EQUITA, tra le principali investment bank indipendenti italiane, ha pubblicato il nono osservatorio sui mercati dei capitali, realizzato dal team di Investment Banking di EQUITA in partnership con l’Università Bocconi.
Presentati presso il Centro Svizzero in Milano – con un evento dedicato a cui hanno partecipato tra i vari speaker anche Barbara Lunghi (head of Primary Markets, Borsa Italiana), Stefano Caselli (dean, SDA Bocconi School of Management) e l’On. Giulio Centemero (Commissione Finanze, Camera dei Deputati) – i dati dell’Osservatorio hanno messo in evidenza i trend visti sui mercati azionari e obbligazionari nel corso del 2024, incluse le dinamiche che hanno coinvolto società emittenti, investitori e intermediari finanziari.
Andrea Vismara (in foto), amministratore delegato di EQUITA, ha commentato: “I dati della nona edizione dell’osservatorio sui mercati dei capitali e gli interventi istituzionali che abbiamo ascoltato oggi riassumono diversi importanti campanelli d’allarme. Il record negativo di delisting, il numero esiguo di IPO – di cui una sola sul mercato regolamentato – e le valutazioni a forte sconto delle small e mid caps rispetto alla media storica confermano la necessità di lavorare a una politica industriale articolata e concreta, come già proposto un anno fa con la pubblicazione del manifesto per lo sviluppo del mercato dei capitali. La semplificazione normativa in atto e le iniziative istituzionali che vedranno la luce nel corso dei prossimi mesi – come, ad esempio, il Fondo Nazionale Strategico Indiretto dedicato alle società a piccola e media capitalizzazione – sono un primo passo nella giusta direzione. Questo però non è sufficiente a risolvere le problematiche che affliggono il nostro settore. C’è bisogno di un piano strutturale a supporto dei mercati dei capitali per le imprese italiane, che includa anche iniziative di natura fiscale, per sostenere gli investitori e i pochi intermediari rimasti sul mercato italiano”.
A livello globale, l’anno appena concluso ha visto un’economia più resiliente del previsto, politiche monetarie più accomodanti da parte della FED, della BCE e della Bank of England, e una performance particolarmente positiva del mercato azionario americano, quest’ultimo guidato dal forte interesse per i titoli connessi all’intelligenza artificiale e per le aspettative post elezioni.
Focalizzandosi sul contesto italiano, nel 2024 le blue chips hanno continuato a sovraperformare le mid-caps, così come avvenuto l’anno precedente (FTSE MIB +12% vs FTSE Italia STAR -4%). Questa dinamica è il risultato del forte interesse da parte degli investitori per i titoli finanziari, che da sempre hanno un peso significativo nell’indice principale. I titoli a media e bassa capitalizzazione, invece, che per definizione risultano più sensibili alle politiche monetarie e ai tassi di interesse, hanno visto le valutazioni e la liquidità ridursi ulteriormente. A fine 2024, il price-to-earnings ratio a un anno (P/E 1Y Forward) su questi titoli era pari a c. 11x, ampiamente sotto la media degli ultimi 10 anni (16,7x).
Sul fronte delle emissioni azionarie sul mercato domestico, nel corso del 2024 queste si sono attestate a 8,6 miliardi di euro con 30 operazioni. Se confrontati con gli altri mercati finanziari europei, i dati dell’Italia si posizionano al quarto posto per valore complessivo di operazioni e al terzo posto per numero di emissioni, con una prevalenza di collocamenti accelerati (20 operazioni, 6,9 miliardi di euro) e aumenti di capitale (4 operazioni, 0,8 miliardi di euro). Ancora marginali invece le IPO, sia in termini di nuove ammissioni che in termini di risorse raccolte: 4 quotazioni con valore superiore a 10 milioni di euro – di cui una sola sul mercato regolamentato – e un totale di 144 milioni di euro raccolti, dato più basso registrato nel corso delle nove edizioni dell’Osservatorio. A questo si somma il record di de-listing con 29 società che hanno lasciato il mercato, 15 su Euronext Milan e 14 su Euronext Growth Milan, come conseguenza dei multipli compressi.
Per quanto riguarda il debito corporate italiano, il 2024 ha visto un interesse diffuso da parte delle società a valutare nuove emissioni sul mercato, soprattutto nella prima metà dell’anno. Le condizioni particolarmente supportive e le prospettive sui tassi hanno fatto sì che il 14% delle nuove emissioni di debito fossero sul mercato e l’86% tramite il canale bancario tradizionale. Nonostante l’Italia resti ben al di sotto della media europea, tale percentuale di operazioni di debt capital markets sul totale risulta in miglioramento rispetto alla media degli ultimi anni, segno che il mercato dei capitali viene considerato dalle aziende come una forma di finanziamento sempre più credibile.
L’Italia, con i suoi 45 miliardi di euro di corporate bonds emessi nel corso del 2024 e 78 operazioni – dati in crescita a doppia cifra rispetto al 2023 e al 2022 – si posiziona come il 4° paese del vecchio continente, preceduto da Francia (99 miliardi, 149 operazioni), Germania (122 miliardi di euro, 191 operazioni) e Regno Unito (124 miliardi di euro, 197 operazioni). Le emissioni investment grade hanno rappresentato il 58% del totale delle emissioni sul mercato italiano raccogliendo circa 26 miliardi (+21% rispetto all’anno precedente). Il segmento high yield è passato da 9 miliardi di euro a 16 miliardi (+35% rispetto all’anno precedente). Le emissioni not rated, invece, hanno raccolto 0,8 miliardi (in linea rispetto all’anno precedente).
Tema di attenzione sottolineato dai dati dell’Osservatorio è stato anche l’importanza degli investitori retail nelle recenti emissioni governative italiane e di corporate bonds, che hanno ricoperto un ruolo chiave sottoscrivendo parte delle emissioni.
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