BTP Più al debutto: la strategia di Giorgetti tra tassi crescenti e rimborso anticipato

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Continua il corteggiamento del Tesoro nei confronti dei risparmiatori. Il nuovo titolo è il primo con l’opzione put. Rendimenti al 2,80% per i primi quattro anni e al 3,60% per i restanti quattro

Dopo un 2024 ricco di soddisfazioni, il serrato corteggiamento del Tesoro nei confronti dei risparmiatori italiani si arricchisce di un nuovo capitolo. È pronto infatti a debuttare il BTP Più, titolo della famiglia BTP Valore sempre dedicato al retail, che per la prima volta offre la possibilità del rimborso anticipato del capitale. La durata è più lunga del solito, otto anni, e i tassi cedolari minimi garantiti sono fissati al 2,80% per i primi quattro e al 3,60% per i restanti quattro. Il collocamento parte lunedì 17 e terminerà, salvo chiusa anticipata, venerdì 21, quando il MEF annuncerà i rendimenti definitivi che potranno essere confermati o rivisti al rialzo, in base alle condizioni di mercato dell’ultimo giorno di emissione.

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La novità dell’opzione put

La vera novità del BTP Più, che prevede il consueto meccanismo stabilizzatore delle cedole fisse crescenti staccate ogni tre mesi sulla base del meccanismo step-up, consiste proprio nell’opzione ‘in più’ per gli investitori di richiedere il rimborso del capitale alla fine del quarto anno. È infatti possibile recuperare l’intero ammontare investito o la quota che si desidera svincolare (sempre per lotti minimi di mille euro) dandone comunicazione alla banca o all’ufficio postale al termine dei primi quattro anni, durante un’apposita finestra temporale tra il 29 gennaio e il 16 febbraio 2029. 

Tale opzione è riservata solo a chi ha acquistato il titolo durante il collocamento e garantisce una flessibilità grazie alla quale il Tesoro punta a fare il pieno di sottoscrizioni, dopo il successo registrato dai collocamenti delle ultime settimane. Con questo sistema, i risparmiatori possono infatti evitare le oscillazioni di prezzo sfavorevoli in caso di vendita anticipata sul mercato secondario, quando i tassi salgono al di sopra del rendimento cedolare. E ottenere il rimborso alla pari del capitale investito, senza perdite. Non è però previsto il premio fedeltà per chi detiene il titolo dal collocamento alla scadenza naturale.

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Il “primo” con l’esenzione Isee

Per il resto rimangono invariate le altre caratteristiche di base dell’ultimo nato della famiglia Valore, inaugurata nel 2023 e portatrice di grandi soddisfazioni grazie a una serie di emissioni record, ma che nell’ultimo appuntamento aveva dato qualche segno di disaffezione. Sono quindi confermati l’assenza di commissioni, la tassazione agevolata al 12,5%, l’esenzione dalle imposte di successione e l’acquisto minimo di mille euro con la certezza di veder sottoscritto l’ammontare richiesto.

A queste si aggiunge, come ampiamente annunciato dell’esecutivo, l’altra novità attira-risparmi: l’esclusione dal calcolo Isee fino ad un limite massimo di 50mila euro complessivi. L’esenzione in realtà vale anche per tutti gli investimenti già in portafoglio in titoli governativi o negli altri prodotti di raccolta del risparmio con obbligo di rimborso assistito dalla garanzia dello Stato, come i buoni fruttiferi e i libretti postali, ma certamente rappresenta un’arma di seduzione ‘in più’ per il Tesoro.

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Il debito pubblico sfiora i tremila miliardi nel 2024

Intanto, Bankitalia ha reso noto che il 2024 del debito pubblico si è chiuso a un soffio dalla soglia psicologica dei 3.000 miliardi. Al 31 dicembre scorso, ha infatti toccato quota 2.965,7 miliardi, segnando un aumento di 97,3 miliardi rispetto a fine 2023, quando ammontava a 2.868,4 miliardi (pari al 134,8 per cento del PIL). La buona notizia è che il dato è comunque in calo rispetto al record segnato a novembre di 3.005,2 miliardi. L’aumento su anno, viene spiegato nel documento di via Nazionale, è parzialmente compensato dalla diminuzione di 12,3 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro a 37,6 miliardi. Tale voce, a novembre, era pari a 63,9 miliardi. A far salire il debito rispetto all’anno precedente è un fabbisogno di 105,7 miliardi, oltre a scarti, premi all’emissione e al rimborso, rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e variazione del cambio (3,9 miliardi).

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