Clean industrial deal, così l’UE punta a decarbonizzare aiutando le imprese

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L a Commissione europea ha proposto il Clean industrial deal, un pacchetto strategico per intraprendere azioni di supporto alle imprese e trasformare la decarbonizzazione in un’opportunità di crescita. Come ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen nella conferenza di presentazione del piano, entro giugno “togliamo freni alle imprese”, che, considerando la concorrenza globale e i costi hanno bisogno, nelle parole della presidente di supporto “urgente”.

L’obiettivo del Clean industrial deal è, di fatto, attuare il green deal: la priorità sono le misure volte alla sostenibilità, andando incontro anche alle esigenze delle aziende. Si punta, ad esempio, ad abbassare i prezzi dell’energia, valorizzare la circolarità e creare posti di lavoro di qualità. Misure che possono essere attuate nel contesto di innovazione delle imprese previsto dal paradigma Industria 5.0.

Cos’è il Clean industrial deal

Con questa strategia, l’Europa renderà più efficiente il contesto normativo, abbattendo gli ostacoli burocratici per le aziende e promuovendo reindustrializzazione ed innovazione, mantenendo però la barra dritta sul processo di decarbonizzazione fissato dal Green Deal (-55% di gas serra per il 2030, -90% per il 2040 e la neutralità carbonica per il 2050). In Italia la valorizzazione della sostenibilità e il legame con il digitale sono supportati anche dalle misure del piano Transizione 5.0.

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In generale, quindi, il Clean Industrial Deal è un pacchetto semplificazione per decarbonizzare con iniziative pro business che, nelle intenzioni della proposta della Commissione europea, intende eliminare oneri per l’80% delle imprese impegnate nel Green deal.

Le cifre che, secondo le previsioni, saranno mobilitate ammontano a 100 miliardi di euro, con una garanzia supplementare di un miliardo di euro da trovare nelle pieghe dell’attuale bilancio comune.

La nuova Commissione europea, ancora una volta presieduta da Ursula von der Leyen, dopo essersi insediata da meno di cento giorni, ha dunque svelato misure che più che una semplificazione sembrano rispondere alle richieste di sburocratizzazione, senza però essere una deregolamentazione. Richieste provenenti dal mondo del business, preoccupato del rischio di una desertificazione industriale e degli impatti sulle filiere nel Vecchio continente.

I sei pillar del Clean industrial deal

La strategia è declinata in sei pilastri:

  • sicurezza e risparmio energetico;
  • aumentare la domanda di prodotti puliti;
  • finanziamento della transizione pulita;
  • circolarità ed accesso alle materie prime critiche;
  • agire su scala globale;
  • competenze e lavori di qualità.

Vediamo nel dettaglio cosa prevedono.

Sicurezza e risparmio energetico

L’energia a prezzi accessibili è il fondamento della competitività. Per ridurre le bollette energetiche per le industrie, le imprese e le famiglie, promuovendo al contempo la transizione verso un’economia a basse emissioni di CO2, la Commissione ha adottato il Piano d’azione per l’energia a prezzi accessibili:

  • accelerare la diffusione dell’energia pulita, accelerando l’elettrificazione;
  • completare il mercato interno dell’energia con interconnessioni fisiche;
  • utilizzare l’energia in modo più efficiente e ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Aumentare la domanda di prodotti puliti

La legge sull’accelerazione della decarbonizzazione industriale aumenterà la domanda di prodotti puliti prodotti nella UE, introducendo criteri di sostenibilità, resilienza e “made in Europe” negli appalti pubblici e privati.

La Commissione rivedrà anche il quadro degli appalti pubblici nel 2026 per introdurre criteri di sostenibilità, resilienza e preferenza europea negli appalti pubblici per i settori strategici.

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Finanziare la transizione pulita

Il Clean Industrial Deal mobiliterà oltre 100 miliardi di euro per sostenere la produzione pulita dell’UE.

La Commissione intende:

  • adottare un nuovo quadro di aiuti di Stato per il Clean Industrial Deal, al fine di accelerare l’approvazione degli aiuti di Stato per l’introduzione delle energie rinnovabili, la decarbonizzazione dell’industria e la garanzia di una sufficiente capacità produttiva di tecnologie pulite;
  • rafforzare il Fondo per l’innovazione e proporre una Banca per la decarbonizzazione industriale, con l’obiettivo di ottenere un finanziamento di 100 miliardi di euro, basato sulle risorse disponibili nel Fondo per l’innovazione, sulle entrate aggiuntive derivanti da parti del sistema ETS e sulla revisione di InvestEU;
  • lanciare un bando dedicato nell’ambito di Horizon Europe per stimolare la ricerca e l’innovazione in questi settori;
  • modificare il regolamento InvestEU per aumentare l’importo delle garanzie finanziarie che InvestEU può fornire a sostegno degli investimenti. Ciò consentirà di mobilitare fino a 50 miliardi di euro per la diffusione di tecnologie pulite, mobilità pulita e riduzione dei rifiuti.

Circolarità ed accesso alle materie prime critiche

Le materie prime critiche sono essenziali per la nostra industria. L’UE deve garantire l’accesso a tali materiali e ridurre la dipendenza da fornitori inaffidabili. L’integrazione della circolarità nella nostra strategia di decarbonizzazione è fondamentale per sfruttare al meglio le risorse limitate dell’UE. La Commissione intende:

  • istituire un meccanismo che consenta alle imprese europee di riunirsi e aggregare la loro domanda di materie prime critiche;
  • creare un Centro europeo per le materie prime critiche per acquistare congiuntamente le materie prime per conto delle aziende interessate, che creerà economie di scala e offrirà una maggiore leva per negoziare prezzi e condizioni migliori;
  • adottare una legge sull’economia circolare nel 2026 per accelerare la transizione circolare e garantire che i materiali scarsi siano utilizzati e riutilizzati in modo efficiente, ridurre le nostre dipendenze globali e creare posti di lavoro di alta qualità. L’obiettivo è di rendere circolare il 24% dei materiali entro il 2030.

Agire su scala globale nel Clean industrial deal

L’UE ha più che mai necessità di avere partner globali affidabili. Oltre agli accordi commerciali in corso e a quelli nuovi, la Commissione intende:

  • lanciare i primi partenariati per il commercio e gli investimenti puliti per diversificare le catene di approvvigionamento e stringere accordi reciprocamente vantaggiosi;
  • garantire che l’industria dell’UE sia economicamente sicura e resiliente di fronte alla concorrenza globale e alle incertezze geopolitiche, attraverso una serie di strumenti di difesa commerciale e di altra tipologia;
  • semplificare e rafforzare il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), lo strumento dell’UE per fissare un prezzo equo per l’anidride carbonica emessa durante la produzione di beni ad alta intensità di CO2.

Competenze e posti di lavoro di qualità

La forza lavoro dell’UE deve avvalersi delle competenze necessarie per sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di CO2, comprese le competenze nelle tecnologie pulite, nella digitalizzazione e nell’imprenditorialità.

La Commissione istituirà un’Union of Skills che investa nella formazione dei lavoratori, sviluppi le competenze e crei posti di lavoro di qualità.

Erasmus+ rafforzerà i programmi di istruzione e formazione per sviluppare una forza lavoro qualificata e adattabile e affrontare le carenze di competenze nei settori chiave, con un finanziamento fino a 90 milioni di euro.

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L’accordo sull’industria pulita si concentrerà anche sui fattori abilitanti orizzontali necessari per un’economia competitiva:

  • ridurre la burocrazia;
  • sfruttare appieno le potenzialità e le dimensioni del mercato unico;
  • promuovere posti di lavoro di qualità;
  • coordinare meglio le politiche a livello europeo e nazionale.

Clean industrial deal: obiettivi

Le nuove norme della Commissione europea puntano a imprimere un’accelerazione alla transizione energetica verso la decarbonizzazione dell’industria.

L’obiettivo consiste dunque nell’assicurare alla manifattura una conformità e un’opportunità di implementare le tecnologie pulite in Europa, all’insegna del complesso equilibrio di rilanciare la crescita in Ue e realizzare una politica economica a livello europeo, senza sacrificare la sostenibilità digitale e dunque senza ipotecare i diritti sociali e i traguardi prefissati legati all’ambiente.

L’iniziativa punta a generare risparmi per 8 aziende su dieci pari a 6,3 miliardi annui, consentendo la capacità di mobilitare ulteriori investimenti pubblici-privati per 50 miliardi di euro.

Clean industrial deal, i tempi

Bruxelles ha proposto il primo di una serie di revisioni che, secondo il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, dovrebbero liberare circa l’80% delle imprese da onerosi obblighi:

  • la direttiva per la rendicontazione finanziaria sul versante della sostenibilità (Csrd);
  • la direttiva per il controllo qualità delle catene produttive (Csddd);
  • il dazio ambientale (Cbam o Carbon Border Adjustment Mechanism) per l’esenzione dal pagamento della tassa del 90% delle piccole attività di import di merci (a tal fine la nuova soglia cumulativa annua sarà fissata a 50 tonnellate per importatore): la tassa commerciale riguarderà comunque oltre il 99% delle emissioni in questo campo.

La revisione dei testi prevede, in particolare, slittamenti dell’entrata in vigore, riduzione del perimetro applicativo, sforbiciata degli oneri. Nei 27 Paesi dell’Unione europea l’agenda pro business si declinerà in semplificazioni vere e proprie.

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Le tempistiche del Clean Industrial Deal

Entro giugno 2025 la Commissione europea ha previsto questa serie di semplificazioni delle norme sugli aiuti di Stato per decarbonizzare.

Molte di queste proposte avranno necessità di un’approvazione da parte del Consiglio e del Parlamento europeo.

Prospettive future del Clean industrial deal

Con il Clean industrial deal, la Commissione europea non mina nessun obiettivo o prospettiva green, secondo la vicepresidente Teresa Ribera, ma punta a far emergere un’industria che rispetti l’ambiente e si specializzi nel contrasto ai cambiamenti climatici.

Oltre al nuovo quadro regolamentare degli aiuti di Stato, fra le altre proposte, spicca infine quella di una banca destinata a decarbonizzare l’industria.

Con questa strategia l’Unione europea mira ad essere “competitiva sul piano economico, rispettosa sul fronte climatico ed indipendente per quanto riguarda l’energia“, come ha efficacemente sintetizzato il commissario Wopke Hoekstra. Il tutto, grazie alla semplificazione ed accelerazione dei progetti green, rinnovabili e decarbonizzazione industriale, assicurando al contempo la capacità produttiva di tecnologie sostenibili.

L’Europa vuole semplificare le sue regole e sa riformarsi, senza motosega (con un riferimento al presidente argentino Javier Milei e al tycoon Elon Musk, ndr), ma con uomini e donne competenti, che ascoltano gli attori economici“, ha concluso il vicepresidente della Commissione europea responsabile per l’Industria, Stéphane Séjourné.



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