per aumentare l’efficienza aziendale occorre valorizzare il capitale umano

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“Le aziende devono bilanciare la digitalizzazione dei processi lavorativi con la necessità di preservare e valorizzare il capitale umano. La digitalizzazione può aumentare l’efficienza operativa a patto che sia implementata evitando di compromettere il valore e il benessere dei dipendenti. Questo pone alle imprese una grande sfida che riguarda la cultura aziendale”. Il Ministro del Lavoro del Governo Prodi, Cesare Damiano, anticipa a IPSOA Quotidiano i temi al centro del suo intervento al 14° Forum One LAVORO, dedicato a “Sicurezza e Innovazione, le sfide del 2025 per il lavoro”, che si svolge a Modena e in live streaming

Si svolge a Modena il 14° Forum One LAVORO, dedicato a “Sicurezza e Innovazione, le sfide del 2025 per il lavoro”, organizzato da Wolters Kluwer in collaborazione con Dottrina Per il Lavoro. Il Ministro del Lavoro del Governo Prodi, Cesare Damiano, anticipa a IPSOA Quotidiano i temi al centro del suo intervento.

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Quali sono le principali sfide etiche e legali che i datori di lavoro devono affrontare nell’implementazione dell’intelligenza artificiale nella gestione del personale?

Intorno allo sviluppo delle intelligenze artificiali stiamo assistendo a processi davvero caotici. Da un lato, registriamo il crescere di una situazione di mercato che, nelle valutazioni di molti esperti, potrebbero condurre all’implosione di una bolla come quella delle Dot-com della fine degli anni 90. Dall’altra, osserviamo veri e propri scontri politici tra giganti come Usa, Cina ed Europa. È davvero difficile immaginare dove ci condurrà tutto questo. Sul piano etico, l’approccio regolativo dell’Unione europea, sancito nell’AI Act, ci dà qualche rassicurazione in merito agli effetti delle intelligenze artificiali sull’universo del lavoro. Al tempo stesso ci inquieta il fatto che queste tecnologie siano nelle mani di Cina e Stati Uniti.

Nelle analisi degli esperti, le questioni etiche che riguardano intelligenza artificiale e lavoro sono, in linea di massima, mancanza di trasparenza e controllo, privacy e sicurezza dei dati, vuoto di giudizio e responsabilità umane nelle relazioni tra impresa e dipendenti. Ebbene, l’AI Act ha introdotto norme specifiche per la tutela dei lavoratori in merito a trasparenza dei processi e delle decisioni, protezione dei diritti e formazione obbligatoria. L’IA non deve piombare dall’alto sulla vita di chi lavora senza che i datori si assumano l’obbligo di coinvolgere attivamente i dipendenti nei processi decisionali, dargli modo di comprendere rischi e benefici, ascoltarne le preoccupazioni.

Ovviamente, a livello nazionale, le Istituzioni devono assumersi le proprie responsabilità nell’implementazione tempestiva della normativa e nell’accensione del necessario dialogo sociale.

Un ruolo importante di regolazione lo può svolgere la contrattazione, nei contratti nazionali e aziendali.

Quali competenze devono acquisire i lavoratori per adattarsi efficacemente a un ambiente lavorativo che incorpora sempre più strumenti basati sull’intelligenza artificiale?

Ovviamente, non esiste una risposta univoca. Molto dipende dalla natura dell’organizzazione del lavoro e dalla mansione. Vi sono attività ad alta intensità tecnologica, ed altre per le quali non è così.

Voglio sottolineare, in primo luogo, che quella delle competenze è, oggi, una questione centrale per il lavoro. Come indicato nel Rapporto Draghi sulla competitività dell’Unione europea, l’acquisizione di nuove competenze, in un processo di Life Long Learning, sono uno strumento per mantenere efficiente una popolazione lavorativa che invecchia. E, al tempo stesso, per sostenere la nostra competitività nei confronti di Cina e Usa.

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Detto questo, la varietà di competenze delle quali i lavoratori devono entrare in possesso è assai vasta e declinata sui settori produttivi e sulle mansioni. Quelle strettamente tecniche, di natura informatica, gestione dei dati, comprensione dei modelli di IA. Vi sono, poi, quelle cognitive, la capacità di esercitare il pensiero critico, il problem solving, la creatività. Quelle trasversali, come comunicazione e collaborazione, apprendimento continuo, esercizio dell’intelligenza emotiva.

Ciò rende necessario un impegno intenso da parte delle imprese, con il supporto della contrattazione, per costruire un ambiente di apprendimento continuo e adeguato.

Questo, anche utilizzando la funzionalità stessa dell’intelligenza artificiale per la creazione di percorsi di personalizzazione dell’esperienza di apprendimento. Il datore deve accrescere la propria abilità nel riconoscere e nell’adattarsi alle esigenze individuali, offrendo percorsi formativi che rispondano agli obiettivi di sviluppo personale e professionale.

In che modo le aziende possono bilanciare l’automazione dei processi lavorativi con la necessità di preservare e valorizzare il capitale umano?

In primo luogo, rendendosi conto che, al contrario dei lavoratori, l’IA è un “utensile”. Sofisticato ma impostato in base ai parametri assegnati da chi lo commissiona a chi la progetta e realizza.

Le aziende hanno il dovere, che è anche un’opportunità che è necessario cogliere per conseguire dei risultati utili, di bilanciare la digitalizzazione dei processi lavorativi con la necessità di preservare e valorizzare il capitale umano. La digitalizzazione può aumentare l’efficienza operativa a patto che sia implementata evitando di compromettere il valore e il benessere dei dipendenti. Questo pone alle imprese una grande sfida che riguarda la cultura aziendale.

Perciò, insisto sulla necessità di investire nella formazione continua. Ma non solo. È necessario attuare policy che agevolino l’equilibrio tra vita privata e lavoro: penso a un’opportuna flessibilità oraria, alla promozione dello smart working e del welfare aziendale e a tutto quanto contribuisca a migliorare il benessere dei dipendenti. Da questo dipende un’integrazione della digitalizzazione, non solo di natura meccanica, ma che accresca la soddisfazione lavorativa e, perciò, la produttività complessiva.

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Facciamo alcuni esempi. Da tempo abbiamo sostenuto e teorizzato l’idea del “cantiere digitale”. Oggi, per fortuna, esistono già alcune sperimentazioni. Tra queste quella contenuta in un ottimo e innovativo accordo sindacale siglato in applicazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro di Energia e Petrolio stipulato da Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil con Saipem, che prevede l’utilizzo di strumentazioni di Intelligenza Artificiale

Sta decollando un’altra sperimentazione che prevede l’utilizzo di una web app per smartphone, destinata anche ad aziende di piccola dimensione, che consente al lavoratore, in diverse lingue, di avere a disposizione e di poter visionare la propria documentazione relativa alla sicurezza e la segnalazione relativa al fatto che il lavoratore utilizzi effettivamente i Dispositivi di Protezione Individuale.

E’ stata inoltre avviata una ricerca di un prototipo di casco che contiene dei sensori che rilevano i gas tossici.

Lo sviluppo tecnologico ha ideato dispositivi ergonomici (da indossare) che hanno l’obiettivo di alleggerire la fatica del lavoratore, ad esempio, durante la movimentazione manuale dei carichi: il cosiddetto esoscheletro.

Ancora, di recente è stato presentato il progetto di un indumento realizzato con un particolare materiale che, indossato dal lavoratore a contatto con la pelle, è in grado di monitorare i parametri dello stato di salute, come la temperatura corporea.

Naturalmente, va sottolineato che l’utilizzo di questa strumentazione deve essere attivato con accordi sindacali che tutelino la privacy come previsto dallo Statuto dei lavoratori e dalle più recenti normative.

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