L’AQUILA – Scoppia la polemica all’Aquila dopo l’iniziativa del Blocco Studentesco che, come in diverse scuole d’Italia, oggi ha portato nelle classi striscioni con scritta la frase “Antifascismo = mafia”.
“Il Convitto con i Licei annessi è da sempre un luogo istituzionale in cui l’educazione alla legalità, il rispetto della Costituzione, i valori della cittadinanza attiva e della democrazia, l’uso consapevole dei social e il rispetto delle norme sono i pilastri su cui si fonda l’apprendimento e ogni attività educativa”, ha commentato la dirigente del Convitto nazionale ‘Domenico Cotugno’ Serenella Ottaviano.
La dirigente diffida “tutti coloro che hanno utilizzato o utilizzeranno l’Istituzione scolastica per attività non autorizzate”, dichiarandosi pronta a tutelare l’immagine della scuola. “In particolare – si legge in una nota ufficiale – per attività che disonorano, mortificano e danneggiano una scuola pubblica, plurale e accogliente, che ha sempre garantito l’espressione libera e civile delle opinioni, nel rispetto delle norme”.
L’episodio ha suscitato reazioni anche al di fuori dell’istituto. La Cgil e la Rete degli Studenti Medi hanno definito l’azione “una provocazione mirata a influenzare negativamente le menti dei più giovani”.
Sulla vicenda è intervenuta Casapound Italia scrivendo in una nota: “Agli articoli degli organi di informazione sono seguiti i commenti sui social e persino le riflessioni giornalistiche di esperti pedagogisti, pronti come sempre a puntare il dito contro la debolezza di menti ‘facilmente condizionabili’. Non sono mancati, naturalmente, i comunicati sdegnati della CGIL e della Rete degli Studenti Medi, tutti concordi nel denunciare una ‘provocazione mirata a influenzare negativamente le menti dei più giovani’”.
“Non entriamo nel merito del contenuto dello striscione, se non per osservare che l’art. 416 bis del Codice Penale definisce associazioni di tipo mafioso quelle che ‘si avvalgono della forza di intimidazione […] e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, […] ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto […]’.
“Sabato 15 febbraio, a Padova – si legge ancora -, una trentina di teppisti antifascisti ha assaltato un banchetto regolarmente autorizzato di CasaPound Italia aggredendo i 5 militanti presenti, uno dei quali ha rischiato di perdere un occhio. L’azione è stata successivamente rivendicata dal centro sociale Pedro, con la motivazione che la città ‘ha un sano DNA antifascista e socialmente non accetta provocazioni di questo tipo’. Non dovremmo dunque definire l’azione antifascista di Padova, basata sulla violenza e la capacità intimidatoria del numero e sul dichiarato intento di ostacolare l’esercizio di libertà politiche costituzionalmente garantite, un’azione di carattere mafioso? Non dovremmo associare la parola ‘mafia’ alla sostanziale impunità garantita dai media, dall’establishment politico e culturale, talora persino dalle istituzioni, alle azioni violente condotte dell’antifascismo militante, soprattutto se paragonata alla repressione politico-giudiziaria e alla persecuzione mediatica operate contro i veri o presunti ‘fascisti’? Come altrimenti si dovrebbe definire questo misto di complicità, omertà, intimidazione?”.
“Per limitarsi a un confronto, basti pensare che nel novembre 2020 circa dieci ragazzi del Blocco Studentesco di Firenze furono denunciati da un Dirigente Scolastico, notoriamente legato al locale Partito Democratico, e sono ora sotto processo per ‘violenza e minaccia ad un corpo amministrativo dello Stato’ (pene previste dai 3 ai 15 anni di reclusione) per essersi limitati a lanciare dei volantini all’interno di una scuola; alcuni di loro hanno dovuto affrontare per questo due mesi di arresti domiciliari. I delinquenti antifascisti di Padova, invece, erano già tutti liberi la sera stessa dell’aggressione”.
“A questo proposito, ci permettiamo un’ultima riflessione in merito alla comunicazione effettuata dalla Dirigente Scolastica del ‘Cotugno’, tale Serenella Ottaviano, già nota alle cronache cittadine per aver fatto irruzione nel 2020 in Consiglio comunale al canto di ‘Bella Ciao’ insieme a vari rottami dell’antifascismo locale. La Dirigente, infatti, dall’alto del suo ruolo di educatrice non ha trovato di meglio che inviare una circolare a studenti, docenti, genitori e personale scolastico non solo per condannare quanto accaduto, ma anche per informare di essere ‘già in contatto con le autorità competenti affinché si proceda per accertare le responsabilità’”.
“Secondo la preside Ottaviano, insomma, la ‘comunità educante’ si costruisce non garantendo un confronto aperto e anche franco all’interno del corpo studentesco e tra gli studenti e le altre componenti dell’istituzione scolastica, ma sollecitando denunce penali contro qualche adolescente colpevole di aver espresso idee troppo lontane dal ‘politicamente corretto’. C’era un tempo in cui, facendosi forti della normativa, i Rettori impedivano alla Polizia di entrare nelle Università occupate e in preda alla contestazione; oggi, invece, le Presidi invitano la Polizia direttamente a scuola, per marchiare con la lettera scarlatta i dissenzienti e rovinare la vita a qualche ragazzino. Se fossimo nella preside Ottaviano, ci vergogneremmo un po’, anzi molto, per la bancarotta morale a cui sta conducendo la funzione educativa che dovrebbe incarnare, per l’insensibilità nel giocare con la vita di giovani persone che evidentemente hanno dato dimostrazione di troppa libertà”.
“Ci chiediamo poi: ma il reato quale sarebbe? Per carità, ci aspettiamo sempre grandi sorprese dalle ‘autorità competenti’, in questi tempi di sentenze delle Sezioni Unite della Cassazione sui ‘saluti romani’ bellamente disattese da certe Procure e di DASPO ‘fuori contesto’ assegnati a caso da certi Questori, ma insomma dovrebbe esserci un limite anche all’indecenza di pezzi di istituzioni che ormai si muovono in un ordinamento tutto loro e nell’abuso quotidiano della legge, con tanti saluti allo Stato di diritto. Vogliamo sperare che, almeno in questo caso, il buon senso e l’onestà intellettuale e professionale prevalgano”, conclude la nota.
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