L’ascesa dell’agentic AI: quali strategie per le aziende

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La Generative AI, affermatasi negli ultimi 2-3 anni, sta avendo un impatto potente sul sistema economico, generando nuove opzioni strategiche, abilitando nuovi modelli di business e nuovi modelli operativi.

Nel 2025 ci si aspetta un grande sviluppo della Agentic AI, un sistema di intelligenza artificiale che offrirà supporto alle diverse figure professionali con assistenti virtuali, specializzati per mansione.

L’avvento dell’Agentic AI nel 2025

Ne hanno parlato i leader di settore, come Nvidia e Microsoft, oltre a diverse scale-up che hanno comunicato i loro programmi a Davos durante il World Economic Forum. Non è una tecnologia facile da utilizzare, gli agenti non potranno essere semplicemente acquistati “a catalogo”, ma grazie ad un adeguato lavoro preparatorio potranno fare la differenza; pensiamo a come potrebbe aumentare la produttività di una rete di vendita se i tempi di preparazione degli incontri si dimezzassero!

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La General Intelligence e il valore strategico dell’AI

Resta invece ancora sullo sfondo il tema della General Intelligence, quella in grado di operare in totale autonomia.

È però interessante osservare come molte aziende considerino l’AI una leva strategica, ma non siano ancora riuscite a generare il valore sperato in termini di “bottom line”. L’AI Radar, recentemente pubblicato da BCG dopo avere intervistato 1800 leader in 19 paesi, evidenzia che il 75% di questi ritiene l’AI una risorsa strategica, ma solo il 25% ne trae un valore significativo.

Il ruolo del management nell’adozione dell’AI

Per le aziende, specie a livello di management team, sarebbe importante considerare la materia come una risorsa strategica e non tecnologica. Quelle che delegano la gestione della materia all’IT perderanno di competitività. Troppe aziende stanno investendo in AI soprattutto a supporto delle funzioni di staff, e questo ovviamente limita le potenzialità di generazione di valore.

La responsabilità dei board nella strategia AI

In questo scenario, i Board avranno un ruolo sempre più fondamentale di indirizzo e controllo. Le aziende dovranno definire la strategia di utilizzo dell’AI che deve basarsi su criteri di trasparenza e responsabilità nell’utilizzo della stessa. Sarà importante chiarire il ruolo che l’azienda ha nella catena del valore, coerentemente con quelli previsti dall’AI Act. Si posiziona come deployer o provider? Quali use cases sono in essere in azienda e quali in via di introduzione? Sono sviluppati internamente o da terzi?

La gestione dei rischi e la compliance

Priorità dei board sarà anche segmentare i sistemi per rischi di riferimento definiti dall’AI Act (unacceptable, high risk, limited risk, minimal) e classificare i partner, verificando che ottemperino ai loro obblighi.

Infine, è cruciale far evolvere la cultura aziendale: il top management e tutte le strutture dovranno essere consce delle grandi opportunità e dei rischi legati all’ utilizzo dell’AI e studiare approfonditamente le norme che la regolano. Si dovrà valutare una evoluzione della workforce, alla luce delle opportunità di utilizzo dell’Agentic AI, che potenzialmente comprenderà non più solo dipendenti, ma anche agenti virtuali i quali, in seguito, dovranno essere oggetto di periodiche valutazioni.

La formazione e l’evoluzione della forza lavoro

Il board dovrà altresì definire chiare responsabilità in materia di Compliance con le normative (in particolare con l’AI Act), avvalendosi di un team che padroneggi totalmente la tematica, magari di legali/specialist esterni.

In materia di Risk Management, le valutazioni dei rischi legate all’utilizzo dell’AI andranno integrate nelle strategie aziendali che dovranno essere snelle ed evolvere tanto velocemente quanto lo fa l’AI. È auspicabile selezionare tool di monitoraggio che coprano l’ambito compliance, risk management e governance del ciclo di vita.

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Infine si potrebbe considerare la creazione di un AI Ethics Board al fine di chiarire le responsabilità di AI Governance e AI Ethics.

L’Italia e l’adozione dell’AI

In Italia siamo purtroppo partiti in ritardo per quanto riguarda l’utilizzo dell’AI, anche se ora cerchiamo di recuperare. L’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano ha stimato una crescita degli investimenti in AI del 52% nel 2023 rispetto al 2022 (dopo un +32% nel 2022). Tuttavia investiamo ancora relativamente poco in valore assoluto (5% nel 2023).

Secondo lo studio “AI Radar” recentemente rilasciato da BCG siamo tra i paesi più arretrati per formazione dei dipendenti in materia di AI/Generative AI, con solo il 20% delle aziende che ha formato almeno un quarto dei dipendenti.

Le sfide per le PMI italiane

Occorre lavorare su questi limiti, spingendo le aziende a promuovere una trasformazione “culturale” – che parta dal management – e che abbia fiducia nelle potenzialità consentite dall’AI. Quanto al timore che l’ingresso nelle aziende dell’AI porterà a una riduzione dei posti di lavoro, il vero rischio è che il lavoro venga “rubato” da altre aziende che opereranno con persone che utilizzano con grande efficacia sistemi AI!

Riguardo alle PMI, i dati del Politecnico di Milano indicano che 6 grandi imprese su 10 hanno già avviato almeno un progetto di AI, mentre solo il 18% delle PMI lo ha fatto.

Esempi di eccellenza e prospettive future

Generalizzare è tuttavia pericoloso: esistono eccellenze recentemente premiate dall’Osservatorio PMI di Global Strategy per la loro capacità di innovare utilizzando la tecnologia: tra queste Manteco, azienda tessile, Idrotherm 2000, produttore di tubi, Mattioli nell’oreficeria, Wacebo nel design per spazi di lavoro.

In un futuro prossimo, con l’avvento dell’Agentic AI, ci saranno grandi potenzialità di innovazione anche per le PMI. A Davos, in occasione del World Economic Forum, una sessione interessante è stata dedicate alle “One person enterprises”, le aziende che opereranno con CEO e diversi specialist, delegando il lavoro massivo e ripetitivo ad agenti virtuali. In Italia potremo rafforzare la nostra tradizione imprenditoriale solo se sapremo creare una cultura improntata all’utilizzo strategico e responsabile dell’AI.

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