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Pubblichiamo in anteprima su Altalex un estratto dal volume Manuale dell’esecuzione forzata di Anna Maria Soldi giunto alla 5a Edizione ed aggiornato con l’analisi ragionata della riforma introdotta dalla Legge 6 agosto 2015, n. 132 che ha modificato la disciplina delle procedure esecutive.

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L’espropriazione contro il terzo proprietario

Sommario: 1. Premessa. – 2. Il “terzo proprietario”. – 3. Le parti del procedimento. – 4. Le peculiarità del procedimento. – 5. Gli effetti della procedura. – 6. Le opposizioni. – 7. I rimedi a favore del terzo per evitare l’espropriazione: 7.1. Il pagamento ai creditori iscritti. 7.2. Il rilascio dell’immobile ipotecato. 7.3. La liberazione dalle ipoteche. 7.4. I diritti del terzo. 8. La espropriazione di beni immobili e di beni mobili registrati nella ipotesi di cui all’art. 2929 bis c.c. 8.1. L’art. 2929 bis c.c. 8.2. La inefficacia presunta degli atti di alienazione a titolo gratuito. 8.3. L’inefficacia presunta degli atti che pongono vincoli di indisponibilità.

1. Premessa

L’espropriazione contro il terzo proprietario si riferisce al caso in cui la procedura espropriativa abbia ad oggetto un bene, di proprietà di un soggetto estraneo al rapporto debitorio, gravato da pegno o ipoteca per debito altrui ovvero la cui alienazione da parte del debitore sia stata revocata per frode (art. 602 c.p.c.) (1).

La legge non opera alcuna distinzione tra il terzo proprietario che ha concesso una ipoteca o ha dato in pegno un bene a garanzia di un debito altrui ed il terzo che ha acquistato un bene già ipotecato o dato in pegno a garanzia di un debito altrui. Il terzo datore di ipoteca, non assume, infatti, la veste di debitore, ma si limita a destinare il suo immobile al soddisfacimento del credito, per il caso di inadempimento, restando assoggettato, così come gli eventuali acquirenti del bene medesimo, all’azione esecutiva del creditore (2).

2. Il “terzo proprietario”

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Il “terzo proprietario” è, quindi, estraneo al rapporto obbligatorio, ma è parte del processo esecutivo, essendo il titolare del diritto assoggettato alla espropriazione. Infatti, la disciplina stabilita dagli artt. 602-604 c.p.c. prevede espressamente la sua partecipazione alla procedura esecutiva e ne stabilisce le regole.

In base al disposto dell’art. 602 ss. c.p.c. devono considerarsi “terzi proprietari”:

– il datore di pegno;
– l’acquirente di un bene gravato da pegno;
– il datore di ipoteca su un proprio bene a garanzia di un debito altrui (3);
– l’acquirente del bene ipotecato (4);
– l’acquirente del diritto di superficie o di enfiteusi sull’immobile ipotecato.
– T uttavia, la dottrina ha individuato una serie di altri casi in cui si applica il procedimento disciplinato dagli artt. 602 ss. c.p.c. (5) I più rilevanti riguardano:
– il terzo alienante del bene successivamente dato in pegno all’acquirente o ipotecato quando l’alienazione sia stata annullata, rescissa o risolta, quando la donazione o la liberalità sia stata revocata o annullata nel caso in cui la domanda sia stata trascritta dopo la concessione dell’ipoteca da parte dell’acquirente ed i terzi abbiano acquistato a titolo oneroso ed in buona fede;
– il terzo legittimario cui sia stato restituito l’immobile ipotecato a seguito di riduzione della donazione o del legato per lesione di legittima, se la domanda di riduzione sia stata eseguita dopo dieci anni dall’apertura della successione e la domanda trascritta dopo la concessione dell’ipoteca, ed i terzi la abbiano acquistato a titolo oneroso;
– il terzo erede che abbia recuperato i beni ereditari dall’erede apparente se la domanda sia stata trascritta dopo la concessione dell’ipoteca e l’acquisto sia avvenuto in buona fede;
– il terzo simulato alienante se la domanda sia stata trascritta dopo la concessione dell’ipoteca e l’acquisto sia avvenuto in buona fede;
– il terzo acquirente di un bene con atto poi revocato con azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. o con revocatoria in materia penale (art. 193 e 194 c.p.) (6).


3. Le parti del procedimento

L’espropriazione produce i suoi effetti nei confronti di due soggetti: il debitore (7) ed il terzo proprietario (8) ma, una volta avvertito il debitore dell’imminente espropriazione del bene, il pignoramento e gli altri atti esecutivi debbono essere compiuti nei soli confronti del terzo proprietario, unico legittimato passivo all’espropriazione (9).

La legittimazione attiva spetta a colui che vanta un diritto di credito garantito da pegno o ipoteca sul bene oggetto dell’espropriazione.

L’intervento (10) nella procedura esecutiva disciplinata dagli artt. 602 ss. c.p.c. non è consentita ai creditori del “debitore principale” diversi dal titolare del credito garantito da ipoteca sul bene; possono, invece, soddisfarsi sul ricavato della vendita i creditori del terzo proprietario.

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Per contro, l’intervento del titolare del creditore ipotecario o pignoratizio nella procedura esecutiva già pendente contro il proprietario del bene dato in garanzia della pretesa vantata nei confronti del “debitore principale”, non è soggetto alle forme previste dagli artt. 602 seguenti c.p.c. in tema di espropriazione contro il terzo proprietario (11).


4. Le peculiarità del procedimento

Il titolo esecutivo deve essere notificato al debitore ed al terzo (art. 603 co. 1 c.p.c.).

Il titolo da notificare è quello formato nei confronti del debitore; non è, infatti, necessario che il creditore ottenga un titolo esecutivo nei confronti del terzo (12) (e non è neanche possibile poiché terzo acquirente del bene gravato da privilegio non può essere condannato in proprio al pagamento nei confronti del creditore (13)). Quindi per promuovere l’espropriazione forzata contro il terzo proprietario a norma degli artt. 602 ss. c.p.c. non é necessario un titolo esecutivo autonomo, ma é sufficiente quello ottenuto contro il debitore diretto. Ciò si deduce, sia dalla posizione di responsabile senza debito, propria del terzo proprietario, sia dalla formulazione dell’art 603 c.p.c., il quale prescrive che titolo esecutivo e precetto debbono essere notificati “anche” al terzo, sia, infine, dal regime delle eccezioni che il terzo può opporre al creditore, a norma del combinato disposto degli artt. 2870 e 2859 c.c. (14).

Anche l’atto di precetto deve essere notificato al debitore ed al terzo e deve contenere la menzione del bene che si intende espropriare e del titolo in forza del quale il creditore ha facoltà di aggredire il bene del terzo (ipoteca, pegno, sentenza di revocatoria) per la soddisfazione di un debito altrui. (15).

Per il resto l’espropriazione va condotta solamente “nei confronti del terzo al quale si applicano tutte le disposizioni relative al debitore”, eccezion fatta per la previsione dell’art. 579 c.p.c.. Stante la disposizione dettata dall’art. 604 co. 1 c.p.c. (16) il terzo proprietario, a differenza del debitore, è, dunque, legittimato a presentare offerte per l’acquisto del bene sottoposto ad esecuzione.

In linea generale, stando a quanto sin qui esposto, il pignoramento e tutti i successivi atti della procedura esecutiva devono essere posti in essere in danno del terzo assoggettato all’esecuzione (17) che è l’unico legittimato passivo del processo di esecuzione forzata che si svolga nelle forme di cui si sta discorrendo (18).

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È, perciò, di tutta evidenza che, nel corso del procedimento, il terzo dovrà essere convocato ogni volta che le norme del codice di rito prescrivono la convocazione del debitore (art. 604 co. 2 c.p.c.), fermo restando che, anche con riferimento a tale forme di espropriazione, la violazione del contraddittorio non è di per sé rilevante ma produce effetti solo quando la parte sottoposta ad esecuzione e pregiudicata dalla omissione deduca la concreta lesione di un suo interesse sostanziale.

Resta da stabilire se, ed eventualmente con quali modalità, la instaurazione del contraddittorio debba essere estesa anche al debitore originario che, come esposto, non è il soggetto passivo della espropriazione promossa ex art. 602 c.p.c..

A tale proposito occorre evidenziare che il debitore diretto è parte necessaria del processo al quale, però, partecipa a titolo diverso da quello del terzo proprietario esecutato (19).

Nella sua speciale veste di contraddittore ma non di soggetto che subisce la espropriazione il debitore diretto deve essere sentito ogniqualvolta le norme regolatrici del processo prevedano questa garanzia nei confronti del soggetto esecutato (20).


5. Gli effetti della procedura

Il codice civile prevede una disciplina specifica circa gli effetti della procedura esecutiva contro colui che sia terzo proprietario, in quanto acquirente di bene ipotecato.

Innanzitutto, a norma dell’art. 2865 c.c., i frutti dell’immobile ipotecato sono dovuti dal terzo a decorrere dal giorno in cui è stato eseguito il pignoramento, in conformità al principio generale sancito dall’art. 2912 c.c..

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Il terzo acquirente è, inoltre, obbligato a risarcire i danni che per colpa grave sono derivati all’immobile in pregiudizio dei creditori iscritti, ma nel caso abbia apportato migliorie, ha il diritto di far separare dal prezzo di vendita la parte corrispondente ai miglioramenti eseguiti dopo la trascrizione del suo titolo e fino a concorrenza del valore dei medesimi al tempo della vendita (art. 2864 co. 1 c.c.). Se il prezzo non copre il valore dell’immobile nello stato in cui era prima dei miglioramenti e il valore dei miglioramenti stessi, esso deve dividersi in due parti proporzionali ai detti valori (art. 2864 co. 2 c.c.). La “ratio” di quest’ultima norma è costituita dall’intento di evitare un ingiustificato arricchimento del creditore ipotecario che si avvantaggerebbe dell’attività posta in essere dal terzo, con un danno ulteriore per quest’ultimo rispetto alla perdita del bene ipotecato.

L’art. 2864 c.c. che prevede il diritto del terzo (nella specie acquirente del bene ipotecato) di far separare dal prezzo di vendita la parte corrispondente ai miglioramenti eseguiti dopo la trascrizione del suo titolo, fino a concorrenza del valore dei medesimi al tempo della vendita, trova applicazione anche nell’ipotesi in cui il terzo abbia costruito un immobile sul terreno ipotecato, dovendosi comprendere nel termine “miglioramento”
tutte le attività che abbiano prodotto un incremento di valore dell’immobile (21).

Con particolare riguardo alla posizione del terzo datore di ipoteca, l’art. 2871 c.c. stabilisce che, nel caso in cui questi abbia subito l’espropriazione, ha diritto di subingresso nelle ipoteche costituite a favore del creditore soddisfatto sugli altri beni del debitore (22); ha, inoltre, regresso contro il debitore o i debitori obbligati in solido, contro i fideiussori del debitore e gli altri terzi datori per la loro rispettiva porzione.

All’esito della procedura espropriativa il creditore può far valere il proprio credito solo nei limiti della somma per la quale è iscritta ipoteca e delle somme ulteriori previste dall’art. 2855 c.c. (23).


6. Le opposizioni

Poiché il terzo proprietario dell’immobile pignorato assume la veste di parte necessaria nel procedimento di esecuzione di cui agli artt. 602 e ss. c.p.c., può proporre opposizione all’esecuzione o opposizione agli atti esecutivi in proprio, e non in via surrogatoria del suo dante causa (24).

Va, però, sottolineato che con l’opposizione all’esecuzione il terzo può far valere anche le ragioni che avrebbero potuto essere sollevate dal proprio dante causa (anche derivanti da fatti sopravvenuti) verso il creditore e verso tutti gli altri fideiussori del debitore originario (25).

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Con l’opposizione all’esecuzione il terzo può pure eccepire di non essere proprietario dell’immobile gravato da ipoteca, sottoposto a pignoramento (26) ovvero dolersi della sopravvenuta inesistenza del diritto ad agire esecutivamente del creditore ipotecario nel casi in cui, pendente la esecuzione forzata, la iscrizione ipotecaria sia divenuta inefficace per la mancata rinnovazione nel ventennio (27). In entrambe le ipotesi prospettate, invero, il creditore non avrebbe diritto a promuovere l’esecuzione forzata nei confronti del terzo per difetto originario o sopravvenuto delle condizioni formale che legittimano l’esercizio dell’azione esecutiva nei suoi confronti.

Giova da ultimo precisare che il terzo potrebbe anche dolersi del fatto che la espropriazione avente ad oggetto l’immobile di sua proprietà non si è svolta secondo il modello legale dettato dagli artt. 602 e seguenti del codice di rito (28).

Va, inoltre, precisato che nelle opposizioni all’esecuzione proposte contro il creditore nelle procedure esecutive di cui agli artt. 602-604 c.p.c., il debitore ed il terzo si trovano in posizione di litisconsorti necessari trattandosi, nella specie, di un accertamento concernente una situazione giuridica unica per il creditore, per il debitore e per il terzo, non potendo essa sussistere che nei confronti di tutti e tre, dato che le vicende di titolo esecutivo e precetto non possono che coinvolgere tutti e tre i soggetti congiuntamente (29).

Più precisamente, poiché il titolo esecutivo che consente di promuovere tale espropriazione è quello formatosi ai danni del debitore originario, è di tutta evidenza che le vicende di tale titolo esecutivo riverberano anche sulla posizione giuridica degli altri soggetti coinvolti nel processo.

Diversamente, nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi il debitore non può reputarsi litisconsorte necessario poiché il pignoramento e gli altri atti esecutivi debbono essere compiuti nei soli confronti del terzo proprietario, unico legittimato passivo all’espropriazione (30).

Per completezza è opportuno segnalare che la espropriazione forzata promossa contro il terzo proprietario potrebbe essere dichiarata improseguibile per sopravvenuta carenza dell’oggetto nei casi in cui il soggetto che subisce la espropriazione perda la titolarità del bene subastato, ad esempio perché confiscato (31). In tal caso i creditori pignoranti ed intervenuti potrebbero, però, reagire a tale provvedimento recante la estinzione atipica del processo, proponendo opposizione agli atti esecutivi.


7. I rimedi a favore del terzo per evitare l’espropriazione

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7.1. Il pagamento ai creditori iscritti

Il codice civile detta una particolare disciplina dei rapporti tra il creditore ipotecario e colui che sia terzo proprietario in quanto acquirente del bene ipotecato. In particolare, sono previsti diversi istituti preposti nel loro complesso a far sì che detto terzo che l’esecuzione abbia inizio o prosegua in suo danno.

Gli istituti cui si è fatto cenno sono: il pagamento ai creditori iscritti, il rilascio dei beni ipotecati (32) e la liberazione dalle ipoteche.

Il terzo in primo luogo può provvedere al pagamento ai creditori iscritti delle somme dovute e garantite dall’ipoteca e tale pagamento, ove eseguito, impedisce l’avvio del processo esecutivo. In merito alla quantificazione del dovuto, va segnalato che, secondo la giurisprudenza, il terzo acquirente di un bene ipotecato, contro cui non sia stata promossa l’esecuzione, ove voglia pagare i creditori iscritti, deve, nel caso di debito produttivo di interessi, pagare anche le ultime tre annualità di interessi, al tasso convenzionale, anteriori alla data dell’offerta formale di pagamento, in applicazione analogica dell’art. 2855, co. 2 c.c., ma non anche gli interessi legali previsti dall’ultimo comma della stessa norma (33).

Occorre, però, evidenziare che il pagamento ai creditori iscritti in taluni casi può costituire, non una facoltà, ma un obbligo per il terzo acquirente.
Ciò si verifica quando il terzo in questione, che abbia trascritto il suo titolo in dipendenza dell’acquisto, sia debitore del debitore originario di una somma attualmente esigibile che basti a soddisfare tutti i creditori iscritti contro il precedente proprietario. In tal caso, l’art. 2867 c.c. stabilisce che ciascuno dei creditori iscritti di questi può obbligarlo al pagamento. A tenore della disposizione da ultimo citata, i creditori iscritti possono pretendere la corresponsione di quanto spetta loro anche quando l’obbligazione del terzo nei confronti del debitore originario non sia esigibile, o sia minore o diverso, ma nell’ipotesi da ultimo esaminata è necessario che la richiesta venga formulata di comune accordo. Eseguito il pagamento, l’immobile è liberato da ogni ipoteca e il terzo ha diritto di ottenere che si cancellino le relative iscrizioni (art. 2867 co. 3 c.c.).

La Corte di Cassazione ha precisato che nell’ipotesi regolata dall’art. 2867 c.c. il diritto esercitato dal creditore “non è né il credito ipotecario, che non riguarda il terzo acquirente, né il diritto di ipoteca isolatamente considerato, che non è configurabile senza credito, bensì il credito personale dell’alienante con tutte le sue modalità, i suoi limiti e le eccezioni ad esso opponibili; trattasi, peraltro, di una fattispecie che non è inquadrabile nello schema della comune azione surrogatoria, perché caratterizzata da una legittimazione primaria all’esercizio del diritto altrui e, pertanto il pagamento va eseguito direttamente al creditore ipotecario con efficacia estintiva sia del credito dell’alienante che del credito ipotecario; inoltre, non aven-do la suddetta azione carattere reale, non sussiste un necessario collegamento strumentale fra la perdurante esistenza ed operatività dell’ipoteca, quale diritto reale, e la detta azione” (34).


7.2. Il rilascio dell’immobile ipotecato

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Il terzo acquirente del bene ipotecato può liberarsi della procedura esecutiva rilasciando il bene pignorato.

La disciplina del rilascio dei beni ipotecati, in verità poco applicata nella pratica, è prevista dagli artt. 2860 ss. c.c..

L’atto iniziale del procedimento è la dichiarazione di rilascio dei beni ipotecati effettuata dal terzo (35) alla cancelleria del Tribunale competente per l’espropriazione (art. 2861 co. 1 c.c.) nel termine di dieci giorni dalla data del pignoramento (art. 2861 co. 1 c.c.). Il terzo deve poi provvedere a far annotare, in margine alla trascrizione dell’atto di pignoramento, il certificato della cancelleria attestante la dichiarazione (art. 2862 co. 2 c.c.) ed a notificarlo, entro cinque giorni dalla sua data, al creditore procedente (art. 2862 co. 2 c.c.).

Presupposto per il rilascio dei beni pignorati è, quindi, l’inizio dell’azione esecutiva con il pignoramento e la sua trascrizione.

La notifica del certificato fa sì che il creditore procedente o qualunque altro interessato possano chiedere al Tribunale la nomina un amministratore del bene pignorato (art. 2862 co. 3 c.p.c.). Il terzo rimane, tuttavia, responsabile della custodia dell’immobile fino alla consegna all’amministratore (art. 2862 co. 3 c.p.c.). Una volta nominato l’amministratore il processo di espropriazione prosegue nei suoi confronti (art. 2862 co. 3 c.p.c.) nelle forme previste dagli artt. 602 ss. c.p.c..

Il terzo pignorato può, tuttavia, evitare la vendita pagando i crediti iscritti e i loro accessori, oltre le spese e recuperando in tal modo l’immobile rilasciato (art. 2863 co. 1 c.c.). Il termine ultimo per il pagamento è costituito dalla vendita (art. 2863 co. 1 c.c.).

Se invece si procede alla vendita, alla soddisfazione dei creditori iscritti si provvede nella fase distributiva e l’eventuale residuo spetta al terzo acquirente (art. 2863 co. 2 c.c.). Coloro che avevano iscritto ipoteche contro il terzo prima dell’annotazione del rilascio possono far valere i loro diritti sul residuo prezzo (ciò si desume dall’art. 2862 co. 1 c.c. che mantiene l’efficacia delle ipoteche iscritte contro il terzo prima del rilascio). Occorre però considerare che lo stesso terzo può far valere i propri diritti sul bene che gli spettavano prima dell’acquisto (art. 2862 co. 2 c.c.).

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Il rilascio non ha effetto se il processo di esecuzione si estingue per rinunzia o per inattività delle parti (art. 2863 co. 3 c.c.).


7.3. La liberazione dalle ipoteche

Indipendentemente dalla pendenza di una procedura esecutiva il terzo ha facoltà di liberare i beni dalle ipoteche seguendo la procedura prevista dagli artt. 2889 ss. c.c. e dagli artt. 792 c.p.c..

A differenza del rilascio dei beni ai creditori, la liberazione dalle ipoteche non presuppone necessariamente la pendenza di una procedura esecutiva; tuttavia, ove la procedura esecutiva sia iniziata, la facoltà può essere esercitata solo nei trenta giorni dal pignoramento (art. 2889 co. 2 c.c.).

Il procedimento ha inizio (art. 2890 c.c.) con la notificazione ai creditori iscritti, nel domicilio da essi eletto, ed al precedente proprietario, di un atto, predisposto dal terzo, nel quale siano indicati:

1) il titolo, la data del medesimo e la data della sua trascrizione;

2) la qualità e la situazione dei beni col numero del catasto o altra loro designazione, quale risulta dallo stesso titolo;

3) il prezzo stipulato o il valore da lui stesso dichiarato, se si tratta di beni pervenutigli a titolo lucrativo o di cui non sia stato determinato il prezzo.

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Nell’atto della notificazione il terzo acquirente deve eleggere domicilio nel comune dove ha sede il Tribunale competente per l’espropriazione e deve offrire di pagare il prezzo o il valore dichiarato.

Un estratto sommario della notificazione è inserito nel giornale degli annunzi giudiziari.

Successivamente l’acquirente che ha dichiarato al precedente proprietario e ai creditori iscritti di volere liberare l’immobile acquistato dalle ipoteche deve chiedere (art. 792 c.p.c.), con ricorso al Presidente del Tribunale competente per l’espropriazione, la determinazione dei modi per il deposito del prezzo offerto.

Il Presidente provvede con decreto (art. 792 co. 1 c.p.c.).

Entro il termine di quaranta giorni dalla notificazione, i creditori iscritti o i relativi fideiussori hanno diritto di richiedere (art. 2891 c.c.) l’espropriazione dei beni con ricorso al Presidente del Tribunale competente a norma del codice di procedura civile, purché adempiano, a pena di nullità della richiesta, alle seguenti condizioni:

1) che la richiesta sia notificata al terzo acquirente nel domicilio da lui eletto a norma dell’articolo precedente e al proprietario anteriore;

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2) che contenga la dichiarazione del richiedente di aumentare di un decimo il prezzo stipulato o il valore dichiarato;

3) che contenga l’offerta di una cauzione per una somma eguale al quinto del prezzo aumentato come sopra;

4) che l’originale e le copie della richiesta siano sottoscritti dal richiedente o da un suo procuratore munito di mandato speciale.

In questo caso il giudice competente per l’esecuzione, verificate le condizioni stabilite dalla legge per l’ammissibilità di essa, dispone con decreto l’inizio della procedura esecutiva.

In mancanza di una modifica all’art. 795 c.p.c., deve ritenersi che la vendita vada effettuata all’incanto “a norma degli articoli 576 e seguenti” e che il prezzo base sia costituito da quello offerto dal creditore istante.

Possono intervenire nella procedura e concorrere alla distribuzione della somma ricavata, non solo i creditori che vantano privilegiati o ipoteche sui beni oggetto della procedura ma anche i creditori del terzo acquirente (art. 795 c.p.c.). Il terzo acquirente ha, peraltro, diritto di essere collocato nella graduazione con privilegio per le spese sopportate per la dichiarazione di liberazione.

Se non vengono proposte richieste di espropriazione nei quaranta giorni successivi alla notificazione della dichiarazione al precedente proprietario e ai creditori iscritti, l’acquirente, nel termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione, deve depositare nei modi prescritti dal Presidente del Tribunale il prezzo offerto e presentare nella cancelleria il certificato del deposito, il titolo d’acquisto col certificato di trascrizione, un estratto autentico dello stato ipotecario e l’originale dell’atto notificato al precedente proprietario e ai creditori iscritti (art. 792 co. 2 c.p.c.). In questo caso il valore del bene rimane definitivamente stabilito nel prezzo che l’acquirente ha posto a disposizione dei creditori (art. 2893 co. 1).

Il presidente designa con decreto un giudice per il procedimento, fissa l’udienza di comparizione dell’acquirente, del precedente proprietario e dei creditori iscritti e stabilisce il termine perentorio entro il quale il decreto deve essere notificato alle altre parti, a cura dell’acquirente (art. 793 c.p.c.). 

All’udienza il giudice, accertata la regolarità del deposito e degli atti del procedimento, dispone con ordinanza la cancellazione delle ipoteche iscritte anteriormente alla trascrizione del titolo dell’acquirente che ha chiesto la liberazione, e quindi provvede alla distribuzione del prezzo a norma degli artt. 596 ss. c.p.c. (art. 794 c.p.c.).


7.4. I diritti del terzo

Il terzo che abbia pagato i creditori iscritti o abbia rilasciato l’immobile ha diritto ad ottenere il pagamento di una indennità da parte del suo dante causa, anche se l’acquisto sia avvenuto a titolo gratuito; ha, inoltre, diritto a subentrare nelle ipoteche costituite a favore del creditore soddisfatto sugli altri beni del debitore (art. 2866 c.c.). Tale surrogazione nei diritti del creditore verso il debitore ed i fideiussori di quest’ultimo opera ex lege a norma degli artt. 1203 n. 3 e 1204 c.c. (36).

La Corte di Cassazione ha affermato che “quando il debito sia garantito da un fideiussore in via solidale, cioè senza la pattuizione della previa escussione del debitore, il terzo acquirente dell’immobile ipotecato ed il terzo datore di ipoteca, che siano surrogati al creditore per l’effettuato pagamento del debito, possono a loro volta chiedere il pagamento per l’intero al debitore principale o al suo fideiussore e, nel caso di una pluralità di fideiussori solidali, a ciascuna di costoro, sempre per l’intero” (37).

Va ancora evidenziato che il diritto al subingresso ha una particolare rilevanza nel sistema dell’espropriazione contro il terzo proprietario poiché l’impossibilità sopravvenuta “per fatto del creditore” dell’esercizio di tale diritto da parte del terzo è una causa di estinzione dell’ipoteca (art. 2869 c.c.).

Per esercitare il subingresso il terzo deve fare eseguire la relativa annotazione in conformità dell’art. 2843 (art. 2866 c.c.). Dalla formalità dell’annotazione non può prescindersi in alcun caso, neppure nell’ipotesi di fallimento del debitore, perché l’art 45 l. fall. si limita a dichiarare inefficaci rispetto ai creditori fallimentari le formalità compiute dopo la dichiarazione di fallimento, ma non vieta il compimento di esse durante lo stato di fallimento.

In tale ultimo caso l’interessato non può allora avvalersi delle formalità nei confronti del fallimento ma, chiuso il fallimento, la formalità riprende la sua efficacia (38).

Occorre, infine, rilevare che il subingresso non pregiudica l’esercizio del diritto di surrogazione stabilito dall’art. 2856 a favore dei creditori che hanno un’iscrizione anteriore alla trascrizione del titolo del terzo acquirente (39).


8. La espropriazione di beni immobili e di beni mobili registrati nella ipotesi di cui all’art. 2929 bis c.c.

8.1. L’art. 2929 bis c.c.

Il decreto legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito dalla legge 6 agosto 2015, n. 132 ha introdotto nel codice civile, tra le disposizioni che regolano gli effetti sostanziali delle vendita e dell’assegnazione, l’art. 2929 bis.

La lettura di tale disposizione rende palese come l’intento perseguito dal legislatore sia stato di quello di evitare che il creditore, per procedere esecutivamente, debba preliminarmente esperire l’azione di cui all’art. 2901 c.c. per conseguire la declaratoria di inefficacia degli atti, compiuti dal debitore disponendo del suo patrimonio, che impediscano o anche solo intralcino lo svolgimento del processo espropriativo quando, avuto riguardo alla loro natura ed alle circostanze di tempo in cui sono stati posti in essere, si possa presumere che tali atti siano stati realizzati nella consapevolezza di recare pregiudizio ai creditori.

Va, però, precisato che l’art. 2929 bis c.c. detta una disciplina unica per regolare ipotesi che solo in parte sono sovrapponibili, come meglio si dirà in seguito.

Più precisamente, l’art. 2929 bis c.c. contempla tanto il caso in cui il debitore abbia alienato a titolo gratuito un bene immobile ovvero un bene mobile registrato in epoca successiva al sorgere del credito che la diversa ipotesi in cui il debitore, pur non avendo trasferito la titolarità di un bene immobile o di un bene mobile registrato, abbia costituito un vincolo di indisponibilità tale da non consentirne la espropriazione ovvero da esporre la espropriazione, che fosse stata nel frattempo intrapresa, ad opposizioni idonee a pregiudicarne la prosecuzione.

8.2. La inefficacia presunta degli atti di alienazione a titolo gratuito

Ai sensi dell’art. 2929 bis c.c. il creditore può eccezionalmente sottoporre ad esecuzione il bene immobile ovvero il bene mobile registrato del suo debitore quando sussistano quattro specifiche condizioni: occorre che il creditore abbia il diritto ad agire esecutivamente e, dunque, sia in possesso di un titolo esecutivo; che tale titolo esecutivo si sia formato in relazione ad un credito sorto prima del compimento dell’atto di disposizione del patrimonio da parte del debitore; che il debitore abbia trasferito a terzi la titolarità del diritto di proprietà ovvero di altro diritto reale espropriabile in virtù di negozio posto in essere a titolo gratuito; che l’atto di pignoramento, non solo sia stato notificato, ma sia stato reso pubblico (mediante trascrizione se si tratta beni immobili ovvero mediante iscrizione nei pubblici registri se si ha riguardo ai beni mobili registrati) entro un anno dalla trascrizione dell’atto di alienazione.

Il concorso di tali condizioni consente di presumere, giusta il disposto dell’art. 2929 bis c.c., che l’alienazione, di per sé idonea a pregiudicare il ceto creditorio attraverso il depauperamento del patrimonio del debitore, sia stata compiuta in frode dei creditori tanto che avrebbe potuto essere dichiara inefficace ai sensi dell’art. 2901 c.c..

Indici di tale finalità dell’atto sono lo stretto lasso temporale intercorso tra l’atto dispositivo ed il pignoramento ed il fatto che la vicenda genetica del credito fosse nota al debitore; tali circostanze fanno presumere che l’alienazione sia stata disposta dall’obbligato quando quest’ultimo aveva fondato motivo di ritenere prossimo l’esercizio dell’azione esecutiva ai suoi danni ed in funzione della sottrazione dei beni dal possibile pignoramento.

In presenza delle condizioni enunciate dall’art. 2929 bis c.c. di cui si è detto, il creditore può sottoporre ad esecuzione il bene immobile di proprietà dell’avente causa del debitore nelle forme di cui agli artt. 602 e seguenti c.p.c. come se l’alienazione fosse stata nel frattempo dichiarata inefficace in virtù della pronunzia giudiziale costitutiva di cui all’art. 2901 c.c..

Può, pertanto, sostenersi che l’art. 602 c.p.c. laddove fa riferimento alle ipotesi di atti dichiarati inefficaci debba essere integrato con il caso dell’inefficacia non dichiarata dal giudice con sentenza ma presunta ai sensi dell’art. 2929 bis c.c.

Per il resto la espropriazione promossa ai sensi dell’art. 602 c.p,c. nei confronti del proprietario del bene dovrà svolgersi secondo i principi generali dettati per la forma processuale prescelta.

Qualche considerazione ulteriore si impone, tuttavia, per la sorte da riservare ai terzi creditori che intendano intervenire nel processo ex art. 499 c.p.c..

In generale, possono intervenire nella espropriazione avviata ai sensi dell’art. 602 c.p.c. esclusivamente coloro che vantano un credito nei confronti del soggetto terzo espropriato ovvero coloro che vantano un credito nei confronti del debitore originario ma, in questo secondo caso, solo a condizione che l’atto di disposizione del patrimonio sia stato dichiarato inefficace anche nei loro confronti ai sensi dell’art. 2901 c.c..

L’art. 2929 bis c.c. estende, però, la presunzione operata a beneficio del creditore pignorante anche ai creditori intervenuti che si trovano nelle sue stesse condizioni.

Ai sensi dell’art. 2929 bis c.c., invero, posso partecipare alla distribuzione del ricavato della vendita, non solo il creditore pignorante, ma anche i creditori intervenuti a condizione che questi ultimi abbiano formalizzato ricorso ex art. 499 c.p.c. entro un anno dalla trascrizione dell’alienazione e sempreché anche il loro credito fosse anteriore all’atto di disposizione del patrimonio posto in essere dal debitore originario.

L’art. 2929 bis c.c. non chiarisce, però, se il creditore intervenuto debba essere munito di titolo esecutivo.

La risposta a tale quesito deve ritenersi positiva poiché non è ipotizzabile la applicazione del procedimento di riconoscimento previsto dall’art. 499 c.p.c., per gli intervenuti non muniti di titolo, nell’ambito del processo promosso ai danni del terzo proprietario in relazione a pretese avanzate, non nei riguardi del soggetto sottoposto ad espropriazione, ma del debitore originario.

Sempre a tenore dell’art. 2929 bis c.c. tanto il debitore originario che il terzo proprietario possono proporre opposizione all’esecuzione per contestare la operatività della norma in esame sostenendo che la espropriazione è avvenuta al di fuori dei casi previsti dal codice civile e, dunque, su di un bene non appartenente al debitore ed in relazione al quale l’atto di alienazione non solo non è mai stato dichiarato inefficace ma non può presumersi tale, ai sensi dell’art. 2929 bis c.c.

Va, infine, considerato che, nonostante la norma in esame preveda che la opposizione ex art. 615 c.p.c. possa essere proposta anche per contestare che il debitore avesse conoscenza del pregiudizio arrecato alle condizioni del creditore, è ragionevole affermare che la disposizione non consenta, con riferimento alle sole alienazioni a titolo gratuito, di proporre l’opposizione all’esecuzione per contrastare nel merito la presunzione operata dalla legge.

Va, infatti, rammentato che, secondo l’orientamento della Suprema Corte (Cass. 15 maggio 2010, n. 12045) anche nell’ambito del processo promosso in virtù di domanda proposta ai sensi dell’art. 2901 c.c., né il debitore né il terzo acquirente a titolo gratuito sono ammessi a provare la insussistenza della consapevolezza del pregiudizio che può presumersi senza che possa essere offerta a tale proposito prova contraria.

8.3. La inefficacia presunta degli atti che impongono vincoli di indisponibilità

Ai sensi dell’art. 2929 bis c.c. il creditore può sottoporre ad esecuzione il bene immobile ovvero il bene mobile registrato anche quando lo stesso sia gravato da un vincolo di indisponibilità costituito dal debitore.

Non è, però agevole stabilire quali siano i vincoli cui fa cenno la disposizione in esame.

Sembra pacifico che l’art. 2929 bis c.c. non faccia riferimento ad atti di alienazione in virtù dei quali il debitore si sia spogliato della titolarità dei beni (immobili o mobili registrati) facenti parte del suo patrimonio altrimenti tale ipotesi si sovrapporrebbe a quella precedentemente esaminata.
È, allora, ragionevole immaginare che l’art. 2929 bis c.c. si riferisca ai casi in cui l’atto di disposizione posto in essere dal debitore crei un vincolo su beni facenti parte del patrimonio del debitore impedendo la loro espropriazione o facendo sì che l’azione esecutiva debba essere interrotta in presenza di contestazioni dello stesso debitore.

Quanto esposto consente, quindi, di affermare che l’art. 2929 bis c.c., laddove faccia riferimento a vincoli di indisponibilità, abbia voluto riferirsi ad ipotesi in cui il debitore abbia conferito suoi beni immobili o mobili registrati ad un fondo patrimoniale ai sensi dell’art. 170 c.c. o ad un trust ovvero abbia inteso operare ai sensi dell’art. 447 bis c.c. ovvero dell’art. 2645 bis c.c..

Giova, però, precisare che gli atti di disposizione debbono essere opponibili al creditore pignorante in quanto resi pubblici nei modi previsti dalla legge prima del compimento del pignoramento posto che, altrimenti, essi non potrebbero recare pregiudizio al creditore, giusta il disposto dell’art. 2915 c.c..

Ed allora, secondo la disciplina dettata dall’art. 2929 bis c.c. l’atto con il quale il bene del debitore è conferito al fondo patrimoniale o a patrimoni separati si presume inefficace nei confronti del creditore pignorante, quando sia stato trascritto non oltre un anno prima della trascrizione del pignoramento,. Più precisamente, cioè, il debitore non può proporre opposizione ad esecuzione per sostenere che i beni mobili o immobili conferiti al fondo patrimoniale o ad altra forma di patrimonio separato non sarebbero pignorabili atteso che l’inefficacia di tali atti rispetto al creditore che abbia proceduto tempestivamente ad avviare la espropriazione si presume ai sensi dell’art. 2929 bis c.c.; questa disposizione produce lo stesso effetto che in passato il creditore poteva ottenere attraverso una sentenza ex art. 2901 c.c. che dichiarava la inefficacia relativa dell’atto.

Non è, tuttavia, agevole comprendere se la inefficacia presunta dei vincoli di indisponibilità che opera nei modi anzidetti esponendo il debitore all’azione esecutiva del creditore qualora sussistano i presupposti enunciati dalla legge possa operare anche a beneficio dei creditori intervenuti.
La tesi preferibile è quella secondo cui la presunzione di inefficacia può operare a beneficio anche dei creditori per causa anteriore muniti di titolo esecutivo se il loro intervento è formalizzato entro un anno dalla trascrizione dell’atto dispositivo.

Va da ultimo precisato che, per stessa previsione dell’art. 2929 bis c.c., la inefficacia presunta degli atti che costituiscono i vincoli di indisponibilità può essere superata qualora il debitore provi che stipulando l’atto non era consapevole del pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore.

Con la opposizione alla esecuzione, dunque, il debitore può contestare la fondatezza della presunzione operata dalla legge e dimostrare, con onere della prova a suo carico, che nonostante le peculiari circostanze in presenza delle quali l’atto di disposizione è stato posto in essere, non poteva ritenersi che egli volesse frodare le ragioni dei creditori.

In sostanza, con la opposizione all’esecuzione il debitore può provocare, non solo la verifica circa la sussistenza dei presupposti per la operatività dell’art. 2929 bis c.c., ma anche chiamare il giudice a svolgere una valutazione analoga a quella che sarebbe stata compiuta nell’ambito di un giudizio promosso ex art. 2901 c.c.. Nel giudizio di opposizione che ripropone l’oggetto della revocatoria ordinaria, tuttavia, l’onere della prova non è a carico del creditore ma del solo debitore che deve vincere la operatività della presunzione di cui alla norma in esame.

(Altalex, 23 ottobre 2015. Estratto dal volume Manuale dell’esecuzione forzata, Anna Maria Soldi, 2015, Cedam)

_______________

(1) In dottrina Miccolis, L’espropriazione forzata per debito altrui, Torino, 1998; Tarzia, voce Espropriazione contro il terzo proprietario, in Novissimo Digesto italiano, VI, Torino, 1960, 967 ss.; Luiso, L’esecuzione ultra partes, Milano, 1984, 55 ss.; Travi, voce Espropriazione contro il terzo proprietario, in Digesto, Sez. civ., VIII, Torino 1992, 4 ss.; Costantino, Il terzo proprietario nei processi di espropriazione parte I: le figure di terzo proprietario, in Riv. dir. civ., 1986, II, 389; Vaccarella, Il terzo proprietario nei processi di espropriazione parte I: la tutela, in Riv. dir. civ., 1986, II, 406; Verde, Il pignoramento in danno dell’acquirente di cosa pignorata, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1992, 91.

(2) Cass. 14 marzo 1980, n. 1724.

(3) Nel caso in cui il bene sia alienato a terzi dopo l’iscrizione d’ipoteca, l’azione esecutiva si propone nei confronti del debitore principale e dell’acquirente: Cass. 8 aprile 2003, n. 5507.

(4) Sia in base ad ipoteca volontaria che in base ad ipoteca giudiziale (per un’ipotesi di ipoteca giudiziale precedente alla trascrizione dell’atto di compravendita cfr. Cass. 29 aprile 1965, n. 768). Occorre ricordare che, nel caso di ipoteca volontaria, il beneficio di escussione può essere invocato solo se sia stato espressamente convenuto (art. 2868 c.c.).

(5) Tarzia, op. cit., 967 che enumera tutti i casi in cui può applicarsi il procedimento in esame.

(6) La disciplina in esame non si ritiene applicabile alla revocatoria fallimentare poiché in questo caso il curatore può utilizzare la disciplina prevista in materia fallimentare (in tal senso Arieta-De Santis, L’esecuzione forzata, in Trattato di diritto processuale civile a cura di Montesano e Arieta Padova, 2007, 1296).

(7) Cass. 23 giugno 1976, n. 2347; Cass. 29 settembre 2004, n. 19562.

(8) La giurisprudenza della Corte di Cassazione qualifica anche il terzo proprietario come “parte necessaria” (Cass. 19 settembre 1970, n. 1587). Per un’ampia rassegna delle opinioni espresse dalla dottrina già prima dell’entrata in vigore delle riforme, cfr. Tarzia, op. cit., 971.

(9) Cass. 29 settembre 2007, n. 20580.

(10) In dottrina Storto, Sul problema dell’intervento dei creditori nel processo di espropriazione contro il terzo proprietario, in Riv. esec. forz., 2002, 22 ss..

(11) App. Milano 29.12.1992, in Banca, borsa e titoli di credito, 1994, 35.

(12) In tal senso Tarzia, op. cit., 971.

(13) Il terzo acquirente del bene gravato da privilegio o ipoteca non può, per la sola esistenza della causa di prelazione, essere condannato in proprio al pagamento nei confronti del creditore; questi ha solo il diritto di agire esecutivamente nei suoi confronti (cfr. Cass. Sez. un., 18 settembre 1970, n. 1553); in tal senso in dottrina anche Tarzia, op. cit., 972.

(14) Cass. 6 maggio 1975, n. 1746.

(15) Non è possibile, ovviamente, indicare nell’atto di precetto beni diversi da quelli ipotecati: Cass. 8 aprile 2003, n. 5507.

(16) Il terzo esecutato può quindi effettuare offerte d’acquisto (in tal senso Arieta-De Santis, op. cit., 1301).

(17) Cass. 2 ottobre 1978, n. 4369.

(18) Cass. 31 marzo 2015, n. 6435.

(19) Cass. 17 gennaio 2012, n. 535; Cass. 31 marzo 2015, n. 6435. Tale circostanza impone, conseguentemente la declaratoria di improcedibilità della esecuzione che sia stata instaurata nei confronti del terzo proprietario quando quest’ultimo perda la titolarità del diritto di proprietà sul bene pignorato atteso che, in questa ipotesi la procedura, quantunque abbia coinvolto anche il debitore diretto, si è svolta contro quest’ultimo coinvolgendolo non come esecutato ma come contraddittore del processo (Cass. 17 gennaio 2012, n. 535).

(20) Cass. 17 gennaio 2012, n. 535; Cass. 31 marzo 2015, n. 6435. Muovendo da questa premessa va disposta la audizione del debitore diretto per la udienza ex art. 569 c.p.c. e, comunque, in tutti i casi in cui le parti del procedimento debbano essere sentite ai sensi dell’art. 485 c.p.c.. Questa conclusione è in piena consonanza con la ratio ispiratrice del particolare procedimento di espropriazione contro il terzo proprietario, dato che sin dalla Relazione al progetto definitivo del codice di rito civile veniva posto in evidenza come solo attraverso la partecipazione del debitore al processo esecutivo può essere attuato il suo indubbio interesse a far valere le sue eventuali ragioni nei confronti del creditore e, comunque, a fare in modo che l’espropriazione si concluda nel modo più vantaggioso perché il creditore possa soddisfarsi interamente, o nella maggior misura possibile, sul bene del terzo, sì che le conseguenze negative sul suo patrimonio rimangano escluse o, comunque, limitate al massimo.

(21) Cass. 7 giugno 2000, n. 7707.

(22) Cfr. in questo capitolo, sub par. 7.4.

(23) Cass. 3 dicembre 1979, n. 6282; Cass. 30 marzo 1981, n. 1815; Cass. 14 aprile 1982, n. 2222.

(24) Cass. 14 aprile 2000, n. 4856.

(25) Cass. 27 luglio 2000, n. 9887.

(26) Cass. 9 dicembre 1974, n. 4130.

(27) La sopravvenuta inefficacia della iscrizione ipotecaria può incidere sulla proseguibilità della esecuzione forzata solo nella ipotesi in cui il pignoramento sia stato eseguito ai danni del terzo proprietario del bene ipotecato atteso che, in tal caso, viene meno il diritto di sequela (Cass. 12 marzo 2014, n. 5628; Cass. 3 aprile 2015, n. 6841).

(28) Cass. 31 marzo 2015, n. 6435.

(29) Cass. 11 maggio 1994, n. 4607. Per l’esame di tale questione cfr. sub parte 8, cap. 2, par. 10.

(30) Cass. 29 settembre 2007, n. 20580; Cass. 12 marzo 2014, n. 5628; Cass. 31 marzo 2015, n. 6435.

(31) Cass. 17 gennaio 2012, n. 535.

(32) Il rilascio non è tuttavia consentito nel caso in cui il terzo sia a sua volta debitore del debitore (art. 2867 co. 3 c.c.).

(33) Cass. 5 gennaio 1967, n. 47.

(34) Cass. 29 maggio 1976, n. 1946.

(35) “Può procedere al rilascio soltanto chi ha capacità di alienare” (art. 2860 c.c.).

(36) Cass. 11 novembre 1977, n. 5890.

(37) Cass. 11 novembre 1977, n. 5890.

(38) Cass. 25 ottobre 1972, n. 3241.

(39) L’art. 2856 co. 1 c.c. recita: “Il creditore che ha ipoteca sopra uno o più immobili, qualora si trovi perdente perché sul loro prezzo si è in tutto o in parte soddisfatto un creditore anteriore, la cui ipoteca si estendeva ad altri beni dello stesso debitore, può surrogarsi nell’ipoteca iscritta a favore del creditore soddisfatto, al fine di esercitare l’azione ipotecaria su questi altri beni con preferenza rispetto ai creditori posteriori alla propria iscrizione. Lo stesso diritto spetta ai creditori perdenti in seguito alla detta surrogazione. Questa disposizione si applica anche ai creditori perdenti per causa di privilegi immobiliari”.

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