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Dal presidio di Valle Ufita arriva massiccia in città la protesta degli agricoltori per il terzo giorno di mobilitazione in Irpinia. Dopo la presenza domenica pomeriggio in piazza Kennedy degli operatori dell’hinterland avellinese, sotto gli uffici regionali presso Collina Liguorini si ritrovano una cinquantina di trattori e un centinaio di persone che ha raggiunto il capoluogo da Alta Irpinia e Baronia. Imprenditori agricoli, allevatori, e operai uniti per rilanciare i temi contro Governo nazionale e Unione Europea, dal Green deal, alla produzione di cibi sintetici fino allo stop per la produzione di gasolio agricolo prevista per il 2026.

Una protesta senza bandiere di partito o di categoria, solo bandiere italiane in difesa del “cibo nostrano”, una campeggia anche su di una bara a testimonianza della morte dell’agricoltura, così come recita il manifesto mortuario appeso sul muso di un trattore.

La marcia dei trattori dalla SS Appia ad Avellino

Non ci sono amministratori a sostegno della mobilitazione, che ha creato in mattinata disagi sulla SS 90 delle Puglie e poi sulla SS 7 bis Appia. Nel presidio di Flumeri, a portare la loro solidarietà il primo cittadino Angelo Lanza, Spera di Grottaminarda, Spinazzola di Melito Irpino, Forgione di Gesualdo.

Nel capoluogo, porta la sua solidarietà solo il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Vincenzo Ciampi: «È doveroso essere presenti in piazza per condividere le problematiche che il mondo dell’agricoltura sta vivendo – dice l’ex sindaco – non solo in Irpinia ma in tutta Europa. La nostra è una provincia in cui l’agricoltura riveste un ruolo fondamentale, per i prodotti di qualità che produciamo. Il governo Meloni deve fare attenzione a questo tipo di protesta, una protesta pacifica e legittima. Portare in piazza gli agricoltori, sottolinea, non è cosa da poco, gente dedita al duro lavoro dei campi, tutto hanno voglia di fare fuorché scioperare. Questo vuol dire che il livello di disperazione raggiunto è fuori misura. Vedo tanti giovani imprenditori agricoli, non possono essere abbandonati a se stessi. Per quello che potrò fare in seno al Consiglio regionale, dice l’esponente 5stelle, sono a disposizione di questa categoria per la loro tutela e quella dei terreni agricoli».

A spiegare le ragioni dei manifestanti uno degli organizzatori della protesta in Valle Ufita, Renzo Abbondandolo: «Portiamo nel capoluogo il grido di allarme di tutti gli agricoltori, il comparto locale e nazionale in questo momento è in forte crisi. Nessuno ci tutela, l’unica preoccupazione delle istituzioni è quella di tassarci, quella sotto gli uffici regionali è solo la prima tappa, il nostro obiettivo è arrivare a Roma. Non ne possiamo più – rincara – il made in Italy viene superato dai prodotti extra europei. Non possiamo permettere che carne fibrosa, miscele di olii, miele fibroso o farine di insetti possa prevalere sugli scaffali dei nostri supermercati».

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“Se oggi mangi è solo grazie a un contadino”, “Chi non ha il coraggio di ribellarsi non ha il diritto di lamentarsi”, “Incolti sarete voi, non la nostra terra” sono solo alcuni dei cartelli della protesta. Ad affermare la tenacia della mobilitazione, svetta in alto “Un contadino lo vedrai stanco, ma non lo vedrai mai arrendersi”.

Negativo il giudizio sul governo, a parole così attento a promuovere e difendere il cosiddetto “made in Italy”: «Queste erano le prerogative sbandierate alle elezioni – dice Abbondandolo – e noi agricoltori lo abbiamo sostenuto, ammette, ma oggi la stazione è cambiata. Abbiamo scoperto che nel 2024 ci sarà la tassazione Irpef sul reddito domenicale, pari all’80%. Con la nuova Pac (Politica agricola comunitaria) stanno tagliando i fondi, così non riusciamo a gestire le nostre aziende, l’aiuto deve essere concreto e immediato. Non solo con i Psr (Programmi sviluppo rurale) per l’acquisto di mezzi e attrezzature, ci servono contributi per l’acquisto di materie prime. Abbiamo chiesto un tavolo di confronto con i nostri dirigenti, siamo scesi in piazza perché abbiamo visto che non si è mosso nessuno. Il nostro grido deve arrivare anche a chi sta comodo sulle poltrone – affonda l’imprenditore di Flumeri contro la politica -, qui purtroppo non c’è nessuna bandiera di categoria (il riferimento è a Coldiretti, Cia, Confagricoltura ndr), siamo stati abbandonati. Abbiamo aspettato una, due, tre settimane ma nessuno ci ha fatto una telefonata. Gli fanno comodo solo le nostre tessere».





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