CREMONA – Torna l’appuntamento con #DIRITTODICRITICA, l’iniziativa organizzata dal giornale La Provincia e da Fondazione Teatro Amilcare Ponchielli, che offre agli studenti delle scuole cremonesi la possibilità di esprimere il loro giudizio motivato e argomentato sugli spettacoli in cartellone al Ponchielli. Protagonista di questo appuntamento Kohlhaas’
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BENEDINI RICCARDO – 4 LICEO SCIENTIFICO ASELLI
Marco Baliani al Ponchielli ha messo in scena “Kohlhaas”, dal racconto “Michele Kohlhaas” di Heinrich Von Kleist, riscritto insieme a Remo Rostagno, con la regia di Maria Maglietta. La produzione è della compagnia “Casa degli Alfieri”.
Michele Kohlhaas, proprietario di una grande scuderia, mentre si reca a Dresda per vendere alcuni suoi cavalli viene interrotto da un signore che chiede in pegno due dei suoi cavalli preferiti. Kohlhaas accetta, ma in seguito si renderà conto di essere stato vittima di uno scherzo, trovando i suoi due cavalli in condizioni pietose.
Il protagonista non si dà per vinto e si rivolge ad un avvocato per chiedere giustizia. In un primo momento sembra aver successo, ma subito dopo l’avvocato stesso gli consiglia di ritirarsi. Kohlhaas non demorde e decide si farsi giustizia da sé inseguendo di città in città il signore che gli aveva preso i cavalli e, per questo suo agire, subirà pesanti conseguenze.
Luci troppo deboli e scenografia del tutto assente, anche se la presenza di qualche elemento scenografico avrebbe potuto rendere la narrazione più avvincente e avrebbe favorito maggiormente l’immedesimazione del pubblico. Molto apprezzata la metafora dell’attore narrante. Questi descrive il cuore del protagonista perforato da aghi che lo lacerano di continuo causandone la sofferenza. La tematica principale della narrazione, infatti, è la giustizia e Kohlhaas soffre perché non è tutelato da essa.
Attore molto coinvolgente che è riuscito, pur rimanendo sempre seduto, a ricreare scene e rumori, come il galoppo dei cavalli, che ravvivano la concentrazione degli spettatori. Ritmo abbastanza lento che, però, non causa la disattenzione del pubblico grazie alla breve durata dello spettacolo.
Spettacolo rapido ma molto profondo, che sicuramente suscitata nel pubblico riflessioni su temi delicati e attuali.
GANDAGLIA JACOPO- 4 LICEO SCIENTIFICO ASELLI
Una sedia al centro del palcoscenico, tutte le luci puntate su questa, fondale completamente nero: sembra tutto pronto per un terzo grado più che per uno spettacolo teatrale al. Eppure è proprio così: tutto il resto è affidato alla coinvolgente narrazione di Marco Baliani, che orgogliosamente per la 1154a volta porta in scena Kohlhaas, spettacolo che è nei teatri dal 1989. La storia è tratta dall’omonimo libro di Heinrich von Kleist e narra di un mercante di cavalli che si trova faccia a faccia con la giustizia corrotta della Germania del ‘500, tentato dagli affetti, dalle ambizioni altrui, dal destino di cedervi una volta per tutte. Lo scalpito dei cavalli, i colpi, fisici e morali, subiti dal protagonista, la profezia di una vecchia zingara: nulla sembra impossibile da ricreare per Baliani, a cui non serve altro che la sua voce e il suo corpo per dar vita alla pioggia che bagna i cavalli, alla calca che sgomita per vedere l’imperatore, al fumo e al fuoco delle città distrutte dalla giusta/ingiusta vendetta di Kohlhaas. Sono richieste ottime capacità immaginative e la volontà di farsi trasportare da Baliani in una nuova dimensione. Una volta raggiunta, la nuvola che avvolge il recinto dei suoi cavalli, l’albero in mezzo alla strada che per la prima volta apre una ferita nel cuore del protagonista appaiono nitidamente davanti agli occhi, anche se in maniera diversa per ciascuno. Il maggior contributo di Baliani al racconto risiede proprio in queste due immagini, il fil rouge, l’essenza dell’intera vicenda: da un lato il recinto che rappresenta il cuore di Kohlhaas, e che lo è a tutti gli effetti, dall’altro lo strappo generato dall’ingiustizia che si aprirà sempre più e col quale si chiuderà anche la storia: sarà ricucito oppure no?
In uno spettacolo a dir poco inusuale, precursore del teatro di narrazione, Baliani trasmette ogni singola sfumatura di ciascun personaggio al pubblico, quasi invitandolo ad un gioco in cui è la storia stessa a trasportare lo spettatore verso il teso finale. Più che meritati gli applausi, interrotti da lui stesso con un gesto a suo dire “suicida” per un attore, ma solo per qualche accenno sulla storia dello spettacolo: una profonda ricerca sullo spirito riflessivo del pubblico che solo attraverso questa stimolazione del suo lato immaginativo si sarebbe potuta raggiungere.
GHIDETTI EVA MARIA – 4 LICEO ARTISTICO STRADIVARI
Martedì sera, nel Teatro Amilcare Ponchielli cala un buio profondo, un silenzio assordante, e l’intera sala si avvolge in un’atmosfera intima. L’unica fonte di luce si ha sul palco, come un faro nel bel mezzo del mare. Non si avverte nessuna melodia, solo lo scalpitare di piedi contro il pavimento.
È così che Marco Baliani si presenta sul palco, pronto a narrarci la storia di Michele Kohlhaas, con la sua esperienza teatrale e narrativa, nel suo mondo di visioni e poetica, come ci tiene a precisare.
Ed è con questa arte del “bel composto”, che l’interprete Baliani, rielabora e rende viva, con la sua
presenza ipnotica sul palco, la vicenda di cronaca realmente accaduta nel 1500, raccontata in precedenza da Heinrich von Kleist, drammaturgo del Settecento. Durante lo spettacolo Baliani si immedesima, con anima e corpo, nella figura di Michele Kohlhaas, un allevatore di cavalli, privato dei suoi diritti e schiacciato dai potenti. Nella storia stessa possiamo riconoscere una metafora della
vita, ma lui la accentua paragonando la palizzata dei suoi morelli belli, forti e sani al recinto del suo
cuore, dando loro una centralità spirituale. L’equilibrio si interrompe, lo stato d’animo dello stesso
attore si contrista, quando l’unica certezza di Kohlhaas gli viene sottratta, ora, al posto del cuore, ha
una voragine buia, nera e cupa. Il teatro alla fine della narrazione si anima di applausi per Marco
Baliani che è riuscito a mettere in scena l’instabilità dell’esistenza, del ciclo storicista senza fine,
solo grazie alla sua voce. Una mostra affianca lo spettacolo, realizzata dagli studenti del Liceo Artistico Stradivari, con l’intento di realizzare installazioni che seguissero il flusso della storia, e l’evanescenza del presente. Giocando con ombre, luci e suoni di sottofondo, i giovani artisti sono riuscita estrapolare il significato recondito del racconto. Baliani ringrazia gli studenti ed il loro professore che li ha affiancati, il professore. Ferdinando Ardigò, e chiude la serata paragonando questa mostra alla paglia per il recinto dei cavalli di Kohlhaas.
GHISOTTI VERDIANA – 3 LICEO CLASSICO MANIN
Una sedia in mezzo al palco, il buio in sala e i riflettori accesi: questo è ciò che é bastato a Marco Baliani la sera del 18 febbraio per portare in scena “Kohlhaas” al teatro Ponchielli di Cremona.
Il racconto ottocentesco di Heinrich von Kleist è stato riproposto sotto forma di spettacolo di narrazione, una particolare modalità teatrale, nata alla fine del XX secolo grazie proprio allo stesso Baliani, primo a sperimentarla.
Si tratta di una vicenda realmente accaduta nella Germania del 1500, la storia di Michele Kohlhaas, un allevatore di cavalli che, alle prese con una società ingiusta dove i potenti hanno la meglio e il diritto è solo una parola scritta sui manuali, decide, in seguito a un sopruso subito da un ricco signore locale, di ribellarsi e formare una sommossa per chiedere giustizia. Questa situazione, tuttavia, finisce per sfuggire di mano e le poche decine di contadini analfabeti armati di forconi diventano presto una massa caotica di migliaia di uomini uniti per il solo gusto di creare disordini e dare fuoco a città, senza più nemmeno sapere per che ideale si stesse combattendo.
É proprio questa la tematica centrale dello spettacolo, nonché il motivo per cui Baliani ha scelto di eseguirlo. Partendo dalla propria esperienza egli prende questa storia e la ‘fa sua’, affrontandone le dinamiche e le tecniche con abilità e sapienza e mettendole a confronto con il nostro essere di oggi, in un percorso di crescita continuo e che coglie il cuore di una esperienza. Il risultato é questa ‘lezione’ che è un po’ a metà fra il viaggio e il racconto, una esibizione brillante che incanta il pubblico, affascinato dalla maestria e dal talento dell’attore, in grado di offrirci un importante momento di riflessione su una tematica che dovrebbe essere portata all’attenzione sempre più spesso e su cui bisognerebbe compiere un lavoro di sensibilizzazione, soprattutto nei più giovani. Si tratta appunto della tematica dei soprusi che, non risolti per le vie del diritto, portano a rivolte nel nome di un’ideale di giustizia sociale e naturale, culminando in violenze sempre più incontrollabili e arrivando a insanguinare piazze e città, come ha sperimentato la generazione dell’attore.
Una serata piacevole e istruttiva, uno spettacolo apprezzato calorosamente dal pubblico, che a fine serata omaggia Baliani con una standing ovation.
GREGORIO RICCARDO – 5 LICEO ARTISTICO STRADIVARI
Solo, seduto su una sedia, circondato dal buio, così Marco Baliani si è presentato agli spettatori martedì 18 febbraio sul palcoscenico del teatro Ponchielli di Cremona.
Queste le caratteristiche del teatro di narrazione, del quale Baliani è stato, fin dagli anni 80, un significativo esponente .
Kohlhaas, firmato da Marco Baliani e Remo Rostagno, è un monologo della durata di 75 minuti, liberamente ispirato all’omonimo racconto di Heinrich von Kleist, il quale narra di un fatto di cronaca realmente accaduto nella Germania del 1500.
Lo spettacolo ha debuttato per la prima volta nel 1990, ha superato da poco le 1100 repliche, e nel tempo è mutato, così come ha fatto lo stesso Baliani (il quale, come da lui simpaticamente confessato alla fine, quando lo portò in scena per la prima volta aveva “molti più capelli”). E mutando si è arricchito delle emozioni e dell’esperienza, teatrale e narrativa, dell’attore, che col tempo lo ha fatto sempre più suo, aggiungendo metafore come quella sul cerchio del cuore paragonato al cerchio del recinto dei cavalli, che torna più volte nella narrazione. Nonostante ci sia una scenografia essenziale, Baliani è in grado di riempire lo spazio attorno a sé con la sua gestualità, di riempire i silenzi con le espressioni del volto e di creare lui stesso gli effetti sonori, sbattendo i piedi all’arrivo dei cavalli, colpendosi il petto ogni volta che un personaggio viene ferito in battaglia.
Kohlhaas è un allevatore di cavalli che, vittima di un sopruso, decide di farsi giustizia da solo dopo che le istituzioni non agiscono per fare lo stesso. Il tema trattato, nonostante faccia riferimento ad una storia di diversi secoli fa, è di estrema attualità, e ci aiuta a riflettere sulla concezione della giustizia, facendoci domandare fino a che punto sia giusto farla da sé.
Il pubblico è entusiasta: non mancano complimenti a voce alta e fischi di apprezzamento. Baliani ha dimostrato di avere ancora molto da comunicare al suo pubblico, che per 75 minuti viene trasportato in un’altra dimensione, e riesce a vivere il racconto in prima persona.
TOZZI CATERINA – 4 LICEO SCIENTIFICO ASELLI
Marco Baliani, attore narratore, la sera del 18 febbraio, apre il recinto del suo cuore con la coinvolgente storia di Kohlhaas, che ha ormai superato le 1153 repliche. Lui, solo, seduto su una sedia e immerso nel buio del teatro, sfida la maestosità del palco Ponchielli. La scenografia, vuota, è riempita dall’occhio del singolo con immagini di fantasia stimolate dalla magistrale capacità dell’attore di catturare l’attenzione con mimica, suoni e frasi; “Guarda!”, ripete spesso l’interprete per non annoiare lo spettatore. Il racconto apparentemente semplice, ispirato a un fatto di cronaca scritto da Heinrich von Kleist, è invece reso appassionante da domande morali sospese e critiche implicite ai meccanismi di una società, seppur del 1500, ancora estremamente attuali. È indagato un tema, che visibilmente appassiona ed è caro all’attore, moderno e controverso: fino a che punto si può combattere per la giustizia senza cadere nell’ingiusto? Kohlhaas, vittima della crudeltà dei potenti, avvia, senza esserne consapevole, un movimento di “giusti” che, per vendicarsi dei soprusi subiti, mettono a “ferro e fuoco” ogni città che si oppone al loro avvento. Egli, il cui cuore era stato strappato da un’ingiustizia, tentando di far rispettare i valori della legge, infrange la stessa, incrinando ancora quello che Marco Baliani chiama il cerchio del diritto. La vita narrata è quella di Kohlhaas, ma potrebbe essere quella di chiunque; a lui sono stati sottratti i cavalli, un servo, la moglie e infine la vita perché ha combattuto per un ideale ma, generalizzando l’accaduto, ognuno potrebbe in parte rispecchiarsi nei valori che lo smuovono. Sentimenti umani e concreti quelli narrati attraverso l’incessante flusso di pensieri e la cui immedesimazione è favorita dall’alternarsi di dialoghi diretti e indiretti. Non un attimo di silenzio a interrompere la linearità del racconto, non un’esitazione del teatrante, durante lo spettacolo; un lungo e sincero applauso del pubblico conclude infine la rappresentazione. Una denuncia alla forza “sempre bella, se sicura di vincere” e un omaggio al valore perenne della giustizia, sottolineato dalla coerenza finale di Kohlhaas nello scegliere di non salvarsi, sono stati i due grandi protagonisti della memorabile serata.
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