Non solo Etna, il sovraffollamento turistico in Sicilia: casi e pericoli

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L’overtourism ha un impatto negativo a livello ambientale, economico e sociale e serve monitorarlo con attenzione affinché non diventi un pericolo. Il QdS interpella gli esperti dopo il caso Etna.

La presenza di turisti è senz’altro un fatto positivo per qualsiasi luogo, specialmente per una terra che di turismo vive come la Sicilia. Tuttavia, bisogna evitare che gli eccessi si trasformino in un’occasione di pericolo. Il tema è più che mai d’attualità in questo momento, considerando gli episodi di sovraffollamento turistico che hanno interessato l’Etna: il vulcano ha dato spettacolo nel mese di febbraio, con una suggestiva eruzione, attirando sin troppe persone – alcune delle quali senza una guida esperta o il giusto equipaggiamento per affrontare un’escursione – e stimolando il dibattito sulle precauzioni da prendere e sulle misure di sicurezza necessarie per evitare spiacevoli incidenti.

Sulle problematiche inerenti a questo fenomeno, il QdS ha sentito il professore Giovanni Ruggieri, presidente dell’Osservatorio sul turismo dell’economia delle isole; Vittorio Messina, vice presidente nazionale di Assoturismo-Confesercenti e Corinna Scaletta, presidente di Assoturismo Palermo, di Federagit-Confesercenti Sicilia (l’associazione di categoria che rappresenta le guide turistiche) e vice presidente Federagit a livello nazionale.

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Non solo Etna, il sovraffollamento turistico in Sicilia

Iniziamo con Giovanni Ruggieri, numero uno dell’Otie.

Professore, in che percentuale il sovraffollamento turistico è diffuso anche in Sicilia? Ci sono stime per il 2025?

“Il sovraffollamento turistico (overtourism) riguarda tutte le destinazioni e tutte le isole nella misura in cui c’è una concentrazione di visitatori o di turisti negli stessi luoghi, per le stesse motivazioni e nello stesso periodo. Generalmente si parla di overvisitors, cioè visitatori contestualmente nello stesso tempo e nello stesso luogo. In Sicilia non c’è una percentuale al momento da stimare ma i luoghi più interessati sono quelli balneari, quindi le spiagge e i centri storici delle cittadine. E poi c’è il sistema dei porti e aeroporti. È un fenomeno che interessa sempre di più dove c’è molto turismo, quindi i luoghi affermati dove si concentra la maggior parte della domanda turistica che tende a crescere sempre di più, sempre negli stessi luoghi e sempre con le stesse motivazioni”.

In quali altre zone si concentra in Sicilia l’overtourism?

“L’Etna non è un’area particolarmente affollata, se non in alcuni periodi, soltanto in alcune giornate. Le altre aree sovraffollate in Sicilia – oltre a quelle balneari – sono quelle dove si svolgono grandi eventi”.

Occorre programmazione territoriale

Come si possono evitare i potenziali effetti negativi del turismo e del sovraffollamento?

“Attraverso una programmazione territoriale e spaziale dei flussi turistici e soprattutto dei visitatori giornalieri. L’overtourism è una conseguenza della mancata programmazione e strategia turistica e della mancanza di piani operativi e applicativi. Sicuramente in un’Isola è più facile controllare l’overtourism attraverso i trasporti, le politiche dei trasporti, le politiche territoriali dei comuni e soprattutto dei visitatori giornalieri attraverso una programmazione e un comitato di pilotaggio e di programmazione dei flussi turistici. Senza una programmazione non si possono evitare gli effetti negativi del turismo non controllato e soprattutto non programmato”.

L’importanza di un turismo sicuro

Proseguiamo con Vittorio Messina, vice presidente nazionale di Assoturismo.

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Cosa fanno gli addetti per incentivare il turismo sicuro nelle zone naturali difficili, come l’Etna?

“Le zone naturali attirano i flussi turistici e noi lo stiamo vivendo, ad esempio, in Sicilia per quanto riguarda l’Etna e lo abbiamo vissuto fuori dalla Sicilia con Roccaraso. Indubbiamente sono siti sensibili soprattutto dal punto di vista ambientale e quindi occorre che i flussi vengano non contingentati ma monitorati, perché la loro forza attrattiva sta proprio nelle loro condizioni ambientali. Se noi ‘violentiamo’ queste condizioni, finisce l’aspetto attrattivo di questi siti. In realtà probabilmente ci siamo trovati impreparati perché oggi i social e i mezzi di comunicazione veloci, un episodio lo fanno diventare attrazione e chiaramente muovono numeri importanti”.

Gli accorgimenti messi in atto allo stato attuale sono sufficienti?

“A mio avviso si fa poco, si deve fare tanto ma si devono mettere a punto delle misure che consentano di tutelare questi siti soprattutto da numeri elevati che si spostano anche in uno stesso giorno, tenendo conto dell’importanza del sito ma anche del fatto che non è bello utilizzare la parola ‘vietiamo’. Sarebbe meglio usare il termine ‘tuteliamo’ e per garantire la tutela di un luogo occorre contingentare i numeri delle visite e contingentare o tenere sotto controllo i numeri dei flussi turistici affinché il sito non ne abbia un ritorno negativo”.

I pericoli e il nodo della normativa sulla sicurezza

C’è un piano di sicurezza a livello regionale o nazionale per disciplinare il fenomeno e prevenire incidenti e disagi legati al sovraffollamento turistico?

“In termini di Protezione civile e di allarmi indubbiamente esiste, in termini di sfruttamento turistico dei siti non c’è. Lo vediamo e lo viviamo con le problematiche di overtourism che si verificano nei siti importanti, nei siti fragili e nei siti delicati. Non esiste una normativa ad hoc; questa viene lasciata nelle mani delle amministrazioni comunali, delle forze di polizia e delle prefetture allorquando si rendono conto che numeri importanti di flussi possono determinare dei rischi soprattutto per la pubblica incolumità, ma una normativa ad hoc non è stata ancora pensata”.

Ma il sovraffollamento è veramente il problema del turismo in Sicilia?

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“Sull’overtourism in generale, facendo un passo indietro rispetto ai fenomeni che adesso attirano l’attenzione (come il caso Etna), c’è da fare una riflessione complessiva: se noi pensiamo – e sono dati Istat – che la sola città di Bolzano fa il doppio del numero dei turisti rispetto all’intera Sicilia, parlare di overtourism dalle nostre parti fa impressione. Anche la stessa Campania fa di più in confronto alla nostra regione. Dobbiamo fare un percorso di promozione più che di limitazioni, un percorso di messa in sicurezza dei siti fragili e di monitoraggio dei flussi turistici. Dobbiamo cominciare a rispettare le condizioni ambientali, il nostro immenso patrimonio e tutelarlo, questo sì. È il caso, ad esempio, della Scala dei Turchi, che fino ad un paio di anni fa veniva presa d’assalto dai turisti mentre oggi gli ingressi sono contingentati. Questo dà la possibilità non solo di godere meglio della bellezza del sito da parte dei turisti ma anche e soprattutto di tutelarlo. Questa deve essere la linea per utilizzare l’immenso patrimonio di cui la Sicilia dispone ai fini turistici”.

I pericoli del sovraffollamento turistico sull’Etna (e non solo)

Per fare il punto della situazione relativamente ai rischi del sovraffollamento turistico abbiamo sentito anche Corinna Scaletta che è tra l’altro vice presidente di Federagit nazionale.

Quali sono i potenziali pericoli del sovraffollamento turistico?

“Sicuramente c’è un impatto negativo sia a livello di popolazione locale ma anche a livello ambientale ed economico. Sui residenti vien un po’ meno la qualità della vita. Come sappiamo tutti, aumentano gli affitti, c’è difficoltà a trovare un alloggio nelle zone a maggiore afflusso turistico e si perde l’autenticità locale che è quella che il turista cerca ma in qualche modo è anche causa del suo venir meno con il sovraffollamento eccessivo. L’impatto negativo ambientale, invece, riguarda il consumo eccesivo delle risorse idriche ed elettriche. Pensiamo che nelle città che hanno poche migliaia di abitanti nei periodi di maggiore afflusso turistico il numero si triplica. Quindi, la gestione anche a livello dei servizi, delle infrastrutture e della pulizia delle città diventa molto complessa anche sotto il profilo economico e pratico perché non ci sono le strutture per gestire i servizi”.

Quali sono i problemi delle località che vivono prevalentemente di turismo?

“Ogni località ha le sue caratteristiche, ma quando il turismo è l’unica entrata e ci sono luoghi che vivono essenzialmente di questo, per un qualunque fattore esterno – l’ultimo è stato l’epidemia da covid – questi luoghi vedono venir meno la maggiore entrata economica su cui si appoggiano. Questo è un rischio a cui si va incontro. È un fenomeno che riguarda molte città tante delle quali stanno prendendo provvedimenti, come Venezia, Amsterdam e Barcellona: queste hanno agito già da un po’”.

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Soprattutto in considerazione, ad esempio, di un’eruzione in corso di un vulcano come l’Etna, quali sono i rischi che si corrono nell’avvicinarsi troppo a luoghi potenzialmente pericolosi senza una guida o senza avere almeno un equipaggiamento o una preparazione adeguata?

“Intanto si rischia la vita o comunque si rischia di ferirsi gravemente e di creare danni anche ad altre persone e all’ambiente stesso trattandosi di un ecosistema delicato che va rispettato. L’Etna è uno dei vulcani maggiormente monitorati e anche se è bello da vedere, può generare dei disastri. L’accesso dovrebbe essere bloccato in certe aree così come in condizioni di vento o nebbia viene chiusa la funivia e limitata la salita oltre a un certo livello”.

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