Il nucleare genererà un livello record di elettricità nel 2025. Sono in costruzione, a livello globale, più di 70 Gw di nuova capacità con oltre 40 Paesi nel mondo che hanno piani per espandere il ruolo del nucleare nei loro sistemi energetici.
Ma la nuova era per l’energia richiederà ingenti investimenti. In uno scenario di rapida crescita, gli investimenti annuali dovrebbero raddoppiare a 120 miliardi di dollari già entro il 2030. E le risorse non possono essere solo pubbliche, ci vorrà anche l’impegno del settore privato.
I numeri provengono dal report The Path to a New Era for Nuclear Energy, realizzato dall’Aie (Agenzia internazionale per l’Energia) e presentato giovedi 20 dal direttore esecutivo, Fatih Birol, a Roma nella sede di Confindustria alla presenza del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin.
La (nuova) mappa globale del nucleare
Come seconda fonte mondiale di elettricità a basse emissioni dopo l’energia idroelettrica, il nucleare oggi copre poco meno del 10% della produzione globale. L’uso crescente dell’elettricità in tutti i settori (dall’industria delle auto, fino ai data center) sta accelerando la crescita della domanda, destinata ad aumentare sei volte più velocemente del consumo complessivo nei prossimi decenni.
La maggior parte della capacità nucleare esistente oggi si trova nelle economie avanzate, ma molti di questi impianti sono stati costruiti decenni fa. Nel frattempo, la mappa globale del nucleare sta cambiando, con la maggior parte dei progetti in costruzione in Cina, che è sulla buona strada per superare sia gli Stati Uniti sia l’Europa in capacità nucleare installata entro il 2030.
Anche la Russia è un attore importante nel panorama tecnologico nucleare. Dei 52 reattori che hanno iniziato la costruzione a livello mondiale dal 2017, 25 sono di progettazione cinese e altri 23 russa. Allo stesso modo, il report mostra come la produzione e l’arricchimento dell’uranio, il combustibile utilizzato nei reattori nucleari, siano altamente concentrati. «Oggi più del 99% della capacità di arricchimento si svolge in quattro paesi fornitori, con la Russia che rappresenta il 40% della capacità globale, la quota singola più grande», ha detto Birol.
Costi di produzione da abbattere
L’innovazione nella tecnologia nucleare sta contribuendo a guidare lo slancio per i nuovi progetti: tra questi ci sono gli Smr, centrali nucleari di taglia minore che nel tempo potrebbero richiedere costi di finanziamento inferiori. Con il giusto supporto, le installazioni di Smr potrebbero raggiungere 80 GW entro il 2040, rappresentando il 10% della capacità nucleare globale complessiva. Tuttavia il successo della tecnologia e la velocità di adozione dipenderanno dalla capacità dell’industria di ridurre i costi entro il 2040 a un livello simile a quello dei grandi impianti idroelettrici e eolici offshore.
Data la scala degli investimenti infrastrutturali richiesti, il lancio di nuovi progetti nucleari non può fare affidamento esclusivamente sui finanziamenti pubblici. L’analisi dell’AIE mostra che garantire la prevedibilità dei flussi di cassa futuri è fondamentale per ridurre i costi di finanziamento e attrarre capitali privati nel settore nucleare.
A che punto è l’Italia? Pichetto ha pronto un ddl, ma bisognerà aspettare l’autunno
Per l’Italia la parola va al ministro Pichetto Fratin che sfutta l’occasione per annunciare i progressi del Paese in materia. «Il disegno di legge delega sul Nucleare è pronto, andrà in un prossimo Consiglio dei Ministri», ha detto. «Nel frattempo stiamo lavorando con il ministero dell’Economia sul decreto bollette. Può anche darsi che arrivino insieme. Deve bollinarlo il Mef, non so se lo farà insieme. Diciamo dieci giorni. Questo è il percorso che diamo al disegno di legge delega che è a Palazzo Chigi per una verifica della forma legislativa e quindi nel giro di poco sarà approvato». Sicuramente, per Pichetto, «l’ente regolatore resta Arera e deve essere uno solo. Si tratta sempre di produzione di energia. Mi auguro che il parlamento riesca con il giusto dibattito tra Camera e Senato ad approvare la delega entro l’autunno. Lungi da me mettere limiti al Parlamento».
Gas: Pichetto, non abbiamo problemi di stoccaggio
«Sugli stoccaggi, sono scesi certamente, ma siamo al 20 febbraio e abbiamo stoccaggi superiori alla media europea, superiori rispetto a quasi tutto paesi. Questo determina che non abbiamo una preoccupazione di stoccaggio», ha spiegato Pichetto Fratin a margine del lancio del rapporto dell’Aie. «Naturalmente – ha aggiunto – dobbiamo lavorare sul riempimento per il prossimo inverno e la valutazione degli stoccaggi, a livello europeo, è di dire che può essere utilizzata l’ipotesi di riempimento come strumento di pressione sui prezzi. Perché se abbassassimo l’obiettivo stoccaggi ad un livello più basso, può essere 90% come ipotizzato, si avrebbe automaticamente una minor pressione sulla domanda e potrebbe determinarsi una riduzione del prezzo». (riproduzione riservata)
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