Da Sutherland a Dina Goldstein. 5 Artisti non convenzionali tra passato e presente

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In questo nuovo numero della nostra Settimana d’Arte conosciamo due artisti nati nei primi anni del ‘900, Graham SutherlandMattia Moreni, grazie a due mostre allestite presso ACP – Palazzo Franchetti by Fondazione Calarota a Venezia, e il lavoro irriverente di Dina Goldstein, in mostra a Milano, dove sono protagonisti anche l’artista cubano Luis Gómez Armenteros e l’artista tedesca nata in Kenya Cosima von Bonin.

ACP – Palazzo Franchetti by Fondazione Calarota ospita, con il patrocinio dell’Ambasciata Britannica di Roma, la mostra dedicata a Graham Sutherland, tra i maggiori innovatori della pittura britannica contemporanea. La mostra “Graham Sutherland. Bittersweet” è stata inaugurata venerdì 21 febbraio e resterà visitabile fino al 27 luglio 2025.

Graham Sutherland (Londra, 24 agosto 1903 – Londra, 17 febbraio 1980) è stato un pittore e incisore inglese, noto per i suoi paesaggi astratti e surreali, nonché per i suoi ritratti di figure pubbliche. Dopo un apprendistato come ingegnere ferroviario, studiò incisione e stampa al Goldsmiths’ College dal 1921 al 1926. Inizialmente si dedicò esclusivamente alla realizzazione di incisioni, ma dagli anni ’30 Sutherland iniziò a sperimentare con la pittura a olio, sviluppando uno stile caratterizzato da forme naturali distorte e paesaggi astratti. Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu nominato artista ufficiale di guerra, incaricato di documentare gli effetti dei bombardamenti su Londra e il lavoro dei minatori in Cornovaglia. Questa esperienza influenzò profondamente la sua arte, portandolo a rappresentare la natura in modo più drammatico e simbolico. Nel dopoguerra, Sutherland si dedicò anche alla ritrattistica, realizzando opere celebri come il ritratto di Winston Churchill del 1954, che suscitò notevole controversia e fu successivamente distrutto.

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Sutherland raggiunge la fama internazionale quando è ancora in vita: nel 1946 espone per la prima volta a New York presso la Buchholz Gallery di Curt Valentin. Nel 1948 è la volta dell’Hanover Gallery di Londra e alla Buchholz Gallery di New York. Nel 1952, in occasione della sua personale alla Biennale di Venezia, visita l’Italia e la mostra, ampliata a retrospettiva, viene presentata nello stesso anno al Musée National d’Art Moderne di Parigi. Tra le mostre postume più importanti vanno sicuramente ricordate quella alla Tate Gallery del 1982 e alla Dulwich Picture Gallery nel 2005.

A cura di Roberta Perazzini Calarota, l’esposizione indaga alcuni dei temi più cari all’artista – la natura con i suoi paesaggi immersi nel verde e il mondo animale – attraverso un nucleo di importanti opere ad olio e acquerelli e un’accurata selezione di litografie appartenenti ai più noti cicli dell’artista, tra cui spicca il famoso “Il Bestiario”. Scopri di più.

Mattia Moreni Ah! quel Freud… “la psicoanalisi sul divano” 1997 olio su tela cm. 200 x 280 Courtesy Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., Bologna | Parigi | Venezia

Retiamo a Venezia per una seconda mostra proposta da ACP – Palazzo Franchetti by Fondazione Calarota, per scoprire l’arte visionaria, anticonformista, impetuosa e vulcanica di Mattia Moreni (Pavia, 12 novembre 1920 – Brisighella, 29 maggio 1999). La mostra Mattia Moreni. Gli oggetti le cose pensano in silenzio, inaugurata venerdì 21 febbraio e visitabile fino al 27 luglio, propone una selezione di più di 30 opere, molte delle quali di grande formato.

Mattia Moreni è stato un pittore e scultore italiano, noto per il suo contributo al movimento dell’Arte Informale. Nato a Pavia, ha studiato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino  e nel 1952, è entrato a far parte del “Gruppo degli Otto” insieme ad artisti come Afro Basaldella, Renato Birolli e Emilio Vedova.

Il percorso artistico di Moreni ha attraversato diverse fasi stilistiche. Negli anni ’40, il suo lavoro era caratterizzato da un espressionismo visionario con immagini di frutta e animali. Successivamente, ha abbracciato influenze post-cubiste, evolvendo verso una sintesi astratta con elementi meccanici. Negli anni ’50, ha sviluppato uno stile informale, con una gestualità segnico-materica e una forte carica espressiva, spesso ispirata dalla natura selvaggia della Romagna e del Lazio.

Moreni ha partecipato a importanti esposizioni internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e Documenta a Kassel. Nel 1963, gli è stata dedicata una mostra antologica itinerante in Europa, che ha toccato città come Leverkusen e Amburgo. In mostra a Venezia sono presenti anche le caratteristiche “Angurie“, il ciclo con cui si presentò nella sala personale a La Biennale di Venezia nel 1972. In esposizione anche gli “Umanoidi”, una serie di opere con cui l’artista, già a partire dagli Anni Ottanti, porta avanti con grande lucidità e intuizione una riflessione sull’impatto della tecnologia e dell’informatica nella nostra quotidianità e nella pratica artistica, non solo anticipando l’attuale dibattito sull’intelligenza artificiale, ma rendendo anche la sua opera la prima a confronto con l’innovazione dei giorni nostri. Scopri di più.

3. Dina Goldstein a Milano

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Dina Goldstein, In the Dollhouse, Bedroom Magazines. Progetto fotografico a cura di Patrizia Madau ©️Dina Goldstein, Courtesy Tallulah Studio Art, Italy

Dina Goldstein è un’artista visiva canadese, nata il 28 dicembre 1969 a Tel Aviv, Israele. Nel 1976, la sua famiglia emigrò in Canada, dove Goldstein ha sviluppato la sua carriera artistica. Ha iniziato come fotoreporter, evolvendo da fotografa documentarista ed editoriale ad artista indipendente focalizzata su produzioni su larga scala di tableaux fotografici narrativi. Il suo lavoro è altamente concettuale ed esorta a vedere oltre la superficie delle immagini e a riflettere su temi complessi che riguardano la nostra società.

Tra le sue opere più note c’è la serie “Fallen Princesses” (2007), che raffigura principesse Disney umanizzate in scenari moderni e realistici, esplorando temi come povertà, obesità, cancro e inquinamento. Questa serie immagina come sarebbero le vite di questi personaggi fiabeschi nel mondo reale. Nel 2014, Goldstein ha vinto il Grand Prize al Prix Virginia, con una mostra del suo lavoro a Parigi, Francia. Attualmente, vive a East Vancouver.

Tallulah Studio Art, in collaborazione con Fabbrica Eos, presenta una mostra personale dedicata al lavoro della Goldstein, visitabile fino al 23 marzo, con una selezione dei suoi progetti più celebri, tra cui spicca In the Dollhouse, in cui Dina Goldstein esplora le tematiche della bellezza, del potere e della sessualità attraverso le immagini iconiche di Ken e Barbie. Scopri di più.

4.Luis Gómez Armenteros alla Fabbrica del Vapore

Luis Gomez Armenteros

Luis Gomez Armenteros, Comanche (The enemy of everyone) 2025, Fabbrica del Vapore (MI) Foto: Luis Gomez Armenteros

L’artista cubano Luis Gómez Armenteros è protagonista di una doppia personale dal titolo Comanche (The enemy of everyone), curata da Giacomo Zaza. L’evento, promosso dalla Fabbrica del Vapore e dal Comune di Milano in collaborazione con U-ART-P di Bergamo, si tiene in due sedi: la Fabbrica del Vapore di Milano, dove è stato inaugurato il 18 febbraio e resterà visitabile fino al 5 aprile, e nello spazio The Place di Bergamo.

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Luis Gómez Armenteros è un artista multidisciplinare, nato nel 1968 a L’Avana. La sua produzione artistica spazia tra vari media, tra cui disegno, pittura, scultura, installazioni, fotografia, arte concettuale e video. Gómez Armenteros è noto per la sua esplorazione critica delle dinamiche di potere nel mondo dell’arte, mettendo in luce le incoerenze e le manipolazioni presenti nel sistema artistico. I suoi lavori affrontano temi politici, l’uso del linguaggio come strumento di potere e le condizioni sociali e umane, caratterizzandosi per un approccio sperimentale e irriverente.

La mostra Comanche (The enemy of everyone), con opere installative e site-specific, vuole creare un laboratorio progressivo nel quale adoperare vari media mettendo a confronto l’arte, il ruolo dell’artista, la società e le inevitabili questioni che circondano l’arte e le forme di consumo. Il progetto espositivo, che comprende anche una breve residenza dell’artista nel mese di febbraio 2025, pone attenzione sugli stimoli che può dare la componente concettuale ed elaborativa dell’arte al giorno d’oggi. Scopri di più.

5. Cosima von Bonin

Cosima von Bonin

Cosima von Bonin, Alpha Plus Mind, Gamma Minus Morals (Mae Day 10), 2025 (dettaglio). Courtesy l’ artista e Galerie Neu, Berlino.

Restiamo a Milano per parlare di un’artista contemporanea tedesca, capace anch’essa di usare strumenti espressivi multidisciplinari, e che rifiuta di conformarsi a rigide categorizzazioni artistiche o personali. Ordet riapre a Milano in un nuovo spazio, con una mostra personale di Cosima von Bonin. Il suo uso dell’umorismo spesso maschera indagini più profonde sui temi dell’alienazione, del genere e dell’eccessiva serietà del mondo dell’arte. Il suo uso ricorrente di creature marine antropomorfe, ad esempio, incarna una sorta di pigra resistenza, per prendersi gioco delle aspettative di produttività e performance identitaria nella società contemporanea. Attraverso questa lente comica, von Bonin smantella le gerarchie ed espone gli aspetti performativi dell’arte e del sé, in un lavoro che bilancia allegria e impegno critico.

Cosima von Bonin è nata nel 1962 a Mombasa, in Kenya, e vive e lavora a Colonia, in Germania. Ha esposto in importanti sedi internazionali, tra cui documenta, la Biennale di Venezia, Mudam Luxembourg, Schirn Kunsthalle Frankfurt e il Museum of Contemporary Art di Los Angeles. Scopri di più.

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