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Il tasso di interesse applicato ai mutui può essere fisso o variabile. Nel primo caso l’aliquota è determinata al momento della stipula del mutuo e rimane invariata nel corso del tempo. Di conseguenza un mutuatario è in grado di conoscere con certezza l’importo della rata mensile per l’intera durata del finanziamento.

In alternativa, nel caso di un tasso variabile, l’aliquota di interesse e, di conseguenza, il costo delle rate, varia nel corso del tempo in base all’andamento di determinati parametri di valutazione. Approfondiamo in questo articolo:


  • Mutuo a tasso variabile o fisso, quale conviene accendere

  • I consigli di banche ed esperti sui mutui nel 2024

Mutuo a tasso variabile o fisso, quale conviene accendere

I risparmiatori sono chiamati ad adattarsi all’andamento dei tassi di interesse senza mari perdere di vista un principio dei mercati finanziari: la ciclicità degli eventi. Come accaduto nel 2008, è possibile che i tassi Euribor vengano nuovamente ridotti per sostenere un’economia in difficoltà. Con questo scenario, i mutui a tasso variabile potrebbero tornare a essere più vantaggiosi. Il consiglio segue la logica degli investimenti a lungo termine, suggerendo di evitare deviazioni dalle decisioni pianificate inizialmente, lasciando da parte le reazioni emotive a breve termine.

Un passaggio a un mutuo a tasso fisso o, più in generale, una surroga potrebbero rivelarsi più costosi nel lungo periodo. Fari puntati sull’Irs, parametro di riferimento per i mutui a tasso fisso, che ha triplicato il suo valore rispetto all’inizio del 2022. Si tratta di un parametro che influenza anche le richieste di nuovi mutui, poiché con rate più elevate potrebbe diventare più difficile ottenere un mutuo a tasso fisso, considerando che la rata non dovrebbe superare il 33% delle entrate mensili.

Le simulazioni fornite dalle diverse istituzioni bancarie indicano che, per un mutuo da 100.000 euro a tasso fisso con una durata di 20 anni, il costo delle rate varia tra 586 euro e 608 euro a seconda delle condizioni della banca. Per lo stesso mutuo con una durata di 25 anni, la rata può oscillare tra 507 e 525 euro. In ogni caso, ogni scelta comporta rischi, che non devono essere trascurati nell’analisi.

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Chi opta per un mutuo a tasso variabile deve essere consapevole dei rischi associati, soprattutto se i tassi convergono verso i livelli americani, rispetto alla stabilità garantita da un tasso fisso. Un’alternativa intermedia potrebbe consistere nell’iniziare con un tasso fisso, proteggendosi da scenari di inflazione più intensi, e successivamente, a seconda del contesto, effettuare una surroga a tasso variabile, confidando che le banche non aumentino gli spread sull’opzione, rendendola meno conveniente.

Un’altra opzione potrebbe essere l’allungamento della durata del mutuo per ridurre la rata mensile o la scelta di un mutuo variabile con tutti i relativi rischi. Un mutuo a tasso misto, come un mutuo variabile con una rata protetta, potrebbe essere considerato, dove la rata rimane costante nel tempo, ma la durata del finanziamento può variare in base alle dinamiche dei tassi. Nei mutui con cap, lo spread variabile del tasso non può superare il valore massimo indicato nel contratto.

I consigli di banche ed esperti sui mutui nel 2024

In condizioni di normalità, come spiegato dagli esperti, l’opzione a tasso variabile risulta generalmente più conveniente al momento della stipula di un mutuo. Soprattutto quando i tassi d’interesse si stabilizzano o iniziano a diminuire. Affidarsi a previsioni semplici per la scelta di nuovi mutui è un approccio rischioso. La decisione sul tipo di mutuo richiede una valutazione ponderata, specialmente se si presume che i tassi siano prossimi ai massimi e si prevede una discesa nei mesi successivi.

Un esempio pratico basato sulla situazione attuale può illustrare la differenza tra tassi variabili e fissi. Consideriamo un finanziamento di 140.000 euro per un’abitazione del valore di 200.000 euro. Per un mutuo a tasso fisso a 20 anni, la media dei cinque tassi più convenienti presenta un tasso nominale del 3,81% e un tasso effettivo del 4,04%, con una rata di 834,42 euro.

Al contrario, nei mutui a tasso variabile, il tasso nominale è del 4,61%, l’effettivo è del 4,84%, e la rata è superiore di quasi 55 euro. Per un mutuo a tasso fisso a 30 anni, il tasso nominale è del 3,75%, l’effettivo è del 3,99%, e la rata media è di 650,76 euro. Nel caso del tasso variabile, il tasso nominale è del 4,71%, l’effettivo è del 4,91%, e la rata è più alta di 71 euro.

Oggi i tassi fissi rimangono più vantaggiosi. Le previsioni, al momento, possono essere solo speculative. Entro la fine del 2024, assumendo un’ottimistica fase iniziale di stabilità seguita da una progressiva diminuzione, è possibile che i mutui a tasso fisso possano riprendere a competere con l’opzione a tasso variabile in termini di convenienza.



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