La Colpa È Dei Giornali E Social?

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Quanto costa la tolleranza zero nei confronti delle celebrità? Le vogliamo perfette, godiamo delle loro cadute. Un errore qualunque, una deviazione dalla morale comune o dal senso del pudore, ed è subito commenti beceri, opinioni non richieste, argomentazioni distruttive. Olimpionici di dito puntato. Ma quando si arriva alle tragedie, a cosa sono servite davvero le scorie critiche contro le celebrità? In Corea del Sud il tema è molto sentito dopo la morte di Kim Sae-ron, attrice 24enne trovata senza vita nel suo appartamento di Seoul, protagonista involontaria di uno dei casi di massimo dibattimento del ruolo sociale dei vip come catalizzatori di ingiusto sfogo pubblico. Nonché del ruolo di piattaforme social e giornali come alimentatori di odio gratuito.

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THE FACT//Getty Images

Kim Sae Ron nel 2019

Kim Sae-ron era diventata famosa da bambina ed era considerata una brillante stella in ascesa dell’appassionante cinema sudcoreano, almeno fino a qualche anno fa. Nel 2022, dopo un incidente automobilistico per guida in stato di ebbrezza, per Kim Sae-ron era cominciata una triste parabola personale e professionale: la stampa l’aveva duramente attaccata per aver causato l’incidente e sui social era stata ridicolizzata. Di fronte al cambio di paradigma dell’opinione pubblica, che aveva cominciato a dedicarle una copertura mediatica sempre più critica e negativa, Kim Sae-ron aveva perso degli ingaggi e si era ritrovata in difficoltà finanziarie. Aveva ammesso di avere problemi economici, per sostenersi aveva accettato il lavoro in una caffetteria, pure per pagare la sostanziosa multa comminatale dopo l’incidente (200 milioni di won, circa 135mila euro), ma ogni titolo di giornale le si ritorceva contro. Kim Sae-ron aveva espresso ai giornalisti i suoi timori, sostenendo anche che molti articoli sulla sua vita privata fossero falsi, ma nessuno si era schierato a suo favore. Dopo aver tentato un ritorno al suo mestiere in teatro, e aver ripreso a recitare su set indipendenti, Kim Sae-ron non aveva smesso di essere attaccata ad ogni minima apparizione: la criticavano perché sorrideva, perché usciva con gli amici, perché non mostrava rimorso per quel lontano incidente, come riporta l’Associated Press nella ricostruzione. Il 16 febbraio 2025, l’epilogo più orribile: un’amica ha trovato la giovane attrice morta in casa. Nessun segno di effrazione o violenza, nessun biglietto.La polizia di Seoul ha fatto sapere di aver rubricato la morte come suicidio.

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Il fallout mediatico alla morte di Kim Sae-ron è stato immediato, e con un altro rovesciamento di paradigma nei suoi confronti. I principali quotidiani del paese hanno impostato una linea editoriale contro i ripetuti commenti negativi ai danni dell’attrice, pubblicando editoriali di critica a certi comportamenti. Non si sono assunti la responsabilità, però, di averli anche alimentati. L’unico quotidiano a sottolineare come anche il ruolo dei media possa aver influito sulla morte della giovane attrice è stato l’Hankook Ilbo, che ha mostrato come molti dei giornali del paese abbiano continuato l’opera di distorsione delle informazioni sulla vita di Kim Sae-ron pubblicando titoli fuorvianti, quando non morbosi, su di lei. Anche l’organismo di controllo Citizens’ Coalition for Democratic Media ha criticato le organizzazioni giornalistiche per aver dato la colpa ai social media senza considerare i loro “reportage sensazionalistici e provocatori”: la colpa è di tutti, indistintamente, senza concorsi. Su alcuni giornali, riporta sempre l’AP, sono state ricordate anche le morti violente di altre celebrità, come le cantanti di K-pop Seol-li e Goo Hara (che si sono tolte la vita nel 2019) e dell’attore Lee Sun-kyun, celebre per il suo ruolo nel film Oscar Parasite, anche loro duramente attaccati in vita per aver tenuto comportamenti poco consoni alla morale comune: in Corea del Sud, come pure in altri paesi, è facile essere sbattuti in prima pagina semplicemente ammettendo di avere rapporti complessi con le droghe e l’alcol, o dichiararsi vittime di burnout. In Italia cantanti come Sangiovanni, Gazzelle e la vincitrice di Sanremo 2024 Angelina Mango, hanno preso lunghe pause dalla musica per dedicarsi alla propria salute mentale, e nonostante le ammissioni e le richieste di pace, sono stati massacrati persino da molti fan. Alle celebrità non è concesso avere problemi, e nemmeno ai non famosi, in realtà. La richiesta di perfezione è una costante anche per le persone comuni. Basta un niente per vedersi ritorcere contro la propria ricerca di serenità.

Nel dibattito divampato tra giornali e social la salute mentale, gravata dalla pressione opprimente (che lo status di celebrità contribuisce ad acuire), è un’osservata speciale. Ma le lenti sociali non sembrano inquadrarla benissimo, la cultura è ancora lontana dal riconoscere la necessità di non scegliere i capri espiatori. Kwon Young-chan, una ex comica sudcoreana che ha fondato un’associazione per sostenere i vip con problemi di salute mentale (di cui nel paese si parla poco e con molti stigmi e pregiudizi), è rimasta accanto alla famiglia di Kim Sae-ron durante il tradizionale funerale di tre giorni, e ha detto ai giornali che per le celeb è difficile contrastare la distruzione di un’immagine pubblica duramente costruita, e che gli attacchi sono spesso sensazionalistici, non sempre veri, e volti ad attirare clic più che a informare realmente. Ha aggiunto che la famiglia dell’attrice sta prendendo in considerazione un’azione legale nei confronti di uno youtuber da centinaia di migliaia di iscritti, per aver diffuso notizie infondate e negative su Kim Sae-ron. Per far riflettere, ancora, sul potere delle parole.

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