Centri in Albania, poliziotti in servizio denunciano ritardi negli stipendi, ma il Viminale smentisce

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26 Febbraio 2025



23:11

In attesa della sentenza della Corte europea, il governo tira dritto sui centri per migranti in Albania. Gli agenti di polizia impiegati in quelle strutture lamentano però ritardi nei pagamenti degli stipendi, ritardi che partono addirittura da agosto 2024. Ma il Viminale smentisce con una nota: “Notizie sono destituite di ogni fondamento”.

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Il progetto dei centri in Albania continua a fare acqua, ma il governo non intende arretrare, in attesa in attesa della sentenza della Corte di giustizia europea che arriverà tra fine maggio e inizio giugno. Per Meloni però si presenta una nuova magagna da risolvere, e questa volta la sua spina nel fianco sono gli agenti di polizia impiegati nelle strutture di Shengjin e Gjader, progettati per accogliere i migranti dall’Italia, che sono al momento vuoti, e che potrebbero essere riconvertiti in Cpr (anche se per il momento questa non è nient’altro che un’ipotesi). Il Silp Cgil, il sindacato dei lavoratori di polizia, ha denunciato con una lettera il ritardo nel pagamento degli straordinari degli agenti impiegati nei centri, che sono stati costretti ad anticipare le spese per la missione.

In una lettera indirizzata al Dipartimento della pubblica sicurezza, il sindacato ha evidenziato “criticità inaccettabili”. “I ritardi nei pagamenti per la missione in Albania che partono addirittura da agosto 2024 – ha dichiarato Pietro Colapietro, segretario generale del Silp – sono scandalosamente gravi. Le lavoratrici e i lavoratori in divisa, impegnati in un servizio delicato e lontano dalle loro famiglie, si trovano a dover anticipare spese significative, senza la garanzia di un rimborso tempestivo. Questa situazione, aggravata da una narrazione mediatica fuorviante che ha talvolta dipinto questa missione come ‘vacanze retribuite’, è profondamente ingiusta e denota una totale mancanza di rispetto per il sacrificio dei nostri operatori”.

Il ritardo nel pagamento degli straordinari, il cosiddetto ‘terzo basket’, per il sindacato, “aggrava ulteriormente la situazione, creando disagio per tutto il personale della Polizia di Stato. A ciò si aggiunge l’incertezza legata al mancato recepimento del contratto 2022-2024, che contribuisce a un clima di precarietà diffuso. Chiediamo – ha aggiunto Colapietro- al Dipartimento della pubblica sicurezza chiarezza immediata e la risoluzione tempestiva di queste problematiche. Il Sillp Cgil vigilerà attentamente sull’evolversi della situazione e intraprenderà tutte le azioni necessarie per tutelare i diritti dei propri iscritti e di tutti i colleghi”.

Opposizioni all’attacco: “Poliziotti senza paga? Doppia beffa”

“La vergogna dei centri per migranti in Albania si arricchisce giorno dopo giorno di altre perle. Non solo violano le leggi e le convenzioni internazionali; non solo sono uno sperpero ingente di risorse dei contribuenti; non solo restano sostanzialmente chiusi o tramutati in canili; oggi scopriamo, grazie ad una denuncia del sindacato Silp-Cgil, che i poliziotti italiani impegnati nella vigilanza non ricevono neanche il giusto compenso per la loro attività. Ritardi sui pagamenti degli straordinari, ma anche sulle altre voci della busta paga”, ha detto il deputato democratico, Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito Democratico. “Per il trattamento di missione all’estero, ad esempio, hanno ricevuto solo un acconto dall’agosto 2024 e nulla più. Si tratta di un trattamento inaccettabile per un personale che si è trovato senza colpa anche al centro di polemiche mediatiche proprio per la condizione di sostanziale inutilità della presenza in Albania. Il governo intervenga subito per mettere fine a questa doppia beffa e, soprattutto, faccia marcia indietro su un’operazione inutile, costosa e disumana”.

“Oggi il Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia della Cgil denuncia con forza la grave situazione di precarietà economica che affligge il personale della Polizia di Stato. È l’ennesima dimostrazione di come dal governo Meloni sia arrivata solo tanta retorica sciorinata in pompa magna e che dopo due anni è già evaporata – ha commentato il deputato M5S Pasqualino Penza, componente della commissione Affari Costituzionali della Camera – I poliziotti denunciano i ritardi nell’applicazione del contratto 2022-2024, che già è stato firmato con enorme ritardo e con aumenti in busta paga del tutto insufficienti rispetto all’inflazione che ha falcidiato i lavoratori negli ultimi anni. Gravissimo anche il ritardo nei pagamenti per la missione Albania: il governo non pensi di far pagare i suoi errori politici ai lavoratori delle forze dell’ordine che svolgono il loro dovere con coscienza”.

“Il protocollo Albania è un conclamato fallimento – ha proseguito il deputato pentastellato – ma chi è andato in missione lì deve avere quanto gli spetta e non essere costretto ad anticipare le spese. Inaccettabile anche il mancato pagamento degli straordinari eccedenti. In questo quadro disastroso ricordiamo che da fonti sindacali apprendiamo che nella Polizia mancano oltre 10mila agenti rispetto alla pianta organica, gli stessi che mancavano un anno fa. Anche su questo i ripetuti annunci del ministro Piantedosi e di altri esponenti del Viminale si sono rivelati le bugie che già avevamo denunciato: senza stanziamenti nelle leggi di Bilancio i vuoti in organico non si colmano e il governo fa solo il gioco delle tre carte con le assunzioni già previste e quelle finanziate da governi precedenti”.

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La smentita del Viminale: “Niente ritardi”

Con riferimento al “lamentato ritardo dei pagamenti del trattamento di missione a favore dei poliziotti impegnati in Albania, che li vedrebbero dover anticipare spese significative senza garanzia di un tempestivo rimborso”, comunicato da un sindacato di polizia alla stampa, il dipartimento della Pubblica sicurezza precisa che le notizie sono destituite di ogni fondamento. Secondo il dipartimento del Viminale infatti, il personale della polizia di Stato in servizio nella missione in Albania usufruisce di vitto e alloggio a totale carico del dipartimento della Pubblica sicurezza. Inoltre, ai dipendenti interessati sarebbe concessa un’anticipazione nella misura del 50% dell’indennità di missione; il saldo viene regolarmente liquidato alla definizione della pratica amministrativo contabile, viene spiegato.

L’udienza della Corte di giustizia Ue: perché la Commissione ha dato ragione all’Italia

Ieri si è svolta l’udienza della Corte di giustizia europea, a cui si sono rivolti i tribunali italiani che si sono occupati dei migranti trasferiti in Albania, per chiedere chiarimenti su quali richiedenti asilo debbano essere considerati provenienti dai “Paesi sicuri”. La Corte di Lussemburgo deve esaminare i ricorsi pregiudiziali presentati dai giudici italiani, che finora non hanno riconosciuto la legittimità dei fermi disposti nei confronti dei migranti soccorsi nel Mediterraneo e trasferiti in Albania, perché provenienti da Paesi che il governo italiano ritiene sicuri, in particolare Egitto e Bangladesh.

Ieri però il governo Meloni ha incassato sostanzialmente l’endorsement della Commissione europea. L’esecutivo Ue, cambiando linea, si è detto disposto ad accettare che la direttiva 2013/32 sulle procedure d’asilo “consenta agli Stati membri di designare Paesi d’origine come sicuri” anche “prevedendo delle eccezioni per categorie di persone”, ha spiegato ieri l’avvocata della Commissione Flavia Tomat, durante l’udienza sul protocollo Italia-Albania alla Corte di giustizia Ue.

Bruxelles dunque, contrariamente a quanto ha sostenuto in precedenza, ha evidenziato che le norme “non impediscono di designare un Paese d’origine come sicuro quando la sicurezza non è garantita” nel suo complesso “per determinate categorie di persone”, ha spiegato l’avvocata, precisando che questi gruppi devono comunque “essere ben identificabili”.

Meloni ha ribadito che il nodo dei Paesi sicuri è “cruciale”, per le politiche migratorie. Lo ha ribadito oggi durante le dichiarazioni alla stampa insieme al primo ministro svedese, Ulf Kristersson, a Palazzo Chigi, sottolineando che la Svezia è una delle nazioni “che stanno supportando la posizione del governo italiano di fronte alla Corte di giustizia europea sulla questione dei Paesi sicuri” e il protocollo d’Italia Albania “perché la questione dei Paesi sicuri è cruciale, non solamente per l’Italia, non solamente per il protocollo d’Italia Albania: è cruciale per riuscire a portare avanti una politica europea sui migranti che sia più efficace”.





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