Tassa sui grandi patrimoni, Schlein e Conte: “Non è tabù, ma serve a livello europeo e globale”. Fratoianni: “Basta subalternità alle destre”

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Alleanza Verdi Sinistra la vorrebbe in un programma di coalizione per le prossime elezioni Politiche, considerandola ormai “urgente e non più rinviabile”. Pd e M5s invece frenano: una tassa sui super ricchi “non è da considerarsi un tabù”, ma la misura andrebbe discussa e approvata “su scala europea e globale“.

Nel giorno di San Valentino riparte a Roma il cantiere della possibile futura coalizione progressista, nella cornice del convegno “Lotta alle diseguaglianze, contrasto alla povertà e politiche di welfare: il ruolo dei sistemi fiscali“, organizzato da ICRICT, Nens e Oxfam Italia. Di fronte al premio Nobel Joseph E. Stiglitz e all’economista Andrea Roventini (Scuola Sant’Anna), che rilanciano il tema della tassazione delle grandi ricchezze, ad ascoltare ci sono i tre leader delle principali forze di opposizione, Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5s) e Nicola Fratoianni (Si-Avs). Ed è quest’ultimo a esortare – non è la prima volta, considerati emendamenti e proposte di legge passate – gli alleati: “Stiglitz ci ha ricordato come le destre abbiano costruito sulle tasse una narrazione tossica. Hanno lavorato per convincerci che diminuire le tasse, di solito a più ricchi, rendendoli così sempre più ricchi, avrebbe prodotto un vantaggio per tutti. Non solo questo si è rivelato falso. Questa narrazione è stata così potente perché ha incontrato una poderosa subalternità di chi avrebbe dovuto costruire invece un’alternativa”. Tradotto, spiega Fratoianni, serve cambiare rotta. E con le destre che governano in Italia con Meloni, negli Stati Uniti con il ritorno di Trump, e che promettono di condizionare le scelte europee, “la nostra capacità di indicare una radicale alternativa diventa il terreno su cui si gioca la partita. Senza questa alternativa la partita è persa“, avverte il segretario di Sinistra italiana. E allora va bene spingere affinché si lavori per il rilancio e il miglioramento della global minimum tax a livello europeo, così come guardare a un’alleanza internazionale, globale, sul terreno fiscale e della tassazione dei super ricchi. Ma c’è anche il livello nazionale: “È il momento – come dice Roventini – di un’imposizione patrimoniale sulle grandi ricchezze anche in Italia “, insiste il leader di Si.

I due alleati però frenano, pur condividendo la necessità di un “fisco più equo” e il principio della tassazione sulle grandi ricchezze. Ma sulla patrimoniale, almeno in Italia, si prende tempo, rinviando il dibattito a livello Ue o su scala globale. Prima è Schlein a spiegare: “Non è un tabù intervenire sui grandi patrimoni, ma è bene farlo a livello europeo, meglio ancora se a livello internazionale, perché con la volatilità oggi del capitale, a mio avviso è più efficace intervenire su quel livello. Poi, certo, siamo aperti a discutere e ne parleremo tra noi”.

Pure Conte, ai microfoni del Fattoquotidiano.it, condivide la stessa posizione: “Non c’è dubbio che occorra un sistema più equo per quanto riguarda la tassazione. Non possiamo permettere una ricchezza concentrata in mano di pochi e peraltro parassitaria, molto spesso fatta non in base a un valore aggiunto, ma di una ricchezza finanziaria che viaggia sulle reti digitali. Tuttavia, dobbiamo stare attenti perché si tratta di una ricchezza che in qualsiasi momento può trasferirsi in ambienti, in ordinamenti nazionali più convenienti. Ecco perché va fatta a livello globale o quantomeno europeo“, spiega il leader M5s.

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Eppure, era stato poco prima il capo delegazione M5s al Parlamento Ue, nel gruppo della Sinistra europea, Pasquale Tridico ad avvisare i leader: “Dobbiamo tener presente che, lo spostamento dei popolari a destra, proprio su questi temi, farà fallire la global minimum tax, allo stesso modo come c’è un arretramento pure sulla direttiva sul salario mimimo. Se continuiamo a dire ‘la tassa sui grandi patrimoni la facciamo in Europa’, va detto che con questo Ppe non ci riusciamo“. Tradotto, continua poi al Fatto, servirebbe “similmente alla proposta di Oxfam, di Gabriel Zucman, al lavoro del G20 in Brasile, anche che i governi nazionali facciano la propria parte. Serve una tassa anche in Italia”.

E di fronte ai timori evocati da Schlein e Conte è lo stesso Fratoianni a chiarire: “La fuga dei capitali all’estero è un argomento spesso utilizzato contro questa opzione. Si possono tassare anche negli anni successivi, una volta spostati fuori”. Una tesi che era già stata confermata al Fattoquotidiano.it anche dallo stesso Zucman: “Al momento, quando i miliardari si trasferiscono in un paradiso fiscale, diciamo in Svizzera, smettiamo di tassarli. Ma invece potremmo decidere che qualcuno è diventato molto ricco in Italia e si sposta in un Paese a bassa tassazione, l’Italia continuerà a tassarlo per 5, 10 o 15 anni. Possiamo cambiare le regole”. Basta la volontà politica. O “il coraggio di voler vincere le elezioni”, secondo Roventini: “Salario minimo, tassazione sui grandi patrimoni, uno strumento di contrasto alla povertà e politiche industriali per far ripartire la produttività. Questa dovrebbe essere l’agenda progressista, altrimenti la destra è destinata a governare per i prossimi decenni”.



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