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di Marco Palombi
Sembra il titolo di un fumetto di Topolino, con Zio Paperone che riscontra un ammanco nel suo famoso deposito di monete nel quale suole tuffarsi “come un pesce baleno”.
Invece è uno scenario reso plausibile dalla richiesta del Senatore Rand Paul al DOGE di verificare se le riserve auree degli USA fossero ancora fisicamente presenti a Fort Knox.
Ed ora immaginiamo per un attimo che non fossero presenti. O, almeno, che non fossero tutte presenti.
Ci sarebbero tre scenari possibili, di cui due antagonisti (sarebbe il Mondo a scegliere) e un altro, sul fronte interno, “scontato”.
Primo scenario: crollo del dollaro
In questo primo scenario, se le riserve auree di Fort Knox risultassero mancanti o significativamente ridotte, le conseguenze sarebbero gravi e di vasta portata, influenzando i mercati finanziari, il dollaro statunitense, la fiducia globale nella solidità economica degli Stati Uniti e, potenzialmente, la stabilità geopolitica.
La fiducia nel sistema monetario statunitense verrebbe immediatamente compromessa.
Le riserve auree, pur non essendo più la base del dollaro dal 1971, restano un pilastro della credibilità finanziaria degli Stati Uniti. Se un audit ufficiale rivelasse che le scorte d’oro sono scomparse o significativamente ridotte rispetto alle dichiarazioni ufficiali, la percezione globale della stabilità economica americana subirebbe un colpo devastante. La conseguenza immediata sarebbe una crisi di fiducia nel Dipartimento del Tesoro e nella Federal Reserve, con un impatto diretto sui mercati finanziari, accompagnato da una fuga di capitali e da una domanda crescente di riserve alternative come oro fisico, Bitcoin e valute straniere.
Il dollaro, nonostante sia una valuta fiat, si regge ancora sulla fiducia internazionale nelle istituzioni statunitensi. Se Fort Knox fosse vuoto o contenesse molto meno oro del dichiarato, ci sarebbe un’inevitabile vendita panico della valuta americana, aggravata dal crollo della fiducia nel sistema finanziario USA.
La perdita di credibilità costringerebbe il governo americano a intervenire con misure straordinarie, tra cui una possibile stampa massiccia di moneta per sostenere il mercato obbligazionario, con il rischio di iperinflazione. I mercati si orienterebbero rapidamente verso asset più sicuri, facendo schizzare il prezzo dell’oro e incentivando una corsa verso altre riserve di valore. La Cina, la Russia e gli altri paesi BRICS potrebbero accelerare i processi di de-dollarizzazione, promuovendo circuiti finanziari alternativi per ridurre la dipendenza dal sistema occidentale.
L’effetto domino si estenderebbe all’economia globale, considerando che il dollaro è la principale valuta di riserva e di scambio commerciale. Una scoperta di questa portata potrebbe scatenare un crollo delle borse statunitensi, seguito da una crisi finanziaria globale simile, se non peggiore, a quella del 2008.
I titoli del Tesoro USA, che ammontano a oltre 34 trilioni di dollari, potrebbero essere liquidate rapidamente da investitori internazionali, facendo impennare i tassi di interesse e rendendo insostenibile il debito federale. Il valore del dollaro crollerebbe, mentre le economie emergenti cercherebbero di sganciarsi definitivamente dal sistema basato sulla valuta statunitense.
Le ripercussioni interne sarebbero altrettanto devastanti. Il governo degli Stati Uniti si troverebbe sotto una pressione politica senza precedenti, con indagini a tutti i livelli per individuare responsabilità e possibili atti di frode o cattiva gestione. La fiducia nelle istituzioni finanziarie verrebbe gravemente compromessa, portando a richieste di dimissioni di funzionari di alto livello e, potenzialmente, anche a impeachment. Movimenti populisti e anti-governativi potrebbero guadagnare terreno, alimentando il malcontento sociale e la sfiducia nel sistema.
Sul piano geopolitico, la rivelazione della mancanza di riserve auree ridurrebbe drasticamente la capacità degli Stati Uniti di esercitare influenza economica a livello globale. Cina e Russia potrebbero richiedere un audit indipendente sulle riserve detenute dalla Federal Reserve Bank of New York e in altre località. Le banche centrali straniere, temendo il collasso del dollaro, potrebbero accelerare la liquidazione dei Treasury Bonds, riducendo ulteriormente il potere finanziario degli Stati Uniti. Il sistema del petrodollaro potrebbe subire un colpo fatale, favorendo la transizione verso un sistema multilaterale basato su un paniere di valute.
Una simile rivelazione sarebbe uno dei più grandi scandali finanziari della storia, scatenando una corsa globale verso asset reali come oro, argento, immobili e Bitcoin. Il sistema economico mondiale subirebbe un riassetto profondo, potenzialmente segnando la fine dell’egemonia del dollaro e accelerando la transizione verso un ordine finanziario multipolare. Se ciò dovesse accadere, le ripercussioni potrebbero essere persino più gravi della crisi finanziaria del 2008, avviando il declino definitivo dell’egemonia economica statunitense.
Secondo Scenario: lo abbiamo fatto apposta
In questo scenario, le riserve auree di Fort Knox sarebbero state deliberatamente ridotte o fatte sparire come strategia per depotenziare la corsa all’oro delle altre potenze
Questo sarebbe frutto di una sofisticata manovra geopolitica e finanziaria.
Il ragionamento sarebbe chiaro: se l’oro non c’è più, allora il suo valore come bene rifugio diventa secondario rispetto alla supremazia strutturale del dollaro nel commercio internazionale.
Il paradosso del dollaro emerge con forza: nonostante la fine della convertibilità aurea nel 1971, il dollaro ha mantenuto il suo primato perché oltre il 60% delle riserve valutarie mondiali sono detenute in biglietti verdi, e circa l’80% delle transazioni globali continua a essere denominato in dollari. Il mercato obbligazionario statunitense è il più liquido al mondo, rendendo il dollaro il perno della stabilità finanziaria globale, mentre il sistema del petrodollaro garantisce che le principali risorse energetiche continuino a essere scambiate nella valuta americana. In questo contesto, se il governo USA fosse consapevole da tempo della mancanza di riserve auree, la sua strategia non sarebbe quella di negarlo, ma di dimostrare che non è necessario. Il messaggio sarebbe inequivocabile: se il dollaro funziona senza un sottostante aureo, l’oro è superfluo.
Questa rivelazione potrebbe destabilizzare la strategia di accumulo di riserve auree portata avanti da Cina e Russia per proteggersi dalla volatilità del dollaro e promuovere la dedollarizzazione. Se gli Stati Uniti lasciassero trapelare la notizia che Fort Knox è vuoto, il mercato potrebbe riconsiderare il ruolo dell’oro come alternativa monetaria. I paesi che hanno puntato tutto sulle riserve auree si troverebbero con asset il cui valore strategico verrebbe ridimensionato. Il mercato dell’oro potrebbe attraversare un periodo di volatilità estrema, con un’impennata dei prezzi seguita da un possibile crollo pilotato da Washington per ridurre l’attrattiva di questo asset.
Questa rivelazione potrebbe destabilizzare la strategia di accumulo di riserve auree portata avanti da Cina e Russia per proteggersi dalla volatilità del dollaro e promuovere la dedollarizzazione. Se gli Stati Uniti lasciassero trapelare la notizia che Fort Knox è vuoto, il mercato potrebbe riconsiderare il ruolo dell’oro come alternativa monetaria. I paesi che hanno puntato tutto sulle riserve auree si troverebbero con asset il cui valore strategico verrebbe ridimensionato. Il mercato dell’oro potrebbe attraversare un periodo di volatilità estrema, con un’impennata dei prezzi seguita da un possibile crollo pilotato da Washington per ridurre l’attrattiva di questo asset.
Tuttavia, questa strategia si regge sulla realtà del mercato finanziario globale: il dollaro non è sostenuto dalla fiducia cieca, ma dalla sua funzione insostituibile come valuta di scambio e riserva. Il sistema americano rimane dominante perché nessuna alternativa è in grado di sostituirlo nell’immediato.
Le economie emergenti dovrebbero prima rendersi conto che le loro valute basate sull’oro non garantiscono i vantaggi sperati e, successivamente, costruire un sistema competitivo, il che richiederebbe un volume di scambi sufficiente a renderle credibili. Tuttavia, dato che il dollaro continua a essere la valuta preferita per le transazioni globali, questo stesso periodo di transizione non farebbe altro che rafforzare la sua sovranità, consolidandone ulteriormente il ruolo di pilastro del commercio e della finanza internazionale.
La liquidità, la profondità e l’interoperabilità del sistema finanziario statunitense garantiscono che la transizione verso un mondo senza dollaro sia un’illusione più che una minaccia concreta. Quando le economie emergenti comprenderanno che l’oro, senza un sistema finanziario credibile attorno, è solo un metallo, il dollaro avrà consolidato ulteriormente il suo ruolo, dimostrando che la sua egemonia non è basata sulle riserve auree, ma sulla capacità degli Stati Uniti di garantire la centralità del proprio sistema finanziario nel mondo.
Terzo scenario, “e comunque…”
Se le riserve auree di Fort Knox risultassero mancanti e fosse accertato che amministrazioni passate hanno consapevolmente permesso o facilitato la loro sparizione, le conseguenze legali e politiche sarebbero senza precedenti. I funzionari coinvolti potrebbero affrontare accuse di tradimento, oltre a reati finanziari e cospirativi di massima gravità.
Negli Stati Uniti, il reato di tradimento è definito dall’Articolo III, Sezione 3 della Costituzione, che stabilisce che il tradimento consiste esclusivamente nel “muovere guerra agli Stati Uniti o nell’aderire ai loro nemici, prestando loro aiuto e conforto”. Affinché un’accusa di tradimento sia sostenibile, dovrebbe essere dimostrato che gli ufficiali responsabili abbiano agito deliberatamente contro gli interessi nazionali e che le loro azioni abbiano favorito una potenza straniera a discapito della sicurezza economica degli Stati Uniti.
Se l’oro scomparso fosse stato venduto, trasferito o dato in garanzia a un governo estero come la Cina, la Russia o l’Arabia Saudita, le accuse di tradimento potrebbero essere perseguite con l’argomentazione che tali atti hanno compromesso la sovranità finanziaria americana e rafforzato gli avversari geopolitici. Tuttavia, dimostrare un’intenzionale cospirazione sarebbe estremamente complesso. Se emergesse che si è trattato di negligenza piuttosto che di un tradimento deliberato, i funzionari coinvolti potrebbero essere accusati di appropriazione indebita, frode, cospirazione o gravi negligenze nella gestione delle risorse federali.
Più probabile dell’accusa di tradimento sarebbe l’applicazione di altre leggi federali. Il Titolo 18 U.S.C. § 641 punisce l’appropriazione indebita di beni federali, un’accusa che potrebbe essere rivolta contro ex funzionari del Tesoro o della Federal Reserve se fosse provato che hanno sottratto, mal gestito o utilizzato l’oro come garanzia per operazioni non autorizzate. Il Titolo 18 U.S.C. § 371 disciplina il reato di cospirazione per frodare gli Stati Uniti, applicabile nel caso in cui un gruppo di funzionari abbia consapevolmente nascosto la scomparsa dell’oro, magari falsificando i registri ufficiali per far credere che le riserve fossero ancora intatte. Il Titolo 18 U.S.C. § 1505 sanziona l’ostruzione alla giustizia, che potrebbe essere contestata se ex funzionari avessero distrutto prove o ostacolato indagini sullo stato effettivo delle riserve auree. Infine, il Titolo 18 U.S.C. § 1831 prevede il reato di spionaggio economico nel caso in cui l’oro fosse stato segretamente trasferito a un governo straniero per rafforzarne la stabilità finanziaria a scapito degli Stati Uniti.
L’impatto politico di una tale rivelazione sarebbe devastante.
Ex presidenti, segretari al Tesoro e funzionari della Federal Reserve potrebbero essere convocati da commissioni parlamentari o persino incriminati.
Si aprirebbero inchieste senza precedenti, paragonabili allo scandalo Watergate, ma con implicazioni politiche di gran lunga maggiori. Se venisse provato che un’amministrazione passata ha deliberatamente nascosto l’assenza dell’oro, il Paese potrebbe trovarsi di fronte alla più grande crisi istituzionale dai tempi della Grande Depressione o della Guerra Civile.
Se l’amministrazione responsabile fosse identificata, la sua eredità storica potrebbe essere distrutta, con richieste di revoca dei privilegi presidenziali e possibili procedimenti giudiziari contro ex alti funzionari.
Se un ex presidente fosse direttamente coinvolto, potrebbe essere il primo caso nella storia americana di un processo penale per la sottrazione delle risorse strategiche della nazione. E si terrebbe a Guantanamo.
Date le conseguenze economiche e geopolitiche catastrofiche, è plausibile che il governo degli Stati Uniti potrebbe prevedere misure di emergenza come la nazionalizzazione immediata delle miniere d’oro statunitensi per ricostruire le riserve, la dichiarazione di un’emergenza finanziaria per congelare il mercato dell’oro o persino l’uso della forza militare per sequestrare beni esteri se una nazione straniera fosse coinvolta.
L’unico modo per gestire una simile crisi sarebbe trasformarla in un’opportunità per ridisegnare l’architettura finanziaria globale, dimostrando che, anche senza l’oro di Fort Knox, il dollaro resta il perno dell’economia mondiale.
Ed anche in questo, il buon Donald Trump, è campione.
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