tra il 2022 e il 2026 sono stati distribuiti più di 11 miliardi €, più di 2 miliardi € all’anno». E gli studenti esonerati rispetto agli iscritti sono aumentati esponenzialmente.

Gasparri contro le università telematiche

Durante il convegno il senatore Maurizio Gasparri ci ha tenuto invece a muovere una dura critica nei confronti delle università telematiche. «Sono un sostenitore della tecnologia, ma l’apprendimento online mi convince poco. L’università è scambio, confronto, e questo è insostituibile», ha dichiarato. «Troppi guadagni per troppe università telematiche corrispondono a una qualità del sapere inversamente proporzionale».



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