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  • La spesa in istruzione è cresciuta in modo generalizzato nei paesi europei nel primo anno di pandemia.
  • +0,7% l’aumento della spesa italiana in istruzione tra 2019 e 2020.
  • La spesa italiana (4,3% del Pil nel 2020) è però inferiore alla media Ue (5%).
  • Nel primo anno di emergenza Covid la spesa nazionale nel settore è passata da 70 a 70,5 miliardi di euro.
  • È anche dagli investimenti sull’istruzione che deriva la possibilità per il nostro paese di raggiungere i nuovi target europei in vista del 2030.

La crescita della spesa in istruzione in Ue e in Italia

Nel 2020, primo anno della crisi pandemica, la spesa per istruzione è cresciuta in modo generalizzato in tutto il continente europeo.

Nei 27 paesi dell’Unione è passata da 656 a oltre 670 miliardi tra 2019 e 2020, con un aumento pari a circa il 2%. L’incremento è stato superiore al 5% in Lituania, Malta, Lussemburgo, Cipro e Slovacchia.

+13,4% l’aumento di spesa in istruzione della Lituania tra 2019 e 2020.

Sono 22 su 27 i paesi che nel periodo hanno visto accrescersi la spesa in educazione. Tra questi l’Italia che in termini assoluti è passata da 70 miliardi del 2019 ai 70,5 miliardi di euro del 2020. Ovvero circa lo 0,7% in più rispetto all’anno precedente. 

La variazione è stata inferiore alla media europea (+2,1%), anche se comunque di segno positivo rispetto ad altri 5 paesi (Cechia, Lettonia, Romania, Francia e Ungheria) in cui si è registrata una contrazione nel primo anno di pandemia.

In 22 stati Ue su 27 la spesa per istruzione è cresciuta tra 2019 e 2020
Variazione percentuale della spesa in istruzione tra 2019 e 2020 nei paesi Ue

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DA SAPERE
I dati, raccolti da Eurostat per i diversi paesi europei, fanno riferimento alla classificazione internazionale della spesa pubblica per funzione (Cofog).
Dati provvisori per Germania, Spagna, Francia e Portogallo.

FONTE: elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: giovedì 21 Luglio 2022)

Italia ancora sotto la media Ue

Nel 2020 i paesi Ue hanno quindi destinato complessivamente oltre 670 miliardi di euro al comparto dell’istruzione. Ovvero circa il 5% del prodotto interno lordo europeo dello stesso anno.

Nel 2020 l’Italia ha speso in educazione il 4,3% del Pil
Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2020)

FONTE: elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: giovedì 21 Luglio 2022)

Una quota fortemente variabile tra i diversi stati membri. Hanno superato il 6% del Pil paesi come Svezia (7%), Belgio ed Estonia (6,6%) e Danimarca (6,4%). Mentre si sono attestati al di sotto del 4% solo 2 stati dell’Ue: Romania (3,7%) e Irlanda (3,1%). L’Italia con il 4,3% torna al di sopra di questa soglia.

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+0,4 l’aumento, in punti percentuali, della spesa italiana in istruzione rispetto al Pil tra 2019 e 2020. È passata dal 3,9% al 4,3%, ma resta ancora al di sotto della media Ue (5%)

Un aumento da attribuire in parte al calo del Pil in quell’anno, in parte a una crescita della spesa sul comparto, anche in termini assoluti (da 70 a 70,5 miliardi di euro). Tuttavia la quota su Pil resta ancora lontana dalla media europea (5%). E anche dagli importi destinati al settore educativo da Francia (5,5%) e Germania (4,7%).

Nel corso di questo decennio, il nostro paese dovrà affrontare gli effetti dei cambiamenti prodotti dalle diverse crisi che si sono succedute negli ultimi anni, dall’emergenza pandemica a quella energetica.

Anche di fronte a tali mutamenti l’Unione europea ha fissato un nuovo quadro di obiettivi sempre più sfidanti sull’istruzione. Sette target che vanno dall’ulteriore abbattimento dell’abbandono scolastico all’aumento dei laureati, dall’estensione dei servizi per l’infanzia al miglioramento dei risultati scolastici.

I 7 nuovi traguardi Ue su istruzione e formazione

Si tratta di obiettivi ancora più impegnativi di quelli stabiliti in passato. Basti pensare che la quota massima di abbandoni precoci a livello continentale è stata ulteriormente ridotta dal 10% dell’agenda 2020 al 9% dei nuovi obiettivi 2030. L’Italia – nonostante un miglioramento netto nel decennio scorso – è ancora al 12,7% nel 2021. Il terzo dato più elevato in Ue.

Abbattimento degli abbandoni precoci, qualità degli apprendimenti, accesso all’istruzione prescolare, formazione continua. Sono tutti aspetti cruciali per delineare la società dei prossimi anni. E anche la possibilità di uscire dalle molteplici emergenze che stiamo attraversando, da quella sanitaria a quella energetica.

L’istruzione come strumento per uscire dalle crisi

Di per sé, una maggiore spesa sul comparto educativo non significa necessariamente un innalzamento della qualità complessiva. Tuttavia, può essere considerata un indice indiretto della priorità assegnata dai decisori, ai diversi livelli, al sistema dell’istruzione.

Da questo punto di vista, è interessante osservare il confronto con la crisi economica iniziata nel 2008. Uno degli effetti della recessione fu, in molti paesi, anche la conseguente contrazione dei budget pubblici dedicati all’istruzione (Ocse, 2018).

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The effects of the global economic crisis that began in 2008 are currently reflected in the adjustments of public budgets and, therefore, in the expenditure on educational institutions across all levels of education. Public expenditure on educational institutions started to increase back in 2010 but at a slower pace than GDP, as a result of the time needed to adjust public budgets– Ocse, Education at a Glance 2018

Una tendenza rilevabile anche per l’Italia, come osservato dalle analisi ufficiali sul tema.

Tuttavia, tale dinamica va vista in una prospettiva di lungo periodo e nel confronto con i maggiori stati Ue, in primo luogo Germania e Francia. Negli anni successivi alla crisi del 2008, la spesa italiana in istruzione passò dal 4,3% al 4,1% del Pil. In termini assoluti, parliamo di un calo di circa 3 miliardi di euro: da 70,19 a 66,95 miliardi. La spesa tedesca nello stesso periodo invertì la tendenza, passando dal 3,9% al 4,3% del Pil, cioè da circa 100 a 116 miliardi di euro.

Com’è cambiata la spesa in istruzione durante le crisi degli ultimi anni
Percentuale di spesa in istruzione rispetto al Pil (2005-20)

FONTE: elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: giovedì 21 Luglio 2022)

Nell’arco del decennio, la spesa del nostro paese è progressivamente tornata ai livelli pre-crisi, fino ai circa 70 miliardi di euro del 2019 (3,9% del Pil). Ma, nello stesso anno, quella della Germania ammontava a 150,7 miliardi (4,3% del Pil), quella francese a quasi 128 miliardi (5,2%).

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Per questo motivo, anche l’incremento registrato nel 2020 non ha cambiato l’ordine tra i maggiori paesi europei. L’Italia, pur avendo superato la soglia del 4% del Pil ed essendosi riassestata sui 70 miliardi di spesa annua (l’ammontare registrato fino al 2010), resta ancora indietro rispetto alla media Ue.

Nei prossimi anni, sarà cruciale continuare a monitorare questo aspetto per valutare la capacità dell’Italia – come sistema paese – di migliorare i propri standard sull’istruzione. Come sottolineato nel nuovo quadro di obiettivi Ue sull’educazione, come usciremo dalle crisi che stiamo attraversando dipenderà anche dalla qualità dell’investimento sull’educazione.

Investimenti efficaci ed efficienti nell’istruzione e nella formazione sono un prerequisito per migliorare la qualità e l’inclusività dei sistemi di istruzione e formazione (…) può contribuire alla ripresa dalla crisi attuale e favorire le transizioni verde e digitale del settore dell’istruzione e della formazione”. – Risoluzione del Consiglio europeo, 26 febbraio 2021

L’articolo è disponibile anche su conibambini.openpolis.it.

L’Osservatorio #Conibambini, realizzato da Con i Bambini e Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, fornisce dati e contenuti sul fenomeno in Italia nella modalità di data journalism, in formato aperto e sistematizzati, per stimolare un’informazione basata sui dati. L’obiettivo è promuovere un dibattito informato sulla condizione dei minori in Italia, a partire dalle opportunità educative, culturali e sociali offerte, ed aiutare il decisore attraverso l’elaborazione di analisi e approfondimenti originali.



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