L’editoriale/ Le elezioni in Germania e il futuro dell’Europa

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Quando, tra pochi, giorni, molti paesi del mondo staranno spensierati festeggiando il Carnevale, nel cuore dell’Europa si terrà un voto il cui esito potrebbe avere effetti rilevanti e drammatici, anche ben oltre i suoi confini nazionali. Facciamo riferimento, è chiaro, alle elezioni federali tedesche, programmate per il 23 febbraio prossimo. Un turno elettorale molto particolare già nella sua origine. Si tratta di elezioni anticipate: quasi una regola, per paesi come il nostro, ma al contrario una vera e propria eccezione per uno stato che ci ha abituati a estrema stabilità. Basti pensare, per esempio, che negli ultimi 43 anni in Germania si sono alternati solo 12 governi (in pratica, uno per legislatura) e addirittura quattro cancellieri, con i notabili casi di Helmut Kohl e Angela Merkel, che hanno servito, ciascuno, per ben 16 anni. Oltre a ciò, il prossimo turno elettorale tedesco ci interessa soprattutto per le sue conseguenze. In meno di un anno, sono state rinnovate sia le istituzioni europee sia l’amministrazione statunitense. E, come risultato, l’Unione europea appare molto più isolata.
Per quanto riguarda le future sfide internazionali, ci troviamo innanzitutto di fronte al pericolo di guerre commerciali, dovute alla possibile introduzione di nuovi dazi da parte di Donald Trump; inoltre, si fa dirimente la necessità di recuperare materie prime e fonti energetiche fondamentali per la produzione, in alternativa anche a quelle fornite fino a pochi anni fa dalla Russia.

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Senza dimenticare la sfida della decarbonizzazione, che molti costi sta già richiedendo alle tasche degli elettori europei, e il necessario coinvolgimento europeo nella gestione della guerra in Ucraina e nella successiva fase di ricostruzione. Come se questo non bastasse, non meno importanti risultano le sfide interne, prima tra tutte quella di arginare le spinte dei movimenti antieuropeisti ed euroscettici. I quali, in caso di successo, altro non farebbero che indebolire ancora di più il nostro continente. Sono tutti temi che condizionano proprio la campagna elettorale tedesca. E che, a loro volta, dai risultati delle urne saranno poi influenzati.

Molti si aspettano la definitiva esplosione dell’Alternative fur Deutschland (AfD), il partito di destra e nazionalista che, alle ultime elezioni europee, aveva raggiunto la considerevole cifra del 15,9% dei consensi e che alle seguenti elezioni regionali in Turingia, lo scorso settembre, aveva addirittura superato quota 30%. Gli attuali sondaggi danno la proporzione di voti di questa forza ben oltre il 20%: una misura forse insufficiente per entrare in una coalizione di governo, ma di converso abbastanza alta da modificare l’agenda politica del vincitore. Infatti, il partito del candidato cancelliere favorito, Friedrich Merz dell’Unione (Cdu/Csu), ha già trovato convergenza in Parlamento con AfD su alcune mozioni anti-immigrazione. Non certo un buon viatico per il futuro del paese. Del resto, dopo due anni di recessione, l’umore dell’elettorato tedesco non è esattamente ai massimi storici. A farne le spese dovrebbe essere la Spd dell’attuale cancelliere Olaf Scholtz, il cui obiettivo più ambizioso non potrà che essere solo quello di formare l’ennesima Grosse Koalition con la Cdu/Csu.

Qualunque cosa accada, mai come in questo periodo la Germania arranca, tanto dal punto di vista economico e industriale quanto da quello politico. Non serve, non foss’altro che per scaramanzia, ricordare cause e conseguenze delle elezioni che, poco più di cento anni fa, portarono alla nascita della Repubblica di Weimar. Tuttavia, è indubbio che, ancora una volta, le sorti dell’Europa dovranno passare da Berlino. Il fatto che, in questa fase, il nostro paese possa emergere come leader e punto di riferimento in Europa non può farci sperare in una Germania debole. Che è invece l’interesse principale di molte potenze straniere. Le quali, non a caso, tanto tempo e risorse stanno dedicando a questi ultimi giorni di campagna elettorale.

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