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Come un fulmine a ciel sereno, l’ultimo Consiglio dei Ministri ha approvato il prelievo una tantum sugli extraprofitti realizzati dalle banche a causa dell’aumento “anomalo” del costo del denaro. Una misura, nelle intenzioni del governo, che dovrebbe ripristinare una sorta di equità sociale, in quanto il ricavato sarebbe destinato al taglio delle tasse e al sostegno delle famiglie in difficoltà con i mutui. La misura è però controversa, per come è stata annunciata e per i suoi possibili impatti. Cerchiamo di capire insieme ad alcuni esperti come la tassa sugli extraprofitti bancari influenzerà mutui e prestiti ai consumatori.

Non c’è ancora chiarezza su come effettivamente si configurerà la tassa straordinaria sugli extraprofitti delle banche, ma per ora si sa che il prelievo nasce come una sorta di contributo di solidarietà (forzosa) da parte delle banche, che stanno realizzando utili extra a causa dell’aumento dei tassi di interesse Bce, verso coloro che a causa di questi stessi aumenti stanno sperimentando difficoltà quotidiane, quali quella di rimborsare le rate del mutuo.

Si tratterà di una imposta una tantum, quindi straordinaria, simile a quella pensata dal governo Draghi nei confronti delle utility energetiche per sostenere le famiglie contro il caro – energia (e in effetti il modello replicato potrebbe far pensare a una ispirazione draghiana della norma in arrivo). Ecco in alcuni punti come potrebbe funzionare la tassa sugli extra profitti:

La tassa straordinaria sarebbe un prelievo sui cosiddetti extraprofitti delle banche, ovvero sulla differenza tra interessi attivi (incassati come guadagno sui prestiti e mutui concessi) e passivi (versati alla clientela per i conti correnti o conti deposito). Considerato che gli interessi passivi da anni, e nonostante inflazione e aumento tassi Bce, sono rimasti vicini allo zero, mentre gli interessi attivi sono cresciuti a un ritmo decisamente più sostenuto, e “gonfiato” dai continui interventi di politica monetaria della Bce, si comprende come tale margine di interesse sia diventato oggetto di attenzione per un contributo di solidarietà.

La tassa sugli extraprofitti sarà a carico di banche e intermediari finanziari, ma non di fondi comuni di investimento e di società di intermediazione mobiliare.

Quando si paga

Il disegno di legge entrerà in vigore a 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dopo il passaggio alle Camere. L’imposta sarà versata entro il sesto mese successivo a quello di chiusura di esercizio 2023 (quindi entro giugno 2024), salvo casi particolari.

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Non si conosce ancora precisamente l’entità del prelievo sugli extraprofitti bancari, ma l’annuncio del Governo parla di una aliquota pari al 40 per cento sul maggior valore del margine di interesse 2022 eccedente di almeno il 5 per cento il parametro dell’esercizio 2021 e sul maggior valore del margine di interesse 2023 che eccede di almeno il 10 per cento il parametro dell’esercizio 2022. Insomma gli extraprofitti tassati saranno quelli di due anni. Il tetto massimo, come spiegato nella serata di martedì 8 agosto da una nota del Mef, non andrà oltre il 25 per cento del valore del patrimonio netto della banca alla chiusura di esercizio 2022 ma per garantire la stabilità degli istituti bancari, e in linea con quanto già attuato da altri Paesi europei, non supererà lo 0,1 per cento del totale dell’attivo.

Destinazione delle risorse prelevate

Le risorse create con il prelievo sugli extraprofitti bancari dovrebbero essere destinati a rifinanziare il fondo dei mutui prima casa per gli under 36 e per misure di taglio dell’Irpef, che probabilmente compariranno in manovra il prossimo anno. Le prime stime quantificano il prelievo in 2 o 3 miliardi di euro.

L’idea di una imposta straordinaria sugli extraprofitti bancari non è una esclusiva italiana: come ricorda l’agenzia di rating Moody’s,

“L’Italia sta seguendo altri paesi europei che hanno imposto tasse simili sui loro sistemi bancari, come Spagna, Ungheria e Repubblica Ceca.

La Spagna, ad esempio, ha introdotto una tassa bancaria nel novembre 2022 applicabile nel 2023 e nel 2024 che mira a generare circa 1,5 miliardi di euro all’anno. A differenza del regime italiano, che si applica a tutte le banche del Paese, il prelievo spagnolo si applica solo alle banche che hanno generato più di 800 milioni di euro di imponibile nel 2019 o che sono vigilate dalla Banca Centrale Europea”.

Trattandosi di un prelievo su un margine di utile che, in condizioni diverse, non dovrebbe nemmeno esistere (non si vanno infatti a toccare i guadagni e le commissioni sui servizi fondamentali offerti dalle banche ma solo quella parte di margine extra sugli interessi incassati dai prestiti bancari, lievitata “in modo anomalo” con l’aumento dei tassi Bce), l’approvazione della tassa sugli extraprofitti – sostenuta da gran parte del mondo politico e votato all’unanimità – non avrebbe dovuto suscitare reazioni eccessive.

Invece le reazioni ci sono state, a partire dal tonfo in Borsa dei titoli bancari, verificatosi il giorno dell’annuncio iniziale del provvedimento, ma subito corretto dopo la rettifica del Governo relativa al tetto massimo del prelievo. Va detto che dall’inizio dell’anno l’indice sui titoli bancari in Borsa ha guadagnato oltre il 20 per cento, passando da 9756.44 punti della prima seduta dell’anno ai 12324.45 del 9 agosto 2023, quindi il calo a 11887 punti dell’8 agosto è stato in realtà poco più che una puntura di spillo nello scenario globale.

Guardando però con la lente di ingrandimento, non tutte le situazioni sono uguali, ed è da questo che nascono le critiche, le perplessità e l’attendismo all’effettivo impatto che la tassa sugli extraprofitti avrà in base a quella che sarà la sua reale entità. Gli istituti di credito con minore diversificazione e maggiore sbilanciamento sull’attività di concessione prestiti, ad esempio – tendenzialmente i più piccoli – potrebbero vedere seriamente compromessi i propri guadagni e la propria stessa esistenza.

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Complessivamente, comunque, secondo Moody’s con la tassa straordinaria sugli extraprofitti decisa dal governo il sistema bancario italiano pagherà una cifra complessiva corrispondente al 15% del suo utile netto totale per il 2022, con un impatto negativo “significativo” sul risultato netto di un gruppo di banche rappresentative del 60% del margine d’interesse complessivo del sistema italiano a fine 2022. Le banche riusciranno comunque a chiudere l’esercizio in corso con un risultato superiore a quello dello scorso anno.

L’effetto su ciascuna banca, nota l’agenzia, dipenderà da fattori come la diversificazione dei loro ricavi.

“L’impatto più dannoso non saranno gli effetti sugli utili delle banche italiane, ma il premio al rischio più elevato che gli investitori chiederanno per compensare i pericoli di un futuro intervento del governo”, segnala invece Johann Scholtz, analista azionario di Morningstar.  Secondo Morningstar, l’impatto sulle stime di consensus (FacSet) sui profitti 2023 sarà del 10% per Intesa Sanpaolo e del 6% per Unicredit. Per BNP Paribas e Credit Agricole – le altre banche europee coperte dagli analisti di Morningstar, con l’esposizione più significativa all’Italia – l’ impatto dovrebbe essere inferiore al 2%.

Quanto al merito di credito delle banche, DBRS Morningstar ritiene che un’imposta una tantum non abbia un impatto significativo.

Cosa succederà invece ai mutui con l’avvento della tassa sugli extra profitti bancari?

“La Tassa sugli extra profitti delle banche suscita riflessioni sotto diversi ambiti: sociali, economico-finanziari e politici, – risponde Fabio Femiani, responsabile idealista/mutui per l’Italia. – Partendo da questi ultimi, la mossa del governo è già stata stroncata dai mercati. Annunciata la misura, la Borsa di Milano è stata maglia nera in Europa, bruciando 27 mld di capitalizzazione, di cui un terzo solo nel comparto bancario. Pesa sul giudizio anche il fatto che il Governo non abbia ancora chiarito quali saranno i meccanismi di tassazione e come verrà reinvestito tale gettito fiscale. La manovra è stata spiegata non dal ministro dell’Economia – come giustamente ci si sarebbe aspettati – ma dal ministro delle Infrastrutture: questa scelta ha fatto ulteriormente preoccupare (per non dire innervosire e fuggire) gli investitori.

Inoltre, potrebbe venir meno una importante fonte di finanziamento pubblico proprio perché, con questa nuova tassa, anche l’investimento in titoli di Stato da parte dei player bancari risulterà sarà meno conveniente e pertanto meno attraente”.

Quali saranno gli effetti di questa misura? “Il governo ribatte che questa misura è, da un punto di vista sociale, una risposta atta a ridurre le disuguaglianze e garantire una distribuzione più equa della ricchezza, dichiarando che è giusto che le banche aiutino lo Stato, visto che in passato hanno beneficiato di finanziamenti salvifici per la loro stabilità. Ma personalmente, vedrei questo desiderio soddisfatto solo nel caso in cui tali proventi venissero indirizzati verso investimenti in settori critici come l’istruzione, la sanità e l’assistenza sociale. Purtroppo, non si hanno ancora indicazioni in tal senso e non ci rimane che attendere la pubblicazione del decreto”.

Cosa faranno le banche per rispondere al prelievo forzoso? “Dal punto di vista finanziario, il risultato di una extratassa sui profitti bancari presta il fianco a diverse conseguenze che potrebbero guastare gli intenti benefici – ne caso ce ne fossero – della manovra. Si tratta di una tassa che colpisce in maniera diversa operatori del medesimo settore, e già questa è una prima grossa stortura. Occorre considerare infatti che i conti economici delle banche non sono tutti uguali. Questa tassa colpirà in maniera più gravosa quelle che hanno una componente più rilevante da margine di interesse piuttosto che da margine di servizi. Pertanto ne soffriranno maggiormente quegli istituti che tipicamente “prestano denaro”.

Sarà fondamentale valutare ora le contro-mosse di questi istituti: in primo luogo il pericolo è quello di un ulteriore aumento generalizzato dei costi bancari a discapito dei consumatori”.

Potrebbero esserci conseguenze sui mutui? “Potrebbe verificarsi un cambio di rotta nell’offerta dei prodotti, orientando il focus verso quei prodotti con più ampio margine commissionale, quali fondi di investimento o polizze, dal momento che tali profitti sono esclusi dalla nuova tassa.

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Questo porterebbe, in ultima analisi, ad un ancora più difficoltoso accesso al credito da parte delle famiglie,

già messe a dura prova dai rincari dei tassi sui finanziamenti (+ 60% in un anno per i titolari di mutui a tasso variabile) che sono susseguiti negli ultimi 13 mesi alle manovre della BCE di aumento del tasso ufficiale di sconto come misura per contrastare l’inflazione”.



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