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Nuovi limiti al pignoramento della pensione: sale il minimo impignorabile a tutela dei pensionati.

La legge pone dei limiti al pignoramento della pensione così come per lo stipendio. Le due situazioni, però, vengono disciplinate in modo differente. La maggior tutela prevista per i pensionati si giustifica per il fatto che si tratta di soggetti, il più delle volte, economicamente deboli, bisognosi di assistenza e di cure mediche, che perciò devono sostenere spese superiori rispetto a chi ha un lavoro, pur a fronte di un’entrata minore. Ecco perché, come avremo modo di vedere a breve, per i pensionati viene previsto il cosiddetto «minimo vitale impignorabile», che invece non vale per i dipendenti.

Per stabilire in che misura è pignorabile la pensione bisogna leggere l’articolo 545 del Codice di procedura civile che disciplina i cosiddetti crediti impignorabili, per come modificato di recente dal decreto Aiuti bis (DL n. 115/2022, convertito con legge n. 142/2022) [1]. La norma, in particolare, fissa i limiti al pignoramento di crediti alimentari, sussidi ai poveri, ai disoccupati, e ai disabili, stipendi e trattamenti di fine rapporto, pensioni e assegni di quiescenza. Si tratta dunque di una serie di previsioni predisposte proprio in favore dei bisognosi tra cui appunto figurano coloro che, non potendo più lavorare per sopraggiunti limiti di età, hanno bisogno di una maggiore tutela da parte dello Stato.

Per meglio comprendere in che misura è pignorabile la pensione sarà bene raffrontarla anche alla norma che stabilisce il limite di pignoramento allo stipendio. Ma procediamo con ordine.

Si può pignorare la pensione?

Sia la

pensione di anzianità che la pensione di vecchiaia sono pignorabili, seppur entro i limiti che vedremo a breve.

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È altresì pignorabile la pensione ai superstiti, meglio nota come “reversibilità”. Anche per questa, però, valgono i limiti previsti per le normali pensioni.

Non sono invece pignorabili le pensioni di invalidità, così come l’assegno di accompagnamento, per espressa esclusione da parte del menzionato articolo 545 del Codice di procedura civile.

Entro che limiti si può pignorare la pensione?

Una parte della pensione è assolutamente impignorabile; la residua parte invece si può pignorare entro una percentuale prefissata dalla legge. In particolare:

  • non si può mai pignorare l’ammontare della pensione corrispondente al doppio della misura massima mensile dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro. Questo significa che le pensioni sotto mille euro non si possono mai più pignorare;
  • la parte eccedente tale ammontare è pignorabile ma entro massimo un quinto.

A tal fine è bene ricordare che l’ammontare dell’assegno sociale viene aggiornato annualmente dall’Inps, quindi bisogna riferirsi all’importo più recente e moltiplicarlo per due. Ad esempio, per il 2022, l’importo dell’assegno sociale, nella sua misura piena, è di

468,28 euro per 13 mensilità. Quindi, il doppio è pari a 936,56 euro. Ma poiché tale somma è inferiore a mille euro, ad oggi le pensioni inferiori a mille euro non possono mai essere pignorate.

Se, invece, la pensione è superiore a mille euro, la parte eccedente mille euro può essere pignorata nella misura massima di un quinto. Ad esempio, una pensione di 1.600 euro sarà pignorabile per massimo un quinto di 600 euro, ossia 120 euro al mese. Una pensione di 2.000 euro potrà essere pignorata per un ammontare pari a 200 euro al mese (ossia un quinto di mille euro), e così via.

Possiamo quindi dire che, ad oggi, il minimo vitale impignorabile della pensione è pari al doppio dell’assegno sociale che comunque non può mai essere inferiore a mille euro. Ogni pensionato deve poter quindi godere di almeno mille euro al mese per il proprio sostentamento che nessun creditore potrà mai togliergli.

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Regole speciali per il pignoramento della pensione

Attenzione alle regole speciali. Nel caso di pignoramento derivante da

cartelle esattoriali (debiti con il Fisco, con l’Amministrazione, con gli enti locali), il limite di un quinto subisce una deroga:

  • se la pensione non supera 2.500 euro, la parte pignorabile della pensione sarà pari a 1/10 (un decimo), fermo restando la parte impignorabile;
  • se la pensione supera 2.500 euro ma non supera 5.000 euro, il limite pignorabile è di 1/7 (un settimo);
  • se la pensione supera 5.000 euro, il limite pignorabile è di 1/5.

Due pignoramenti sulla stessa pensione sono possibili?

Esiste un’ultima regola da conoscere. Cosa succede se due o più creditori pignorano la stessa pensione? Si può pignorare più di un quinto? Per rispondere bisogna sapere che la legge distingue tre diverse tipologie di crediti:

  • crediti alimentari: derivanti cioè da assegni di mantenimento dovuti ai figli o all’ex moglie;
  • crediti dovuti al Fisco, alla Pubblica Amministrazione o agli enti locali (ad esempio, per tasse, cartelle esattoriali, multe stradali, ecc.);
  • altri crediti privati (ad esempio dovuti alla banca, al condominio, al padrone di casa, alle finanziarie, ad ex fornitori, ecc.).

In tal caso, se due o più creditori della stessa classe pignorano contemporaneamente la medesima pensione, viene innanzitutto soddisfatto per intero chi ha agito per primo mentre i successivi creditori si pongono in “accodo”, ossia vengono soddisfatti appena è stato estinto il precedente debito. Si pensi, ad esempio, al credito vantato dal condominio e a quello di una finanziaria. In tali casi, quindi, viene sempre pignorato non più di un quinto della pensione.

Se invece si tratta di creditori di classi differenti, sono possibili anche più pignoramenti di un quinto purché non venga pignorata più di metà della pensione. Si pensi, ad esempio, a un debito per cartelle esattoriali e a quello per il mantenimento dovuto ai figli.

In che limiti viene pignorato lo stipendio?

Per lo stipendio non vale il limite del «minimo impignorabile».

Se lo stipendio viene pignorato presso il datore di lavoro, il limite al pignoramento è un quinto (o le quote minori previste per le cartelle esattoriali, per come visto sopra con riferimento alle pensioni).

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Se lo stipendio viene pignorato in banca, una volta cioè che è stato accreditato sul conto corrente, valgono i seguenti limiti:

  • le somme già presenti sul conto alla data della notifica del pignoramento (che quindi costituiscono il risparmio dei precedenti accrediti), possono essere pignorate solo se superano il triplo dell’assegno sociale, ad oggi pari a 1.704.84 euro. Ragion per cui, se il conto è inferiore a tale importo, non si può pignorare alcun importo;
  • per le mensilità di stipendio accreditate dopo la notifica del pignoramento, vale sempre il limite di pignoramento del quinto (con le regole speciali per le cartelle esattoriali). Il tutto fino a completa e definitiva estinzione del debito.

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