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Il Giudice di Pace di Brescia si è schiantato contro l’iceberg del processo telematico e, se i soccorsi non arriveranno in tempo, il Titanic di fascicoli civili e penali sotto i quali gli otto magistrati in servizio (dei ventiquattro a ruolo) galleggiano a stento, rischia di finire sul fondo insieme alle aspettative di giustizia di chi si è rivolto all’ufficio per recuperare un credito, per una lite condominiale, ma anche per riavere la patente.

L’sos – peraltro largamente annunciato dagli operatori della giustizia, che da anni denunciano l’inadeguatezza degli organici – è stato lanciato sulla carta intestata del Tribunale.

«Dato atto delle oggettive e serie problematiche relative all’utilizzo del Processo civile telematico sia da parte delle cancellerie, sia da parte degli stessi giudici di pace»; rilevato che «alcuni Gdp non sono ancora in possesso di supporti informatici e della firma digitale»; segnalato che «in considerazione di quanto sopra, è risultato impossibile per gli uffici del Gdp di Brescia e Chiari, ricevere tutti gli atti depositati per via telematica, provvedere al deposito di verbali e provvedimenti e celebrare le udienze civili». Il presidente del Tribunale Vittorio Masia, lo scorso lunedì, ha autorizzato gli uffici del Gdp bresciani a procedere alla vecchia, per via analogica: quindi a ricevere gli atti e le istanze di parte in forma cartacea e a rispondere sempre in forma cartacea con verbali e provvedimenti giudiziali. Il provvedimento sarà in vigore fino al 31 dicembre prossimo, a meno che non succeda l’imprevisto e la situazioni non si sistemi. Con la possibilità di prorogarlo se, come temono i più, la situazioni non migliorerà.

Il problema

Al suo debutto, avvenuto per volere della riforma Cartabia il 30 giugno, il processo civile telematico ha mandato in tilt non solo il GdP bresciano ma quello di diversi tribunali d’Italia. Nonostante le circolari del Ministero annuncino con toni trionfalistici il successo dell’aggiornamento professionale e della dotazione tecnica fornita ai Gdp, il problema pare proprio dovuto alla mancanza di know how, hardware e software: al «come» e al «con che cosa» fare il processo civile telematico. Si parla di aggiornamento a distanza non efficacissimo, soprattutto se, come accade a Brescia, gli otto giudici di pace sono sommersi dal lavoro che dovrebbe essere diviso per ventiquattro.

La possibile soluzione

A sollevare il tema «con l’obiettivo di informare l’opinione pubblica e di impegnare la politica alla ricerca di soluzioni» è l’Ordine degli avvocati di Brescia. «Il processo civile telematico introdotto dalla riforma Cartabia – ha detto in conferenza stampa il presidente Giovanni Rocchi – avrebbe dovuto agevolare il lavoro del Giudice di Pace, snellendone le procedure. Purtroppo così non è».

Appesantito da una recente riforma, che ha aumentato le sue competenze per valore da 5 a 10mila per cause generiche, e fino a 25mila per le cause da sinistro stradale – «e non certo agevolato da un adeguato potenziamento delle risorse» segnala l’avvocato Rocchi – il Giudice di Pace ha visto aumentare il suo volume d’affari del 35-40%, i 7mila fascicoli entrati nel 2022, rischiano di diventare 10mila al termine del 2023. Le udienze vengono fissate anche a 9 mesi, se non vengono addirittura rinviate a data da destinarsi (come capitato di recente), con tutto quello che ciò comporta per chi, ad esempio, attende un decreto ingiuntivo nella speranza di rientrare di un credito fino a 25mila euro.

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La situazione, peraltro, è destinata a peggiorare. Nel volgere di qualche settimane, infatti, i giudici di pace a Brescia non saranno più otto, ma addirittura sette. Per tacere della situazione del personale amministrativo, abbondantemente sotto dimensionato e, almeno così sembra, invisibile ai radar ministeriali.

«Facciamo fatica a credere che dal Ministero arrivino risorse a breve. Bisogna provvedere diversamente. Serve la collaborazione di tutti – conclude il presidente Rocchi – il Consiglio dell’Ordine che rappresento si impegna a trovare soluzioni per erogare quella formazione che serve per fare partire il processo civile e migliorare un servizio che per numeri e interessi coinvolti è sempre più centrale».



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