Dalla CECA all’Unione del nucleare, dall’ Uranio al MOX. La visione del Ministro Urso sull’energia atomica

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Home > News > Nucleare > Dalla “CECA” all’”Unione del nucleare”, dall’Uranio al MOX. La visione del Ministro Urso sull’energia atomica

Dalla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) a una presunta Unione del Nucleare. L’Europa si trasforma ciclicamente per afforntare le sfide energetiche con maggiore indipendenza. È questa la visione, ottimistica e controversa, illustrata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso in occasione dell’audizione sul nucleare alla Camera. 

Il Governo punta sul nucleare di nuova generazione

L’Italia è a un bivio strategico nel settore energetico. La necessità di garantire competitività industriale, sostenibilità ambientale e sicurezza energetica, temi peraltro presenti nel Clean Industrial Deal presentato dalla Commissione Europea, ha spinto il Governo a valutare il rilancio dell’energia nucleare di nuova generazione. L’obiettivo è combinare fonti rinnovabili con reattori avanzati per ridurre la dipendenza energetica dall’estero e abbassare i costi dell’elettricità.” Apre così l’intervento alla Camera, il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, nel corso dell’indagine conoscitiva sull’energia nucleare. Niente di nuovo, quindi, se non fosse per un approccio estremamente ottimista su tempistiche, costi e scorie radioattive.

I costi del nucleare avanzato, Italia all’avanguardia

Una voce fuori dal coro, quella del Titolare del MIMIT, che definisce l’energia nucleare, una soluzione non solo stabile, ma anche sicura e conveniente, sebbene, rispetto ai grandi attori internazionali, il nostro Paese non abbia ancora una filiera industriale consolidata e manchi di una strategia di lungo periodo. Ad avvalorare la sua tesi, i dati sui rincari, tutti italiani, dell’elettricità industriale, più elevati rispetto alla media europea. Nel 2022 e 2023, il prezzo dell’energia per le imprese italiane è stato superiore del 38% rispetto alla media UE, con costi all’ingrosso del 30-50% maggiori rispetto a Germania, Francia e Spagna. Lo scenario dipinto è dunque quello di un Paese in forte svantaggio competitivo, in cui l’energia nucleare potrebbe rappresentare la soluzione migliore. Secondo le stime proposte dal Ministro, nel 2023 in Italia il prezzo medio all’ingrosso dell’energia elettrica è stato pari a 127 euro per megawatt ora. I piccoli reattori modulari avranno, invece, un costo “presumibile” di produzione di circa 100 euro per megawattora, minore anche rispetto alle fonti rinnovabili (€65 a Mwh), che necessitano di ulteriori costi di stoccaggio e conversione.

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Oltretutto, dati alla mano – dichiara il Ministro – il Bel Paese, grazie ai brevetti di cui dispone nel campo del nucleare di terza e quarta generazione avanzata, può essere considerato all’avanguardia nel settore a livello globale.

L’ottimizzazione dell’uso del suolo

A screditare le fonti di energia rinnovabile, anche i numeri relativi all’ottimizzazione dell’uso del suolo forniti da Urso: la produzione di un Tetrawatt richiede circa 10 ettari per il nucleare, contro 100 ettari per l’eolico e 1000 ettari per il fotovoltaico.

Un sostanziale e significativo risparmio del suolo, importante per un paese come l’Italia che ha una distribuzione territoriale urbanistica in tutta la penisola e che necessita ovviamente di una particolare cura nel risparmio del suolo” spiega il Ministro. 

Un quadro normativo chiaro per il rilancio del nucleare

Secondo il piano del Governo, nei prossimi due anni verrà definito un quadro normativo completo che regolerà l’intero ciclo di vita dell’energia nucleare, dalla progettazione alla gestione delle scorie. L’obiettivo è avere le prime installazioni operative a partire dai primi anni del prossimo decennio.

Urso fa riferimento unicamente al nucleare innovativo (cosiddetto “sostenibile”), ovvero di terza e quarta generazione e non ai reattori tradizionali. Si parla dunque di tecnologia di dimensioni ridotte, componibili, realizzabili anche su base industriale, a differenza del passato. A questo scopo punterà anche la legge delega, a cui stanno lavorando congiuntamente MASE e MIMIT, e l’istituzione diun nuovo soggetto industriale che vedrà la partecipazione delle più grandi aziende a controllo pubblico, che hanno tecnologie e potenzialità in questo settore chiosa il Ministro. Un chiaro rimando alla newco a sostegno pubblico costituita da Enel, Ansaldo e Leonardo.

I reattori AMR e SMR per supportare l’industria

Quando parla di reattori modulari compatti e trasportabili, più sicuri ed efficienti, che potrebbero essere installati direttamente nei distretti industriali per fornire energia a costi competitivi, Urso evidenzia il potenziale della tecnologia AMR Advanced Modular Reactor e SMRSmall Modular Reactor. Lo conferma l’adesione dell’Italia all’Alleanza Industriale Europea sugli SMR e ai programmi europei IPCEI sul nucleare, che garantisce accesso a finanziamenti e collaborazioni internazionali. Tra le innovazioni di terza e quarta generazione vi è, ad esempio, l’integrazione di sistemi di raffreddamento e di combustibili avanzati, con migliori prestazioni e nuove opportunità, come la cogenerazione  e la produzione di idrogeno. Il Ministro resta invece più cauto sulla fusione, citando le eccellenze nostrane nel campo della ricerca, ammettendo tuttavia, che le sfide tecnologiche da affrontare in questo ambito sono ancora molte e i traguardi più lontani.

Gestione delle scorie radioattive: MOX al posto dell’Uranio

L’Uranio arricchito rimane il combustibile principale per i reattori, ma l’evoluzione delle tecnologie punta a ridurre l’impatto ambientale e migliorare la sicurezza del ciclo del combustibile. Inoltre, le risorse di Uranio saranno sufficienti a stento per i prossimi 90 anni.

Per affrontare la questione delle scorie radioattive e del difficile smaltimento sul territorio, il Governo punta sull’uso del MOX (Mixed Oxide Fuel), una miscela di ossidi di uranio e plutonio che permette di riutilizzare il combustibile esaurito, riducendo la necessità di nuove estrazioni. I reattori di quarta generazione offriranno anche la possibilità di chiudere il ciclo del combustibile tramite il riprocessamento, minimizzando la produzione di scorie radioattive e rendendo il sistema più sostenibile. Il nuovo piano prevede poi la creazione di un’authority indipendente per garantire sicurezza e trasparenza nella gestione dei rifiuti radioattivi.

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