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Dopo anni di annunci, smentite, ritardi e problemi burocratici vari, finalmente Enel ha iniziato l’installazione della rete di colonnine di ricarica del progetto EVA+, che riguarda l’Italia (a cui andranno 180 stazioni) e l’Austria (20 stazioni).

Il progetto riveste un’importanza fondamentale per la mobilità elettrica italiana perché si tratta di colonnine che finalmente abbracciano tutti gli standard di ricarica veloci dei principali produttori mondiali, e non solo la corrente alternata come avveniva nelle vecchie Enel Polestation. Anche per questo gode della collaborazione di Renault, Nissan, BMW e Volkswagen

Non è un caso che i primi 30 punti di ricarica siano stati letteralmente presi d’assalto nei primi giorni da automobilisti che non vedevano l’ora di potersi spostare in libertà come avviene da diversi anni negli altri Paesi. Anche noi quindi – sfruttando la vicinanza dell’installazione di Lainate (MI) – abbiamo voluto provare quella che a tutti gli effetti è una novità che darà una “scossa” alla mobilità elettrica.

 

Le colonnine Fast Recharge Plus

Come detto le colonnine utilizzate per questa rete prevedono i tre standard più diffusi per la ricarica veloce dei mezzi elettrici, caratteristica che era anche vincolante per ottenere i finanziamenti europei dedicati nell’ambito del progetto Connecting Europe Facility.

Troviamo quindi finalmente le spine dedicate alla ricarica in corrente continua (abbreviata DC), tecnologia utilizzata dalla gran parte dei veicoli elettrici. In particolare le auto di derivazione giapponese e in qualche caso asiatica utilizzano il protocollo Chademo, la cui spina è facilmente riconoscibile per la dimensione generosa e la forma rotonda. In queste colonne Enel si spinge fino a 50 kW di potenza, ricaricando mediamente una vettura fino all’80% tra i 20 e i 30 minuti. Una sosta accettabile dopo 2-3 ore di

viaggio. Sul fronte europeo invece il connettore DC standard è il Combo CCS, anche questo facilmente riconoscibile per la spina divisa in due settori, il primo in alto con la parte che accetta anche la carica in AC e in basso i due pin dedicati alla corrente continua. In questo modo le auto in un’unica presa possono accettare entrambe le modalità di ricarica. Anche con il Combo la potenza arriva a 50 kW, con tempi simili alla controparte giapponese.

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Infine troviamo sul lato opposto della colonnina la parte dedicata alla corrente alternata o AC. Anche qui gli automobilisti elettrici troveranno due varianti, la prima con il cavo solidale alla colonnina, per via della potenza massima di 43 kW che lo rende obbligatorio, e una seconda presa coperta da uno sportellino che nasconde la connessione Tipo 2 per caricare con il cavo in dotazione all’auto fino a 22 kW.

 

 

Come si attiva la ricarica? Tessera o app

Una volta giunti nei pressi di una delle installazioni (inizialmente è stato privilegiato l’asse Milano-Roma) l’utente troverà generalmente due posti dedicati alla sosta per ricarica. Per attivare una presa di ricarica si ha una doppia possibilità. La più “vecchia” è rappresentata da una semplice card RFID da richiedere negli uffici Enel, alla quale è collegato il proprio conto per il pagamento delle ricariche. È sufficiente avvicinare la tessera al lettore e dopo pochi secondi il sistema chiede di scegliere la presa necessaria. A carica terminata o in caso di necessità di scollegare prima del termine, avvicinando nuovamente la card l’operazione viene interrotta. Con questa modalità la tariffazione è di 0.40 euro ogni kWh prelevato.

La novità è l’applicazione Enel e-Go, che contiene una mappa di tutti i punti di ricarica, e tramite il GPS può rilevare se l’utente si trova nei pressi del punto di ricarica prescelto. Quindi basterà premere sul pulsante per avviare la ricarica direttamente da smartphone avendo preventivamente selezionato la giusta spina. L’applicazione è più vantaggiosa per le auto che caricano alla più alta potenza possibile poiché segue una tariffa a tempo: 0.217 euro al minuto, che dal 15 gennaio 2018 diventeranno 0.366 euro. Più in fretta si carica meno si paga. 

 

Com’è andata?

Durante la nostra prova abbiamo utilizzato il metodo di attivazione con card, a causa di qualche problema di gioventù dell’applicazione e di qualche errore di geo-tagging delle colonnine. Abbiamo caricato una Renault Zoe con capacità di ricarica fino a 43 kW in AC, utilizzando quindi il cavo incorporato nella colonna.

L’app e-Go necessita ancora di qualche affinamento


Tutte le procedure si sono svolte senza intoppi, sia il riconoscimento dell’utente tramite il lettore RFID, sia la scelta della spina sul display touchscreen. Tutto realmente nella manciata di qualche secondo. Anche l’erogazione dell’energia ha rispettato le specifiche: tramite un lettore OBD abbiamo potuto verificare circa 41 kW immessi a fronte di una potenza massima dichiarata di 43 kW. La location che abbiamo scelto per la prova si trova poi presso la pista ACI-SARA di Lainate, che a sua volta è a fianco dell’enorme centro commerciale di Arese (MI). In caso di ricariche prolungate gli automobilisti non avranno certo difficoltà a trovare qualcosa da fare. 

Al momento, viste le difficoltà e il parere negativo delle società che gestiscono le autostrade italiane, le prime stazioni sono tutte installate nei pressi di arterie autostradali ma tutte su strade urbane. Da un lato si tratta di un aspetto negativo, costringendo ad abbandonare l’autostrada per ricaricare. Dall’altro però si rivela anche utile, potendo intercettare con un’unica colonnina entrambe le direzioni di traffico, oltre al traffico locale non autostradale: 3 piccioni con una fava. Ora Enel dovrà impegnarsi per completare le altre 150 installazioni e permettere così viaggi elettrici praticamente in ogni angolo d’Italia.

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