Universi paralleli.
Come probabilmente in nessun’altra delle storie raccontate da queste parti, questa vicenda narra non solo di due persone ma di due modi di concepire la vita e di due mondi che in nessun modo si sarebbero potuti o dovuti incontrare.
Il primo è quello in cui, nel 1967, vede la luce una bambina di nome Gloria. Figlia unica, quando viene al mondo pesa appena 800 grammi e rimane in ospedale dalla fine di marzo ai primi di settembre perché non si sa sarebbe sopravvissuta. La piccola ce la fa e, come prevedibile, diventa il gioiello di una famiglia di cui definire i genitori protettivi è un eufemismo.
Gloria cresce a Castellamonte, 40 km a nord di Torino, ed è di carattere mite, gentile e disponibile ma anche molto chiusa e riservata, per nulla propensa ad avventure o a conoscere persone nuove. Brillante negli studi, si laurea in lingua francese e prende l’abilitazione per lavorare come insegnante di sostegno, finendo per venire assunta in una scuola media della sua città, la Scuola Secondaria di primo grado Giacomo Cresto.
La sua esistenza si divide tra il lavoro e un attaccamento quasi spasmodico ai propri familiari più stretti. La donna, che ai tempi della nostra storia, nel 2016, ha 49 anni, non è mai andata ad abitare altrove e passa gran parte del suo tempo libero in casa. Grande tifosa della Juventus, non ha mai visto una partita allo stadio perché preferisce guardarle in tv col padre, si prende cura di alcuni conigli che ha adottato e, sostanzialmente, esce solamente in compagnia della madre per far compere o il sabato sera per andare a messa con l’amica Roberta.
Uomini neanche a parlare, né da fanciulla né quando è cresciuta. Non ha mai avuto un ragazzo, non si è mai innamorata, non è mai stata coinvolta sentimentalmente in alcun modo. Un aneddoto, forse, la descrive più di tante parole. Un giorno si trova per strada con una sua collega e una macchina le affianca per chiederle indicazioni. Gloria non alza neanche lo sguardo, non si ferma e tira dritto: lei, con gli sconosciuti, non ci parla proprio.
In un universo parallelo ma pericolosamente vicino, vive invece Gabriele. Nasce nel 1995 primogenito di un’infermiera, Caterina Abbattista, e di un alcolizzato molto violento che ha passato gran parte del suo rapporto con la moglie riempiendola di botte, anche mentre era incinta. Cresce a legnate ed umiliazioni e, quando il padre se ne va di casa, si trova, da un lato, a dover condividere con la madre un periodo di forti ristrettezze economiche e, personalmente, una tempesta emotiva che mette più volte in dubbio la sua identità sessuale.
A cavallo tra i 13 e il 16 anni, inizia ad acconciarsi e vestirsi prima seguendo la moda emo e poi direttamente con sembianze da ragazza, scatenando un’infinita ridda di voci bigotte in paese, scandalizzate dai suoi atteggiamenti e dalle sue relazioni omosessuali vissute alla luce del giorno. Inizia a consumare hashish e marijuana, probabilmente anche cocaina e, quasi fosse naturale conseguenza degli allucinanti metodi educativi subiti, inizia a odiare Caterina e a menarla a sua volta.
A questo punto, però, i destini di Gabriele e Gloria si sono già incrociati.
Accade nel 2007 quando il giovane ha 12 anni e va malissimo a scuola. Gloria gli dà ripetizioni, lo accoglie nel suo nido e sviluppa nei suoi confronti un atteggiamento quasi materno, di protezione. Si lega a lui e alla signora Abbattista al punto che, conscia delle loro difficoltà finanziarie, non si fa manco pagare, seguendo Gabriele fino alla fine delle scuole medie.
I due si perdono di vista per alcuni anni ma Castellamonte è piccola e, nel 2014, si incontrano di nuovo.
Gloria è sempre una bambina nel corpo di un’ultraquarantenne ma Gabriele è radicalmente cambiato. Ha smesso i panni del ragazzino problematico e, a 19 anni, è diventato bello, determinato e con un fascino incredibile con le sue coetanee. Ha diverse storie, prende e lascia a suo piacimento le sue fiamme ma non disdegna comunque gli uomini, frequentando in clandestinità, ad esempio, un amico della madre che si chiama Roberto Obert e che ha 30 anni più di lui.
In una delle volte che escono insieme Gloria rivela a Gabriele che, grazie al suo stile di vita monacale, ha accumulato un discreto tesoretto, quasi 200 mila euro.
Da quel momento cominciano a vedersi quasi giornalmente e, soprattutto, il loro rapporto cambia totalmente. Il ragazzo racconta di essere un agente finanziario di alto profilo, laureato in gestione aziendale e psicologia e con un importante ufficio a Milano. Qui sarebbe diventato il delfino del suo capo che, tempo qualche anno, gli avrebbe lasciato il suo impero. La proposta di Gabriele è molto semplice: scappare insieme, ad Antibes, in Francia, dove lei avrebbe fatto l’interprete e lui, anche grazie ai soldi della professoressa, avrebbe iniziato lì una nuova attività imprenditoriale nel mondo immobiliare. Avrebbero vissuto condividendo amore e lavoro, lontani dal paese e dalle voci malevole che non possono accettare la relazione tra un ventenne e la sua insegnante.
Gloria accetta entusiasticamente e, nel settembre 2014, disinveste 187mila euro e li consegna senza farsi domande al suo nuovo, e primo, amante. Passano due mesi di preparativi, di scambi di messaggi pieni di passione, di incontri, fino a che l’idillio si spezza il 9 di novembre. Dal giorno dopo, infatti, Gabriele si eclissa come un fantasma.
Gloria, inizialmente, lo giustifica. Sicuramente non risponde al telefono perché è concentrato su un affare particolare, forse sta studiando per dare un esame o è coinvolto in una compravendita importante e non ha tempo per nessuno. Prova a contattarlo in tutte le maniere, lo cerca dai parenti, dalla Abbattista, lo riempie di mail e missive di ogni tipo ma è inutile.
Alla fine, nel settembre 2015, si decide a denunciarlo per truffa.
13 gennaio 2016, ore 14.35.
Gloria saluta i genitori dicendo che sarebbe andata a scuola per effettuare alcuni colloqui. Bacia suo padre, cosa che non fa mai, e riferisce che sarebbe tornata presto per dare da mangiare ai conigli, ma non torna più a casa. Denunciata la sera stessa la scomparsa, anche perché non risponde al telefono e, comunque, non è tipo da sparire senza dire niente a nessuno, le ricerche iniziano immediatamente. Viene battuto a tappeto il territorio di Castellamonte e le sue vicinanze, lungo i corsi d’acqua, i canali, in campagna, nei torrenti, nei dirupi, utilizzando sommozzatori e cani, addirittura dei droni ma è tutto inutile.
L’unico dato certo è che il suo cellulare viene localizzato alle 14,40 del giorno della scomparsa nei pressi di una rotonda a Castellamonte. Qui, con un paziente lavoro di analisi di alcune telecamere di sicurezza, si viene a scoprire che due delle auto che sono passate da quelle parti in quell’orario (una Mini arancione e una Twingo bianca) sono intestate alla stessa persona: Roberto Obert, l’amante cinquantenne di Gabriele.
Obert viene convocato in procura ad Ivrea il 19 febbraio e, quasi subito, narra quello che sa della vicenda. Racconta che Gloria Rosboch è stata uccisa da Gabriele Defilippi e che, insieme, ne hanno sepolto il cadavere in una botola che porta a una vasca sotterranea in una discarica a Rivara.
Messi a confronto, Roberto e Gabriele si rimpallano le responsabilità, accusandosi l’un l’altro di aver passato una corda intorno al collo alla Rosboch mentre questa era in macchina con loro due.
Per arrivare alla verità ci va un anno. Alla fine, Gabriele confessa di aver materialmente ammazzato lei la sua professoressa. L’ha strozzata mentre Obert guidava e Gloria stava seduta davanti, stringendole alla carotide una fune che si era portato in una borsa. Le aveva chiesto di incontrarsi perché era spaventato dalla denuncia e, per tentare di rabbonirla, le aveva detto che le avrebbe riconsegnato 50mila euro che aveva avanzato, portandoglieli proprio nella borsa che si era portato dietro.
Il 17 dicembre 2019 Gabriele Defilippi viene definitivamente condannato a 30 anni mentre Obert, riconosciuto colpevole in quanto complice, prende 18 anni e 9 mesi.
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