Malattie rare, “Anche quelle cardiologiche meritano attenzione dal mondo della ricerca”


Lo afferma Silvia G. Priori, direttrice dell’Unità di Cardiologia molecolare dell’Irccs Maugeri di Pavia, alla vigilia della Giornata mondiale delle malattie rare (28 febbraio). La professoressa sarà insignita dall’American College of Cardiology del prestigioso premio Valentin Fuster per l’innovazione nella scienza.

L’Osservatorio Malattie Rare definisce che una malattia è da considerarsi “rara” quando la sua prevalenza, intesa come il numero di casi presenti su una data popolazione, non supera una soglia stabilita. Nell’Unione Europea la soglia è fissata allo 0,05% della popolazione, non più di un caso ogni 2mila persone. Tra le patologie cardiache rare vi è la sindrome del QT lungo di tipo 8, da anni studiata dalla professoressa Silvia G. Priori (foto), direttrice dell’Unità di Cardiologia molecolare dell’Irccs Maugeri Pavia, e dal suo team di ricerca.

“Si tratta di una malattia congenita la cui aspettativa di vita, sino ad ora, purtroppo non sembra permettere di superare la prima infanzia – spiega Priori –. Attualmente questi piccoli pazienti non rispondono ad alcuna terapia. La diagnosi viene fatta in ospedali specializzati, considerando in primis un sintomo che potrebbe essere attribuito ad altra patologia, ovvero la sindattilia (dita attaccate delle mani)”.

In occasione della Giornata mondiale delle malattie rare (28 febbraio) la professoressa Priori, insieme al team da lei diretto, vuole accendere i riflettori sul lavoro di ricerca traslazionale in questo ambito, sottolineando: “Raro o troppo raro non significa un problema poco importante. Purtroppo a volte le cosiddette malattie rare si associano a una elevatissima mortalità dei soggetti affetti. Come evidenziato dall’articolo di Nature BioTechnology dal titolo ‘A call to arms against ultra-rare deseases’, è importante fare emergere la problematica etica legata allo sviluppo e alla produzione di terapie geniche per le patologie rare”.

E ancora: “Difficilmente le grandi aziende farmaceutiche si interessano alla produzione di farmaci per la cura di queste malattie, a causa del limitato numero di pazienti affetti e degli elevati costi di produzione. Ma il costo sociale dell’ospedalizzazione e/o della morte di una persona giovane è di gran lunga maggiore. Serve dunque un cambio di paradigma che possa incentivare e sostenere il mondo delle Pharma a investire anche in questo ambito, in particolare perché a volte con una singola somministrazione del farmaco siamo in grado potenzialmente di proteggere il soggetto per tutta la vita”.

Con un finanziamento dell’European Research Council (ERC), ottenuto nel 2015, il team della professoressa Priori, grazie alla sinergia tra l’Università degli Studi di Pavia e l’Irccs Maugeri di Pavia, è riuscita a sviluppare una nuova terapia genica basata sulla interferenza del Rna, che inibisce la trascrizione dell’allele mutato, ottenendo una normalizzazione dell’elettrocardiogramma e un’attenuazione delle aritmie: “Il desiderio ora è quello di trovare un’azienda che voglia investire in questo prodotto consentendo di proseguire il percorso che ci porti alla cura di questa malattia”, afferma Priori.

Un’ulteriore terapia genica sviluppata dalla professoressa Priori e dal suo team di ricerca è rivolta al miglioramento della prognosi nei pazienti affetti da tachicardia ventricolare catecolaminergica polimorfa, una patologia congenita rara, con un’incidenza indicativa tra 1 su 5mila e 1 su 10mila, che si manifesta nell’adolescenza intorno ai 12-14 anni con aritmie ventricolari maligne scatenate dall’attività fisica o da forti emozioni.

“Alcuni adolescenti fortunatamente vengono resuscitati dall’arresto e giungono alla nostra attenzione con una storia di sincopi (svenimenti) ripetuti e inspiegati – spiega Priori –. Secondo le più recenti linee guida, ai pazienti resuscitati da arresto cardiaco causato da una patologia viene consigliata l’esecuzione di un’analisi genetica, in grado di identificare e diagnosticare la patologia causativa delle sincopi”.

Sempre Priori: “Al Servizio di Cardiologia molecolare diell’Irccs Maugeri di Pavia vengono indagati i geni che causano le diverse forme della tachicardia ventricolare catecolaminergica polimorfa quali ad esempio il gene RYR2 ed il gene CASQ2. Questi geni controllano il ‘movimento’ degli ioni di calcio nel cuore, e pertanto la presenza di mutazioni genetiche, alterando la funzione delle proteine codificate da questi geni, causando gravi aritmie”.

E ancora: “Anche in questo caso il team della Cardiologia molecolare pavese ha ipotizzato che, aumentando il livello della proteina CASQ2 non alterata, si possa avere un effetto benefico proteggendo così il soggetto dall’aritmia maligna. Con sofisticate tecniche di biologia molecolare, presso i laboratori di ricerca di Irccs Maugeri Pavia, è stato possibile dimostrare che le manifestazioni aritmiche si possono attenuare tramite l’utilizzo di un gruppo di virus resi “innocui”, ovvero incapaci di replicarsi, ma con la capacità di localizzarsi nel cuore e di portare il DNA che permette alla cellula cardiaca di produrre più CASQ2 (calsequestrina)”.

Questa terapia è stata recentemente acquisita da un’azienda biotech statunitense che ad agosto 2025 inizierà il primo trial clinico sull’uomo. “Si dice che ci vogliano dieci anni per il passaggio dal bancone del laboratorio alla pratica clinica per una terapia di questo genere, e questo tempo viene definito nel settore ‘la valle della morte’ – racconta Priori –. Questo perché molti prodotti, nell’attesa del completamento dell’iter di approvazione, diventano obsoleti. Nel caso della tachicardia ventricolare catecolaminergica polimorfa, siamo stati i primi a sviluppare una terapia genica lavorando dal 2012 a oggi: siamo pertanto soddisfatti nel vedere che grazie alla partnership con una azienda biotech americana la nostra terapia si prepara ai trial clinici”.

Per il suo impegno nella ricerca di terapie innovative per la cura di patologie cardiache su base genetica la professoressa Priori, affiliata all’Accademia dei Lincei, sarà insignita di un importante riconoscimento il 31 marzo a Chicago (USA) da parte dell’American College of Cardiology. Si tratta del Valentin Fuster Award for Innovation in Science. Il professor Valentin Fuster, del Mount Sinai Hospital di New York, a cui è intitolato il premio, è stato un pioniere nel campo della ricerca cardiologica. Lo stesso premio lo scorso anno era stato vinto dalla professoressa Christine Seideman, direttrice del Cardiovascular Genetics Center all’Harvard Medical School.

Redazione Nurse Times

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