Dall’Italia al Senegal su due carri funebri per regalare dignità e ascolto

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Seimila chilometri, sei Stati, due Continenti, un mare e un deserto, undici giorni di viaggio per portare dignità nella sepoltura dei morti di Saint Louis, in Senegal; per portare materiale didattico per i bambini, ma, soprattutto, per dimostrare che la solidarietà è a portata di tutti e che anche le persone comuni possono compiere grandi imprese, che ognuno di noi può fare qualcosa per gli altri.

Erano partiti, a bordo di due carri funebri pieni di materiale scolastico, lo scorso 19 gennaio da Treviso, con il progetto Treviso ‘Ndar. Protagonisti dell’impresa Francesca Brotto, Moustapha (Tapha) Fall, Giuliana Gallopin, Sara Fabris, Simone Canizzo e Diego Valentino Gubertini (alcuni di loro si sono uniti alla carovana durante il viaggio). Dopo undici giorni di viaggio tra Italia, Francia, Spagna, Marocco, Mauritania e Senegal, sono finalmente arrivati a destinazione, dove hanno consegnato le vetture e il materiale all’associazione “Les amis d’enfance de Sindone”.

Il viaggio

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Il viaggio non è stato facile, raccontano Francesca e Moustapha, gli intoppi ci sono stati: il primo traghetto, in Spagna, non ha voluto imbarcare i carri funebri, poi, a pochi chilometri di distanza, la carovana è riuscita a imbarcarsi, ma a Tangeri non li volevano far sbarcare: “Abbiamo passato una notte da incubo – raccontano i due promotori del progetto -, prima ci hanno bloccato a bordo del traghetto, poi scansionati ai raggi x come camion, poi abbiamo dovuto caricare e scaricare tutti i materiali due volte. Sono arrivate forze dell’ordine di tutti i tipi, non ci lasciavano più andare”.

“Probabilmente – chiarisce Tapha – erano in cerca di qualche tangente, ma ci siamo rifiutati di pagare. Da sempre lotto contro la corruzione, avevamo tutti i documenti in regola e dovevano farci passare, alla fine così è stato, ma abbiamo perso molto tempo”.

Per non rivivere l’esperienza del confine marocchino, per l’attraversamento della Mauritania Tapha ha, allora, contattato, tramite l’associazione Africa on wheels, un professionista che, con regolare contratto, si è occupato di sbrigare tutte le pratiche per l’accesso, che è stato, dunque, più semplice. Tra Marocco e Mauritania, anche l’attraversamento del Sahara, dove il cuore si perde negli spazi infiniti e nell’orizzonte aperto verso il nulla, le buche sulla strada sono enormi e il pericolo di attraversamento cammelli è sempre dietro l’angolo.

Al confine con il Senegal, li stavano aspettando gli amici dell’associazione destinataria del progetto solidale, che li hanno scortati fino alla città, che si affaccia sull’Atlantico.

“Oltre alle difficoltà – racconta Tapha -, abbiamo vissuto anche tanti momenti di leggerezza, scoperto luoghi da sogno, che di solito si vedono solo nei film, ci sono persone che ci hanno accolto e aiutato”.

“Nei due anni in cui abbiamo lavorato a questo progetto – aggiunge Francesca – ci siamo messi alla prova, ma sempre nel nostro ambiente. Durante il viaggio le difficoltà ci hanno messi alla prova come persone, ma anche come gruppo. Nei momenti di crisi siamo rimasti uniti, tutti hanno capito l’importanza di quello che stavamo facendo e sono riusciti a fare un passo indietro. Questo è stato umanamente importante”.

Dall’incontro con un gruppo di donne è nato un nuovo progetto: sarà finanziato un corso per produrre sapone artigianale. In cantiere anche un documentario e un libro

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L’arrivo a Sait Louis

L’accoglienza è stata calorosa, anche se, una volta arrivati, non c’è stato nemmeno il tempo di riposarsi dal lungo viaggio: “Avevano già organizzato una grande festa nel quartiere, con tutte le autorità. Sono arrivate anche le televisioni, così, ancora tutti coperti di polvere, abbiamo partecipato ai festeggiamenti”.

Per Tapha è stato un ritornare a casa, che tuttavia è durato davvero poco: “Sono rimasto un giorno, poi sono ripartito verso Dakar, dove ho potuto incontrare tutta la mia famiglia, compresi i mie nipotini appena nati, uno dei quali, con mio grande onore, porta il mio nome. Poi, ho preso un volo per tornare in Italia, perché dovevo rientrare a lavoro, gli altri però si sono fermati qualche giorno in più”.

Nella sua breve permanenza, Tapha ha fatto in tempo a vedere uno dei carri funebri usati per la prima volta: “Proprio in quel momento è mancato il mio vecchio professore di Diritto costituzionale dell’Università, uno dei costituzionalisti più importanti del Senegal. Era malato da tempo, e mi piace pensare che ci abbia aspettato, così abbiamo potuto restituirgli dignità anche nel momento dell’ultimo saluto, i familiari ci hanno ringraziati commossi”.

I progetti per l’imprenditoria femminile

Come detto, il resto del gruppo è rimasto a Saint Louis qualche giorno in più: “Abbiamo incontrato le donne dell’associazione «Les amis d’enfance de Sindone» – racconta Francesca -, e da lì è partita l’idea di un nuovo progetto. Abbiamo voluto ascoltare dalle loro parole quali fossero le esigenze reali e i desideri, abbiamo incontrato un gruppo di donne tenaci, con tanta voglia di costruire qualcosa ed emanciparsi. È emersa la richiesta di un corso per imparare a fabbricare il sapone artigianale. Il sapone industriale, infatti, è inaccessibile per la maggior parte della popolazione, e con questo progetto creeremo un circolo economico virtuoso che permetterà a molte donne di emanciparsi economicamente facendo del bene alla comunità. Il corso, come i carri funebri, sarà gestito dall’associazione grazie a una convenzione, in modo tale che, poi, dalla produzione e vendita dei saponi, oltre al guadagno per le donne imprenditrici, ci sia anche un fondo che verrà reinvestito per finanziare altri corsi. Lì, l’accesso a una buona istruzione e alla sanità sono a pagamento, per cui diventa ancora più importante per queste donne riuscire a rendersi economicamente indipendenti”.

Un libro e un docu-film

Contributi e agevolazioni

per le imprese

 

Durante il viaggio, la telecamera della regista Sara Fabris, ha registrato le tante avventure del gruppo, che saranno trasformate in un docu-film.

Francesca Brotto, invece, attrice e autrice, dall’esperienza ricaverà un libro, “per andare in profondità anche di quegli eventi che non abbiamo potuto registrare con le immagini”.

Nei prossimi mesi, ci saranno alcuni momenti di restituzione dell’esperienza fatta, anche per ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto la sua realizzazione, con le loro competenze o con un contributo economico.

Moustapha e Francesca, oggi, non si sbilanciano, ma alla fine confermano: al di là del corso per la produzione di sapone, che sarà finanziato, e della ricerca di alcuni computer portatili per i ragazzini della scuola, le imprese non si fermano, e già una nuova avventura bolle in pentola, anche se ancora è stretta nel riserbo.

Manuela Mazzariol

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