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Come vengono tassate le imprese agricole; quali sono i regimi di vantaggio applicabili ai fini delle imposte dirette e dell’Iva.

Proprio in un’epoca industrializzata e altamente tecnologica come la nostra si riscopre quanto l’agricoltura sia essenziale ai bisogni umani: alimentazione, allevamento, pesca e uso del terreno per la produzione di prodotti di consumo o anche per la valorizzazione del territorio (un esempio per tutti: gli agriturismi) vengono riconosciuti e tutelati dalle leggi italiane ed europee, e le sempre più numerose imprese ed aziende agricole esistenti nel nostro Paese sono disciplinate da un regime tributario di vantaggio, diverso da quello ordinario e che prevede numerose agevolazioni.

In questo articolo ti spiegheremo la disciplina fiscale delle attività agricole, sia ai fini della determinazione del reddito valevole per le imposte dirette, sia per quanto riguarda l’Iva, senza trascurare le imposte minori. Ci sono molte particolarità che bisogna conoscere per sfruttare al meglio le agevolazioni tributarie previste per questo tipo di imprese.

Chi è l’imprenditore agricolo?

A norma dell’art. 2135 del Codice civile, è imprenditore agricolo chi esercita un’attività di coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali ed attività a queste connesse. Si tratta, quindi, di una definizione molto più ampia di quella della semplice coltivazione dei terreni, ed arriva a comprendere, da un lato, anche le coltivazioni in «acque dolci, salmastre o marine» e, dall’altro lato, le attività di trasformazione dei prodotti.

Infatti sono considerate agricole anche «le prestazioni di servizi fornite mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda che di solito sono impiegate nell’attività agricola esercitata, comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità». I pescatori professionali – detti anche imprenditori ittici – sono equiparati per legge [1] agli imprenditori agricoli.

Imprenditore agricolo professionale (Iap): requisiti

Un cenno a parte merita l’imprenditore agricolo professionale (Iap): la legge [2] considera tale chi dedica ad attività agricole, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e ricava da queste attività almeno il 50% del proprio reddito globale da lavoro. Nelle zone montane e svantaggiate le percentuali di tempo e di ricavi sono ridotti al 25%.

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Da questi requisiti si evince che l’imprenditore agricolo professionale può essere anche una persona giuridica

, come una società di persone (ad esempio, la Snc) in cui almeno uno dei soci deve avere la qualifica di Iap, o una società cooperativa, dove almeno un quinto dei soci deve essere Iap, o una società di capitali, come la Srl o la Spa, dove almeno un amministratore deve rivestire la qualifica Iap.

In ogni caso, le società agricole, per beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per gli imprenditori agricoli professionali, deve contenere, nello statuto, un oggetto sociale riferito esclusivamente all’esercizio delle attività agricole che abbiamo esposto nel paragrafo precedente, e deve indicare, nella ragione o denominazione sociale, l’indicazione di società agricola.

Come si determina il reddito delle attività agricole

Il reddito delle attività agricole viene considerato reddito agrario ed è disciplinato dall’art. 32 del Testo Unico delle imposte sui redditi in maniera speciale: si determina su base catastale, anziché con le regole tipiche dei redditi d’impresa (il metodo analitico “costi e ricavi”, che considera i guadagni ottenuti meno le spese necessarie per produrli). Le imprese agricole e gli Iap possono entrare in questo regime semplicemente comunicando l’opzione all’Agenzia delle Entrate nella prima dichiarazione Iva successiva alla scelta.

Ricordiamo che, mentre il reddito dominicale si ricava dalle tariffe d’estimo catastali, in base alle caratteristiche dei terreni [3], il reddito agrario è costituito dalla parte del reddito medio ordinario dei terreni imputabile al capitale d’esercizio e al lavoro di organizzazione impiegati, nei limiti della potenzialità del terreno, nell’esercizio di attività agricole su di esso. Quindi il reddito dominicale compete solo al proprietario del fondo, mentre il reddito agrario viene imputato a chi effettivamente svolge l’attività agricola su quel terreno e che, dunque, come si dice in gergo, conduce il fondo.

Anche i redditi delle attività connesse a quelle agricole (ad esempio, la macellazione di carni, la produzione di latte, olio di oliva, di succhi di frutta o vino) rientrano nei redditi agrari in riferimento ai beni, e relativi codici Ateco, individuati in appositi decreti del Ministro dell’Economia e Finanze e periodicamente aggiornati. Viceversa – come ha chiarito l’Agenzia delle Entrate – la semplice

commercializzazione di prodotti agricoli altrui non rientra nel reddito agrario, in quanto «è del tutto priva di ogni legame di strumentalità e complementarità con l’attività di coltivazione del fondo o di allevamento» [4].

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Regime Iva per attività agricole

L’art. 34 del D.P.R. n. 633/1972 prevede un apposito regime Iva per le attività agricole, diverso da quello ordinario (per il quale, comunque, i produttori agricoli possono optare) e che comprende particolari vantaggi, come l’esonero dall’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto per i piccoli produttori e disposizioni speciali per le cessioni di prodotti agricoli effettuate da cooperative e consorzi.

Nel dettaglio, il regime di esonero – che prevede l’esclusione dagli adempimenti contabili ai fini Iva, salvo la conservazione e numerazione delle fatture d’acquisto ricevute – riguarda gli imprenditori agricoli con volume d’affari annuo non superiore a 7.000 euro, mentre quello speciale è applicabile alle attività agricole con volume d’affari superiore ma che effettuano cessioni di prodotti ricompresi in un’apposita tabella

[2].

Con questo regime speciale – che, come abbiamo visto, è quello “naturale” per le attività agricole – la detrazione dell’Iva non si effettua sulla base degli acquisti effettuati, ma applicando determinate percentuali di compensazione previste per ogni tipologia di prodotti (ad esempio, per gli agrumi il 4%, per il miele l’8,8%).

Agevolazioni fiscali per Iap e coltivatori diretti

Le imprese agricole, gli imprenditori agricoli professionali ed i coltivatori diretti godono anche di alcune agevolazioni fiscali, previste dalle normative nazionali o locali, per altre imposte e tasse. Le principali sono le seguenti:

  • esenzione totale dall’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive);
  • in caso di acquisto di terreni, l’imposta di registro e l’imposta ipotecaria sono stabilite nella misura fissa dell’1%, e l’imposta catastale è pari all’1% del valore;
  • l’Imu per i terreni agricoli è ridotta e quella sulle aree edificabili è equiparata, nella determinazione della base imponibile Imu, ai terreni agricoli, se utilizzati come tali;
  • esonero dal pagamento al Comune del contributo di costruzione di fabbricati su terreni agricoli.

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